Tanta tecnologia per convivere con il Covid

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Abbastanza a sorpresa, il complesso della cura della salute a livello globale, per quanto non devastato come altri segmenti economici, ha mostrato una certa sensibilità ciclica alla recessione indotta dal Covid e alla disruption indotta dalle chiusure generalizzate varate per via della pandemia.

Nelle ultime settimane le dinamiche di mercato si sono configurate come un incontro/scontro fra le aspettative di robusta ripresa economica, indotta dalle vaccinazioni di massa, e i timori di vedere una fiammata inflativa.

Minori attenzioni ha generato quello che (purtroppo) potrebbe essere un terzo scenario, ossia un costante ma lento ridimensionamento della presenza e dell’impatto della malattia, senza però un rapido ritorno alla normalità. Per gli investitori vale dunque la pena chiedersi cosa potrebbe accadere al comparto sanitario di fronte a un’eventualità del genere.

In generale, il sistema sembra essersi adattato e non dovrebbe quindi più rischiare di andare incontro a una situazione di paralisi come l’anno scorso, il che dovrebbe rendere un eventuale processo di coesistenza con il virus in qualche maniera gestibile. 

Per stabilizzare una migliore gestione di un complesso sanitario che nell’ultimo anno ha dovuto affrontare uno scenario da guerra ovviamente servirà tutta una filiera di prodotti e servizi anti-corona capace di alimentare notevoli opportunità economiche, come ricorda Jenna Denyes, di Gam Investments: «Il settore sanitario è quello che fornisce la soluzione alla crisi globale. Vaccini, esami, trattamenti: questi sono gli strumenti che useremo per ricostruire passo passo una vita con un certo grado di normalità. Il virus Sars-Cov-2 sarà endemico, come l’influenza, e ci aspettiamo che le varie soluzioni diventino un tassello standard».

Un uso sempre più massiccio di tecnologie digitali

Oltre ai prodotti e servizi direttamente coinvolti nella gestione della pandemia, un profondo lavoro verso una sempre maggiore sostenibilità del sistema deve comunque essere portato avanti, impegno che richiederà un uso sempre più massiccio di tecnologie digitali.

In pratica il macro-settore dell’healthcare non sta seguendo dinamiche così incredibilmente differenti rispetto al resto dell’economia. In questi termini si esprime Aanand Venkatramanan, di Legal & General Investment Management: «Se, ad esempio, una campagna vaccinale più lenta del previsto o l’emergere di nuove varianti dovessero portare a una prolungata crisi del Covid, un’enfasi ancora maggiore verrebbe posta sul bisogno urgente di riconfigurare in maniera massiccia l’infrastruttura sanitaria, sganciando diverse aree chiave dell’economia dai colli di bottiglia indotti dalla pandemia. Si spera che ciò spinga i governi a investire in strutture sanitarie scalabili, in nuove tecnologie che potrebbero riallineare le filiere più critiche dell’industria biofarmaceutica». 

Un universo investibile ben articolato

Un simile processo top-down si concretizza in un universo investibile ben articolato e ricco di aree di particolare interesse, come afferma  Zehrid Osmani, di Franklin Templeton: «L’healthcare continuerebbe a essere sostenuto se la crisi Covid persistesse. Ogni governo dovrebbe presumere che la pandemia indotta dal Covid-19 si trasformerà in una malattia endemica che l’umanità dovrà affrontare e gestire per qualche tempo, con una richiesta di vaccinazione continua, simile a quella vista ogni anno per l’influenza. Ciò evidenzia quindi la necessità per i governi di garantire che l’infrastruttura sanitaria sia adeguatamente aggiornata per essere in grado di fare fronte a periodi prolungati di aumento delle esigenze di capacità».

leggi il numero 132 di Fondi&Sicav magazine

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Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

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