Rosanna Burcheri, gestore del fondo FF America Fund di Fidelity International, analizza l’outlook per il prossimo anno e le prospettive dell’investimento value

 

Il 2022 ha riportato in auge l’investimento value, con la presa di coscienza dei benefici legati al possesso di aziende di qualità elevata e capaci di generare flussi di cassa, favorite da venti favorevoli a lungo termine.

Punti principali

  • Gli Stati Uniti sono generalmente un porto sicuro nei periodi di turbolenza economica, su base relativa.
  • La Federal Reserve ha avviato un ciclo di rialzi dei tassi che ha contribuito al rafforzamento del dollaro, ma un suo cambio di rotta potrebbe invertire la tendenza. Data la natura globale della generazione di ricavi dell’azionario USA, esistono opportunità sia nei contesti di debolezza che di solidità del dollaro.
  • Tendenze strutturali come l’elettrificazione e le iniziative per la decarbonizzazione sono supportate dalla normativa statale, che favorisce le imprese e i fornitori edili efficienti sotto il profilo energetico.

Nell’attuale contesto economico globale, in cui le banche centrali alzano i tassi per ridurre l’inflazione elevata, le economie dei Paesi sviluppati con mercati dei capitali solidi, valute forti e un governo stabile come gli USA offrono un contesto di investimento interessante.

La Federal Reserve USA ha trainato il ciclo di rialzi dei tassi ed è stata chiara nella sua intenzione di mantenerli a un livello elevato fino a quando l’inflazione tornerà al target.

Le aziende statunitensi vantano una buona capitalizzazione e i consumatori statunitensi possono contare su risparmi elevati e un mercato del lavoro solido. Il rialzo dei tassi di interesse metterà sotto pressione le aziende e i consumatori a livello globale. Su base relativa, gli USA dovrebbero essere ben posizionati per sopportare la pressione.

I nostri gestori di portafoglio sono focalizzati sulle aziende favorite da elementi favorevoli strutturali credibili, ampi vantaggi competitivi sul fronte economico e flussi di cassa significativi, ma che scambiano a un livello interessante rispetto al valore intrinseco. Ad oggi la strategia ha un’esposizione maggiore rispetto all’indice alle aziende che generano i loro ricavi in dollari USA. A nostro avviso queste aziende continueranno a rappresentare una destinazione interessante per i capitali, rispetto al resto del mercato.

Cosa potrebbe sorprendere i mercati nel 2023?

Se la Federal Reserve interromperà i rialzi dei tassi di interesse, il dollaro USA potrebbe indebolirsi, e questo naturalmente comporterà, per le aziende internazionali, un impatto valutario opposto a quello del 2022. Poiché il mercato azionario statunitense è molto eterogeneo e composto sia da aziende orientate sul fronte domestico che da aziende con focus internazionale, individuiamo opportunità di investimento sia nei contesti di solidità che di debolezza del dollaro. L’indebolimento del dollaro USA dovrebbe tradursi in un contesto più costruttivo per il PIL globale.

È inoltre opportuno prendere atto che l’aumento del tasso sui Fed Fund potrebbe penalizzare il mercato del lavoro, con tassi di disoccupazione più elevati. Poiché l’inflazione è un indicatore retrospettivo e i rialzi dei tassi influiscono sui contesti di mercato futuri, esiste il rischio che possano far salire la disoccupazione oltre le previsioni della Federal Reserve.

Alcuni analisti temono l’impatto dell’aumento dei tassi sul mercato immobiliare. Rispetto agli ultimi 10 anni, chi acquista per la prima volta dovrà fare i conti con tassi ipotecari più elevati. Chi già possiede una casa beneficia della struttura del mercato ipotecario statunitense, composto in via principale da tassi fissi trentennali.

Analizzando il mercato immobiliare statunitense nel lungo periodo, risulta chiaro che per parecchio tempo l’attività edile è stata scarsa, mentre la popolazione è cresciuta di circa 100 milioni. Questo ha comportato un’ampia carenza nel parco immobiliare, ora che gran parte delle abitazioni esistenti ha un livello di obsolescenza tra i più alti mai registrati.

I fondamentali di una carenza di offerta a livello residenziale, insieme a una più rigida regolamentazione sul fronte statale, favoriscono le aziende che producono materiali edili e per l’efficientamento energetico. Si tratta di un vento di coda a lungo termine a cui cerchiamo di acquisire esposizione nel portafoglio, tramite aziende che scambiano a livelli interessanti.

Posizionamento rispetto alle prospettive per il 2023

Le pressioni inflazionistiche e la transizione energetica hanno favorito una performance solida grazie all’esposizione del portafoglio ai produttori ed esportatori di gas naturale liquefatto, insieme ai servizi petroliferi con allineamento alla produzione di gas. Nel settore sanitario, l’esclusione di responsabilità per la crisi degli oppioidi negli USA insieme alla maggiore adesione a Medicare e Medicaid dovuta all’invecchiamento della popolazione hanno favorito i fornitori di servizi sanitari e i distributori di farmaci. Queste tendenze strutturali potrebbero continuare a trainare la performance nel 2023.

Per tutto il 2022, gli operatori del mercato hanno avuto molto da digerire: la guerra in Ucraina, le pressioni inflazionistiche, le iniziative delle banche centrali e il peggioramento delle prospettive di crescita. Guardando ai prossimi 12 mesi, prevediamo che l’economia si riassesterà a un livello più normalizzato. Gli investitori possono guardare oltre il ciclo di rialzi dei tassi e individuare i fattori trainanti della performance, in quello che sarà probabilmente un contesto di tassi di interesse più elevati ma potenzialmente stabili.


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Redazione

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