Emergenti: quale ruolo giocano e giocheranno in un mondo sempre più in evoluzione e globalizzato? La view di Gianluca Serafini, Fideuram Investimenti Sgr

Gianluca Serafini, amministratore delegato e direttore generale, Fideuram Investimenti Sgr

«Ci troviamo di fronte a un nuovo paradigma. Nel decennio in corso, molto probabilmente, le politiche monetarie dei paesi sviluppati non si normalizzeranno, ma piuttosto evolveranno in modo da assorbire lentamente la massa del debito generato nel corso dei decenni precedenti, con tassi di interesse reali che rimarranno compressi o addirittura negativi. Le politiche fiscali verranno utilizzate per sostenere la crescita, possibilmente seguendo una strategia di redistribuzione della ricchezza, in modo da generare nuova domanda per consumo e contenere i crescenti malcontenti. L’innovazione tecnologica è destinata a essere il nuovo terreno di confronto tra superpotenze, ma anche lo spazio nel quale i paesi emergenti avranno la possibilità di chiudere il gap verso le economie sviluppate, beneficiando dei costi decrescenti dei processi d’innovazione e, potenzialmente, acquisendo o consolidando un ruolo di maggiore leadership. L’economia di tipo capitalistico rimarrà il modello di riferimento per la creazione di valore, ma l’obiettivo della massimizzazione del profitto dovrà cedere il passo a un capitalismo più responsabile nei confronti delle parti sociali e dell’ambiente, rafforzando principi d’investimento sostenibile. In questo contesto, il ruolo delle economie emergenti si va trasformando da semplice costituente della filiera produttiva internazionale a motore principale dell’economia globale. Investire nel comparto emergente non è più solo un’opportunità, ma piuttosto una necessità».

Rispetto ai paesi sviluppati, i mercati emergenti non hanno registrato performance brillanti nei 10 anni passati.  Che cosa vi aspettate per il futuro?

«La performance dei mercati emergenti nel lungo periodo rifletterà sicuramente la crescita di queste economie, ma nel medio termine rimarrà fortemente influenzata dai flussi di capitale, in particolare di quelli degli investitori stranieri. Nonostante una crescita economica rispettabile nei passati 10 anni, i mercati emergenti hanno risentito delle condizioni finanziarie globali avverse. In particolare quei paesi che, a causa dell’ampio deficit delle partite correnti, si sono dovuti finanziare nella valuta statunitense. Guardando al futuro, ci sono motivi per essere ottimisti. Le valute emergenti si sono già deprezzate in misura significativa e trattano ora in termini reali a livelli storicamente attraenti. L’indebolimento delle divise emergenti ha inoltre portato a un riequilibrio delle bilance commerciali e l’eventuale rafforzamento del dollaro americano rappresenterà probabilmente un minore ostacolo per il futuro progresso di queste economie».

Quali strumenti utilizzare per investire in quest’area? Quanto è importante una “guida” per gli investimenti in paesi emergenti?

«Innanzitutto, la diversificazione è fondamentale. Questa rimane un’area caratterizzata da maggiore volatilità dove, non solo il quadro economico, ma anche quello politico possono cambiare rapidamente. In questa fase si consiglia un approccio maggiormente attivo in grado di cogliere opportunità e inefficienze di mercato che proprio la crescente diffusione di strumenti passivi ha aiutato a creare. Inoltre, il ruolo ancora importante svolto dai flussi di capitale degli investitori stranieri fa sì che momenti di euforia si alternino rapidamente ad altri di forte pessimismo. In queste situazioni, un’attenta gestione attiva, che sia in grado di valutare le opportunità offerte in termini di rendimento atteso rispetto ai fondamentali economici, può evitare spiacevoli sorprese. Condizione necessaria per operare in questi mercati è mantenere un approccio disciplinato, che non presti troppo ascolto alle voci del momento. Internamente gestiamo prodotti che da oltre vent’anni investono in questi mercati come Fonditalia Bond Global Emerging Markets o Fonditalia Equity Global Emerging Markets. Vent’anni in cui hanno dimostrato, proprio grazie all’applicazione diligente di un processo d’investimento ben strutturato e a un’attenta gestione del rischio, di riuscire a gestire diversi cicli di mercato creando un track record di successo e sempre sostenibile nel tempo».

Quanto sono importanti i temi Esg nei mercati emergenti? 

«Applicare in modo diligente un processo d’investimento strutturato significa includere nelle scelte di portafoglio i temi Esg che rappresentano un approccio più allargato nella valutazione delle attività finanziarie: riteniamo che questa strategia possa portare ritorni aggiuntivi all’investitore, specie in mercati di questo tipo. La forte crescita delle attività finanziarie gestite seguendo i criteri Esg è ormai un dato consolidato e porta con sé la prospettiva di una riduzione del costo del capitale in particolare per quelle società e paesi che per primi sapranno adattarsi e riproporsi con una maggiore attenzione e visibilità su questi temi. La forte sensibilità del consumatore all’ambiente sta già trasformando in modo sostanziale il settore energetico e automobilistico. Per quanto riguarda la governance, invece, l’esperienza ci insegna che non solo bisogna porre molta attenzione nella selezione della capacità delle aziende di generare utili, ma anche nella loro disponibilità a condividere i profitti con gli azionisti di minoranza. Sono numerosi i casi di società emergenti che risultano apparentemente attraenti, ma che vengono penalizzate dal mercato per timori di una cattiva allocazione del capitale tra gli stakeholder. Già oggi nei fondi che gestiamo poniamo estrema attenzione all’allineamento degli interessi tra management e azionisti di minoranza e al track record del management nella buona gestione del capitale». 


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Giuseppe Riccardi

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