Equity Usa, con ripresa economica bene le azioni small e mid cap

Intervista a Teresa Gioffreda, Client Relationship Manager di UBS AM

Le rotazioni sono la linfa vitale delle fasi bullish di un mercato e sembra che questo movimento stia interessando l’equity Usa da qualche mese. Ritenete che questo trend sia destinato a proseguire?

Teresa Gioffreda

Dopo la riunione della Fed della scorsa settimana, abbiamo assistito a una sottoperformance dei titoli value, ma riteniamo che il trend a favore di titoli ciclici e value possa continuare man mano che la ripresa economica diventa più ampia.

La Fed ha sorpreso i mercati poiché, oltre a revisioni al rialzo per crescita e inflazione  nel 2021, ci sono ora due rialzi dei tassi segnalati dai cosiddetti “dot plot” per il 2023.
Il mercato ha iniziato quindi a temere che la Fed potesse intervenire troppo presto e ostacolare le prospettive di crescita di lungo termine. Ma noi non pensiamo che ci sarà un’inversione della politica monetaria,  fino a quando i mercati del lavoro non miglioreranno ai livelli pre-pandemia,  anche la politica fiscale resta accomodante.

Ci aspettiamo una maggiore volatilità sui mercati nei prossimi mesi, mentre si cerca di fare chiarezza sul percorso e sui tempi dei rialzi. Ma generalmente i tassi di interesse più elevati sono associati a una sorvaperformance dei titoli ciclici e value.  I titoli growth sono infatti più sensibili ai movimenti dei tassi e sono maggiormente penalizzati da una salita dei rendimenti.

Questo non vuol dire che non investiamo più in trend di lungo termine come la tecnologia o la trasformazione digitale: la potenzialità di crescita di questi settori derivante dall’innovazione continua a essere valida. Ma riteniamo sia sempre più importante fare attenzione alle valutazioni e guardare ad opportunità anche fuori dalle mega-cap.

Con la ripresa economica, ci aspettiamo anche una sovraperformance delle azioni small e mid cap, che sono maggiormente legate all’andamento dell’economia domestica, rispetto alle large e mega cap. Quindi ad esempio preferiamo un’esposizione equi-ponderata al mercato americano rispetto a una che tenga conto delle capitalizzazioni di mercato.

Errori nella comunicazione da parte della Fed, accelerazione improvvisa dell’inflazione, dati deludenti del mercato del lavoro. Quali di queste variabili credete sia in grado di provocare una seria battuta d’arresto a Wall Street?

In primo luogo, dobbiamo tener presente che abbiamo assistito a forti movimenti nei mercati azionari quest’anno e negli ultimi 12 mesi.

Sulla base delle dinamiche storiche di mercato è ragionevole aspettarsi che si possa arrivare a un certo consolidamento o a un rallentamento della performance dei mercati azionari. La nostra visione di lungo termine rimane rialzista sulle azioni statunitensi, anche se la nostra preferenza è per i mercati al di fuori degli Stati Uniti, che sono in una fase precedente della ripresa.

Tra i fattori che possono pesare su una performance dei mercati troviamo sicuramente una Fed che agisce troppo presto. E al contempo lo comunica erroneamente ai mercati. Questo sia perché un inasprimento della politica monetaria americana molto prima del previsto potrebbe soffocare la crescita economica, sia perché queste azioni e parole sarebbero in controtendenza con quanto fatto finora.

Non si tratta però del nostro scenario di base e non è neanche in linea con il nuovo quadro di target medio di inflazione delineato dalla Fed. Altri fattori potrebbero portare a una maggiore volatilità, come dati che segnalano un minore slancio della crescita economica, o preoccupazioni legate a politiche fiscali espansive accompagnate da un rialzo delle tasse su alcuni segmenti, poiché non sono attualmente prezzate adeguatamente dai mercati.

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