Esg, come scegliere le società giuste

Eliminare dal portafoglio le società ad alte emissioni può produrre un certo successo nell’immediato, ma preclude l’accesso ad alcuni settori e spesso non riduce le emissioni nel mondo reale. Thomas Leys, investment manager di Aberdeen Standard Investments

Negli ultimi mesi, le dichiarazioni riguardo ad ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione da parte di governi, aziende e investitori sono aumentate esponenzialmente, indice della crescente consapevolezza che per limitare il riscaldamento globale entro i 2°C in più rispetto ai livelli preindustriali è necessario ridurre drasticamente le emissioni di carbonio.

Il rapporto dell’International Energy Agency’s (IEA) intitolato “Net Zero by 2050” pubblicato il mese scorso non fa che confermare l’enormità della sfida che ci attende, in particolare in alcuni settori in cui si concentra la generazione di CO2.

Gli investitori che si dedicano alla costruzione di portafogli a zero emissioni spesso cedono alla tentazione di liquidare le posizioni nei settori e nelle aziende ad alte emissioni per sostituirle con alternative a bassa impronta di carbonio.

Certo, ridurre le emissioni del portafoglio può sembrare ragionevole, tuttavia molto spesso questo approccio non sortisce alcun effetto sul contenimento delle emissioni nel mondo reale, oltre a portare a un prosciugamento degli investimenti nelle aree che più ne hanno bisogno. Gli investitori lungimiranti dovrebbero puntare piuttosto sulle società a forti emissioni che si impegnano per essere all’avanguardia negli sforzi per la decarbonizzazione.

Se esaminiamo la distribuzione delle emissioni dei maggiori indici azionari e obbligazionari corporate vediamo che sono sempre gli stessi cinque settori a fare la parte del leone, cioè energia, materiali, automobili, utility e beni strumentali.

Questi segmenti rappresentano oltre tre quarti delle emissioni dell’indice MSCI All Countries World, ma solo un quinto della capitalizzazione di mercato del benchmark. La concentrazione delle emissioni appare ancor più evidente nella ricerca condotta dal gruppo Climate Action 100+. Infatti, le 167 società seguite da questo gruppo di investitori internazionali impegnati per l’ambiente generano oltre l’80% delle emissioni di gas serra industriali del settore privato.

Ciò dimostra che evitando una manciata di società è effettivamente possibile ridurre in modo sensibile e immediato le emissioni del proprio portafoglio, sia in termini assoluti che rispetto ai benchmark.

Tuttavia, senza capitali, come farà il settore delle utility a passare dai combustibili fossili alle energie rinnovabili? E in che modo le case automobilistiche riusciranno a convertire le linee di produzione dalle auto a benzina in quelle elettriche?

Per le grandi industrie sarà impossibile investire nell’elettrificazione dei processi di produzione attualmente alimentati da combustibili fossili. Come si può vedere, in realtà evitare completamente i settori ad alte emissioni tiene basso il livello di emissioni del portafoglio, ma non risolve affatto il vero problema.

Al contrario, gli investitori che desiderano contribuire alla decarbonizzazione del pianeta dovrebbero puntare sulle aziende di questi settori che si sono poste obiettivi di riduzione delle emissioni ambiziosi, ma credibili. In altre parole, dovrebbero essere pronti ad accettare selettivamente un alto livello di emissioni di partenza laddove la traiettoria dell’impatto ambientale futuro sia rappresentata da una chiara parabola discendente.

Non tutti gli obiettivi sono uguali

Sfortunatamente però non basterà che gli investitori scelgano le aziende con gli obiettivi più ambiziosi. Secondo l’IEA circa il 40% delle società che ha dichiarato un obiettivo di zero emissioni non ha ancora pubblicato informazioni dettagliate su come verrà realizzato.
Dichiarare un obiettivo “zero emissioni entro il 2050” è piuttosto facile per un’azienda, ma questo potrebbe per anni rimanere un mero intento senza tradursi in azioni concrete.

Come si usa dire, è nei dettagli che il diavolo nasconde la coda. Le analisi condotte dalla Transition Pathway Initiative dimostrano che pochissime società dei settori a emissioni elevate si sono dotate di obiettivi di decarbonizzazione sufficientemente ambiziosi. Di conseguenza, per capire quali tra queste aziende siano davvero sulla buona strada, gli investitori devono necessariamente valutare la credibilità dei loro obiettivi.

Per concludere…

Per promuovere reali progressi verso la neutralità carbonica gli investitori devono evitare di concentrarsi esclusivamente sulle attuali emissioni delle aziende, perché ciò che veramente conta è la traiettoria delle emissioni future.

Eliminare dal portafoglio le società ad alte emissioni può produrre un certo successo nell’immediato, ma preclude l’accesso a certi settori e spesso non riduce le emissioni nel mondo reale.

L’analisi dei programmi di decarbonizzazione e la valutazione della loro credibilità è fondamentale per indirizzare i capitali verso le aziende più meritevoli e al contempo permette di acquisire esposizione a società leader nel processo di decarbonizzazione dell’economia mondiale.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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