Equity Usa, è l’ora della selezione

 

Le rotazioni da large a small caps e da titoli di alta qualità e quelli di bassa qualità sono state troppo veloci. Philippe Uzan, Cio global asset management di iM Global Partner

 

Le rotazioni sono la linfa vitale delle fasi bullish di un mercato e sembra che questo movimento stia interessando l’equity Usa da qualche mese. Ritenete che questo trend sia destinato a proseguire?

 

Tre rotazioni significative sono iniziate nella seconda metà del 2020 nel mercato azionario statunitense: da Growth a Value, da Large a Small Caps, da titoli di alta qualità a titoli di bassa qualità.

Queste rotazioni sono comuni all’inizio di una nuova fase di espansione economica, poiché gli investitori passano da società difensive, visibili e con poco debito a quelle cicliche con una redditività debole, che sono sopravvissute alla recessione.

Tuttavia, queste due ultime rotazioni sono state eccezionalmente forti questa volta, sia per velocità che per grandezza. A metà 2021, l’economia statunitense è sicuramente ruggente, ma ha probabilmente appena superato il suo picco di crescita e sta iniziando a entrare a metà ciclo.

Riteniamo quindi che il periodo di sovraperformance delle società più piccole e a bassa redditività abbia già iniziato a perdere slancio e stia per finire. Per quanto riguarda Growth vs Value, la questione rimane più aperta per i prossimi mesi.

Molte società cicliche registreranno elevati aumenti di utili e vendite nel 2021 grazie al rimbalzo economico. Le misure quantitative tradizionali di crescita sono meno adatte in questo contesto e lo stock picking fondamentale è fondamentale.

Anche la forma della curva dei rendimenti e l’evoluzione dei tassi reali, che sono ancora in territorio negativo e molto più bassi rispetto all’inizio della precedente espansione, giocheranno un ruolo importante nella futura performance, per quanto riguarda i fattori di crescita e valore. I gestori attivi con un focus sulla qualità sono quindi ben posizionati per sovraperformare nei prossimi mesi, sia nelle categorie growth che value.

 

Errori nella comunicazione da parte della Fed, accelerazione  improvvisa dell’inflazione, dati deludenti del mercato del lavoro. Quali di queste variabili credete sia in grado di provocare una seria battuta d’arresto a Wall Street?

 

Quest’anno, nonostante un boom generalizzato di entrate e profitti, Wall Street non è immune da correzioni a breve termine del 10-20%. Negli ultimi quattro decenni, i rischi d’inflazione sono scomparsi dalla mente degli investitori del mercato americano, l’unica domanda su questo fronte riguarda l’inflazione troppo bassa, la sfida della deflazione.

 

Vari indici dei premi hanno accelerato significativamente dall’inizio di quest’anno. Tuttavia, sembra esserci un consenso abbastanza ampio tra gli operatori di mercato e alla Federal Reserve. Se le aspettative d’inflazione dovranno essere riviste al rialzo, i mercati azionari si adegueranno al ribasso. In questo contesto, gli elementi chiave da monitorare sono le dinamiche salariali del mercato del lavoro e il tasso di partecipazione.

 

Nonostante un tasso di disoccupazione statunitense ancora superiore al 6% (un livello elevato per gli Stati Uniti), molte aziende segnalano già difficoltà a riempire le posizioni. Il costo del lavoro giocherà il ruolo principale nel decidere se l’inflazione rimarrà alta oppure no.

 

Pertanto, il rischio principale per le azioni è un errore di comunicazione da parte della Fed. In primo luogo, la banca centrale deve preparare i mercati a una liquidità meno generosa, la cosiddetta fase di tapering. L’ex capo della Federal Reserve, Ben Bernanke non è stato in grado di evitare le turbolenze del mercato nel 2013, mentre l’attuale capo, Jerome Powell, ha avuto finora più successo.

 

In secondo luogo, i membri del Federal Open Market Committee (FOMC) credono fortemente, in questa fase, nello scenario di una maggiore inflazione transitoria. Se i dati dimostreranno che si stanno sbagliando, potrebbero dover aggiustare la loro politica in modo più brutale, mettendo sotto pressione sia le obbligazioni che le azioni.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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