Il 2024 è stato un anno record per il mercato degli Etf in Europa, il cui ammontare investito ha raggiunto 2,2 trilioni di euro. Negli ultimi 10 anni, la crescita annua composta dell’asset class è stata del 19,2%, di cui il 6,2% è ascrivibile all’effetto mercato; le stime sono che, nel 2030, le masse possano raggiungere 4,5 trilioni di euro. I flussi in entrata negli Etp (Etf ed Etc) sono stati 250 miliardi di euro, trainati dagli Etf, soprattutto grazie alla componente azionaria, che ha contribuito all’80% dell’ammontare raccolto. Il reddito fisso, con una quota di flusso del 23%, ha segnato un calo rispetto al 43% del 2023. Nell’obbligazionario gli investitori hanno privilegiato le esposizioni core, principalmente i titoli di stato (duration brevi), seguiti dalle obbligazioni societarie (Ig), soprattutto nelle esposizioni target maturity e overnight (Eur). Le materie prime, invece, hanno riportato un saldo negativo di circa 7,2 miliardi di euro, nonostante la forza dell’oro. In calo, in percentuale sul totale della raccolta, anche l’interesse nei confronti delle soluzioni Esg (16%), mentre è stata forte la crescita degli Etf attivi, che rappresentano il 2,5% dell’Aum totale dall’1,8% alla fine del 2023. Fondi&Sicav ha chiesto a Mauro Giangrande, head of Etf sales Southern Europe di Dws, un commento sui dati dello scorso anno.
Il mercato degli Etp europeo rimane ancora un quinto rispetto alle dimensioni di quello americano. Quali sono le ragioni?
«In effetti il mercato Usa è ancora molto più grande di quello europeo. Una delle ragioni potrebbe essere la sua longevità, ma sarebbe una spiegazione semplicistica. Il principale motivo probabilmente risiede nella maggiore penetrazione degli Etf all’interno del mercato retail, favorita in particolar modo dal modello di consulenza che negli Usa è prevalentemente a parcella. L’aspetto molto interessante, però, è che negli ultimi anni stiamo sperimentando anche in Europa una partecipazione del mercato retail sempre maggiore, alimentata, sia dagli investitori non intermediati (self-directed ), attraverso il boom delle piattaforme digitali, sia dai consulenti finanziari (Cf). In Italia, la crescita nell’ambito della consulenza è dovuta all’aumento del numero di Cf autonomi, ma non solo: alcune reti, anche molto importanti, stanno puntando sempre di più sulla consulenza a parcella in alternativa al tradizionale modello basato sulle retrocessioni».
La digitalizzazione potrà avvicinare maggiormente la clientela retail?
«L’incremento esponenziale dei piani di accumulo (Pac) e degli acquisti di Etf da parte degli investitori retail, spesso self-directed, sono certamente frutto dell’innovazione tecnologica. Sono sempre di più, infatti, coloro che amano prendersi cura dei propri investimenti attraverso servizi offerti in forma totalmente digitale. In questi casi, l’Etf è molto spesso lo strumento preferito, perché semplice da comprendere, poco costoso e facile da acquistare, anche solo attraverso un click sui propri dispositivi mobili. I giovani stanno chiaramente ricoprendo un ruolo importante in ciò che stiamo osservando, ma non si tratta di un fenomeno circoscritto alla generazione Z. Sono i numeri che ce lo dicono; basta infatti osservare il mercato tedesco nel quale in pochissimi anni l’industria degli Etf è arrivata ad avere oltre 9 milioni di Pac in questo strumento e la crescita nel 2024 è stata superiore al 33%. Le nostre previsioni per l’Italia sono altrettanto rosee, perché siamo convinti che il nostro Paese potrebbe a breve sperimentare tassi di crescita comparabili a quelli tedeschi».
Quali sono le vostre strategie in questo ambito?
«La modalità più efficace è la promozione di partnership (noi lo abbiamo fatto con Scalable Capital in Germania) con i principali operatori del trading online e neobroker allo scopo di facilitare l’acquisto dei nostri Etf riducendo o annullando del tutto i costi di transazione per l’investitore finale, sia per gli acquisti diretti, sia per la sottoscrizione di Pac. Inoltre, siamo felici di mettere a disposizione il nostro know-how a scopi esclusivamente formativi attraverso contenuti video e webinar, organizzati in collaborazione con i nostri partner. In Italia abbiamo già sottoscritto con successo cinque accordi commerciali con i principali operatori locali ed esteri e stiamo proseguendo spediti per arrivare a una copertura del mercato che sia la più capillare possibile».
Quali sono le vostre attese sul mercato degli Etf per il 2025?
«La raccolta di gennaio in Europa, di circa 30 miliardi di euro, è in linea con quella del 2024. Ma l’aspetto ancora più positivo per il nostro business è che, guardando ai prossimi mesi, ci sono ancora importanti spazi di crescita, sia nell’ambito dei prodotti tradizionali, sia in quello dei nuovi segmenti di mercato. Della prima categoria fanno parte, ad esempio, gli Etf obbligazionari che al momento rappresentano ancora poco più del 20% delle masse totali. Della seconda, gli Etf a gestione attiva e quelli ideati specificamente per il mercato retail, come gli obbligazionari a scadenza e i multi asset».
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Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

