Il ruolo dominante del dollaro resta solido, sostenuto dalla scala dell’economia americana. Sonal Desai, CIO di Franklin Templeton Fixed Income

Negli ultimi dodici mesi il dollaro ha registrato un deprezzamento significativo, che alcuni osservatori interpretano come il segnale di un declino strutturale. Questa lettura appare fuorviante. In termini reali e ponderati per il commercio internazionale, il dollaro si colloca ancora ben al di sopra dei minimi registrati a metà degli anni Novanta e alla fine del primo decennio del Duemila — fasi in cui nessun analista serio metteva in discussione il suo ruolo centrale nel sistema finanziario globale.
Una moderata fase di indebolimento è pienamente compatibile con lo status di valuta di riserva. A differenza di altre valute, come il renminbi, il dollaro è liberamente fluttuante e, in quanto tale, soggetto a movimenti sia al rialzo sia al ribasso nel corso del ciclo economico.
La vera vulnerabilità del dollaro
Il principale fattore di rischio per il dollaro risiede nella politica fiscale statunitense. Secondo le stime del Congressional Budget Office, il debito federale detenuto dal pubblico è destinato a superare il 110% del PIL entro il 2032, in assenza di un credibile piano di consolidamento. Deficit persistenti di questa entità potrebbero, nel tempo, mettere sotto pressione la credibilità istituzionale che rende attrattivi gli asset denominati in dollari.
Tuttavia — ed è un punto cruciale — questa criticità non è esclusiva degli Stati Uniti. L’area euro presenta livelli di debito elevati, il Giappone registra un indebitamento ancora superiore e la Cina mostra un carico complessivo di debito, inclusi i veicoli di finanziamento degli enti locali, tutt’altro che rassicurante. In un quadro comparativo, le vulnerabilità fiscali appaiono dunque diffuse e non sufficienti, da sole, a compromettere il ruolo centrale del dollaro.
Implicazioni per gli investitori
Rimango costruttiva sul ruolo del dollaro come valuta di riserva nel futuro prevedibile. Il dollaro opera oggi in un contesto caratterizzato da elevata volatilità e da alcuni fattori avversi, che richiedono agli investitori un approccio flessibile nella gestione dell’esposizione valutaria, soprattutto ai margini. Al tempo stesso, però, il biglietto verde continua a beneficiare di solidi elementi di sostegno e non si confronta, allo stato attuale, con alternative credibili. Una graduale e limitata erosione della sua centralità è possibile — forse persino probabile — ma l’ipotesi di una sua sostituzione appare poco realistica. Non vi sono elementi sufficienti per costruire strategie di investimento come se la fine del ruolo dominante del dollaro fosse imminente.
Questo quadro è pienamente compatibile con fasi di debolezza ciclica, che risultano particolarmente evidenti analizzando i tassi di cambio bilaterali. Nei confronti dello yen, ad esempio, il dollaro appare chiaramente sopravvalutato, il che suggerisce un potenziale percorso di apprezzamento per la valuta giapponese. Nei confronti dell’euro, invece, la valuta statunitense risulta più prossima ai valori di equilibrio e potrebbe persino rafforzarsi: l’economia europea continua infatti a soffrire di una crescita della produttività strutturalmente inferiore rispetto a quella statunitense ed è più esposta agli shock energetici, dipendendo per circa il 60% dalle importazioni di energia, mentre gli Stati Uniti ne sono esportatori netti.
In questo contesto, ritengo che per gli investitori sia più efficace concentrarsi sui fondamentali macroeconomici e sulle dinamiche dei cambi bilaterali, piuttosto che scommettere su un imminente superamento dell’attuale regime di centralità del dollaro.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

