Come vede la ripresa nelle economie emergenti?

Xavier Hovasse, responsabile dell’azionario emergente, Carmignac

«Gli asset dei mercati emergenti hanno subito il forte impatto del sell-off provocato dal Covid-19, con deflussi mai registrati negli ultimi 15 anni. Tuttavia, c’è stata una forte disparità nella gestione della crisi e, di conseguenza, le traiettorie della ripresa varieranno in base alle dinamiche interne e ai fondamentali dei singoli paesi. Quelli asiatici hanno beneficiato della dinamica “first in first out”: la regione sembra la prima a uscire dalla crisi, essendo stata la prima a esserne colpita. Inoltre, sembra che ci sia stata una gestione relativamente buona deli problemi con tassi di mortalità ufficiali bassi, oltre al fatto che già avevano fondamentali macroeconomici più forti, avanzi delle partite correnti e, quindi, minori vulnerabilità. A livello globale riteniamo che la crisi stia rafforzando le precedenti pressioni deflazionistiche, una crescita lenta e la dispersione delle performance economiche tra paesi». 

Come giudica le misure adottate dagli emergenti per affrontare l’attuale crisi?

«Molti emerging market dipendono dalla liquidità in dollari e dai finanziamenti della Fed. La stretta di liquidità in divisa Usa si è attenuata a inizio marzo: la Federal Reserve ha annunciato linee di swap in dollari con le principali banche centrali emergenti, fornendo a governi e istituti emergenti un margine di manovra per sostenere le loro esigenze finanziarie nel breve termine. L’ulteriore record di iniezioni di liquidità da parte della Fed e la sua posizione dovish a tempo indeterminato stanno aiutando banche centrali e governi di questi mercati a introdurre, a loro volta, politiche economiche e monetarie accomodanti, senza temere deprezzamenti della valuta e perdita di competitività. Detto ciò, a oggi notiamo che, nonostante i tagli dei tassi e le iniezioni di liquidità, c’è una grande disparità tra le risposte dei paesi emergenti e una reazione più blanda rispetto ai mercati sviluppati. I policy maker sono per il momento molto concentrati, sia nella lotta alla pandemia, sia nel monitorare le conseguenze sul bilancio dello stato. Ciononostante, nelle prossime settimane e mesi ci aspettiamo maggiori misure da parte dei policy maker emergenti sul fronte fiscale e monetario».

Quali sono i paesi emergenti che meglio hanno superato la crisi? Quali sono le aree geografiche che preferite?

«La Cina si distingue chiaramente ed emerge come vincitore di questa crisi. Per questo motivo, nel nostro fondo diversificato multi asset dei mercati emergenti abbiamo gradualmente aumentato l’esposizione all’azionario cinese fino a circa il 45% dell’allocazione totale (a fine maggio 2020). La nostra view costruttiva sulla Repubblica Popolare non è legata solo alla buona gestione della crisi del paese, ma risulta dalla combinazione delle nostre considerazioni macro con le interessanti opportunità bottom-up che vediamo sul mercato. Per quanto riguarda la view top-down, il paese è riuscito a rimettere in sesto l’economia abbastanza velocemente, più di quanto visto nelle aree avanzate. Inoltre, il settore dei servizi è quello più colpito dalla crisi ma, in Cina, è il manifatturiero a rappresentare oltre il 40% del Pil, rispetto al 15% negli Usa, al 20% in Germania e a circa il 10% in Francia, per cui il gap tra Cina e resto del mondo è in aumento e continuerà a salire a vantaggio di Pechino. La Cina ha finora evitato di implementare aiuti governativi su larga scala, favorendo un approccio più mirato. Invece di iniettare credito in modo indiscriminato, Pechino ha progettato un rallentamento e indirizzato il credito verso settori chiave dell’economia (tech, Ai, healthcare, veicoli elettrici). I settori della new economy cinese, i grandi vincitori della crisi, beneficeranno quindi di una crescita sostenuta in futuro. Infine, oggi le valutazioni dei titoli cinesi sembrano piuttosto interessanti rispetto agli indici globali, soprattutto quelli statunitensi. Investiamo in società con buone valutazioni, ben posizionate per trarre vantaggio, sia dal sostegno politico, sia dal trend a lungo termine della new economy cinese (e-commerce, healthcare, tech, data center). A livello globale, per quanto riguarda l’allocation dei nostri fondi, favoriamo i paesi con fondamentali macroeconomici solidi, che presentano partite correnti in miglioramento, e cerchiamo di evitare gli esportatori di materie prime, che dipendono da finanziamenti esterni. A questo proposito, i paesi asiatici sono quelli che si distinguono maggiormente e per questo sovrappesiamo in modo consistente la regione: Cina, Corea del Sud e India che sono le nostre principali conviction». 

Anche nei mercati emergenti si è  visto un aumento degli investimenti sostenibili negli ultimi mesi?

«Dati i bassi livelli di standard, l’accelerazione della domanda di prodotti sostenibili sta diventando sempre più un requisito fondamentale per gli investimenti nei mercati emergenti. È importante tenere presente che gli Esg non rendono necessariamente l’investimento più difficile. Un buon esempio è il nostro fondo multi-asset diversificato per i mercati emergenti, Carmignac P. Emerging Patrimoine, che è stato premiato dalle autorità pubbliche francesi per il suo approccio Sri, grazie a un processo d’investimento che tiene conto dei criteri Esg insieme alla solidità finanziaria, guardando a paesi, prospettive di crescita dei settori, indebitamento delle aziende, bilancia dei pagamenti. Tuttavia gli investitori dovrebbero chiaramente distinguere tra due diversi tipi di approccio: best in class vs. in universe. In Europa, dove gli standard Esg sono più elevati, il best in class potrebbe essere un buon approccio per investire, mentre negli emergenti, dato lo scarso livello di governance, questa strategia potrebbe non bastare. Infatti, se venisse ampiamente adottata e i gestori costruissero  un’allocation settoriale di tipo benchmark hugging, composta da società che registrano il più alto scoring di sostenibilità, non vi sarebbe spazio per una gestione attiva, high conviction, essenziale nei mercati emergenti, perché si dovrebbe puntare solo su alcuni paesi o settori, evitandone altri. La filosofia di investimento azionario del fondo Carmignac P. Emerging Patrimoine si basa invece su un approccio “best in universe”, con focus su settori e asset sottostanti che presentano dinamiche di crescita sostenibile; vengono evitate le aziende del settore energetico e dei materiali, caratterizzate da standard molto bassi di governance, sicurezza e policy ambientali».

I titoli growth hanno continuato la loro outperformance. Pensa che ciò possa avere impatti negativi per i mercati emergenti?

«Negli ultimi 20 anni l’universo emergente si è evoluto da proxy per gli investimenti in materie prime e infrastrutture a un’area più orientata verso innovazione e tecnologia. È difficile prevedere quale sarà l’evoluzione dell’indice tra 10 anni, ma forse la precedente dicotomia non è più appropriata. La composizione attuale dell’indice è molto più orientata verso i temi growth, in cui, idealmente, vogliamo investire: crescita della classe media, upgrade dei consumi, innovazione e tecnologie dirompenti. Forse gli investitori dovrebbero chiedersi quali sono le esposizioni che li rendono più sicuri in un contesto di profonda incertezza. Riteniamo che la risposta a questa domanda debba essere: azioni i cui driver di crescita degli utili sono meno dipendenti possibile da ipotesi macroeconomiche. In questo contesto, i titoli growth presentano ancora buone prospettive. Tuttavia occorre essere molto selettivi e focalizzarsi sui settori meno concentrati, in modo da potere investire in temi di crescita sostenibile. Ad esempio, se esaminiamo il tasso di penetrazione dell’e-commerce in alcuni emerging market, ci rendiamo conto che il potenziale di crescita è decisamente più elevato di quello dei paesi sviluppati. Ricordiamo ancora una volta che è necessario utilizzare un approccio attivo per investire in aziende dei paesi emergenti con bilanci solidi e una crescita degli utili costante e superiore alla media».


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav