Intervista a Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager ETHENEA Independent Investors S.A

Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?

La Federal Reserve statunitense ha sempre evidenziato che sono due i criteri da soddisfare per ridurre le misure di sostegno: il primo è raggiungere un‘inflazione media del 2% nel tempo, con le aspettative di inflazione ancorate al 2%, mentre il secondo è che la disoccupazione torni ai livelli visti prima della pandemia.
I dati economici appena rilasciati negli Stati Uniti sui due indicatori hanno fornito grosse sorprese: il mercato del lavoro si trova in una posizione molto più debole del previsto e l’inflazione ha ampiamente superato le aspettative.
In aprile i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2%, guidati dall’aumento dei costi energetici e dei trasporti. Anche l’inflazione core, che esclude le componenti volatili di energia e alimentari, è aumentata del 3%, ben sopra alle attese.
Tuttavia, la Banca centrale insiste sul fatto che l’attuale picco di inflazione sia transitorio e che si tornerà al 2% quando verranno meno l’effetto base dei minori prezzi dell’energia nel 2020, la domanda repressa per le restrizioni pandemiche e i problemi di approvvigionamento e di interruzione delle catena delle forniture.
Condividiamo la posizione della Federal Reserve. Poiché servirà più tempo del previsto per la ripresa del mercato del lavoro, essa si asterrà da qualsiasi inasprimento delle condizioni finanziarie nei prossimi mesi.
Pertanto, riteniamo che i rendimenti dei Treasury a 10 anni scenderanno dall’attuale livello dell’1,6% e nelle prossime settimane. E nei prossimi mesi potrebbero tornare nuovamente ben al di sotto dell’1,50%.
Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?
I titoli del Tesoro a 10 anni indicizzati all’inflazione (TIPS) hanno raggiunto tassi di inflazione di pareggio del 2,6%.
Riteniamo che si tratti di un livello esagerato, perché le forze strutturali che hanno avuto un peso importante durante l’ultimo decennio, come la demografia, la globalizzazione e la tecnologia, manterranno una pressione disinflazionistica nel medio termine.
L’eccessivo acquisto di TIPS da parte della Federal Reserve ha reso la Banca centrale proprietaria del 21% di tutte le obbligazioni in circolazione. È questo, insieme ai forti acquisti da parte degli investitori per proteggersi dall’aumento dell’inflazione, che ha portato alla situazione di eccesso.
Pertanto, abbiamo deciso di non acquistare alcun TIPS a questi livelli. Preferiamo invece investire in titoli del Tesoro Usa con una scadenza compresa tra 7 e 10 anni. Poiché i rendimenti hanno raggiunto livelli interessanti tra l’1,3% e l’1,6% e in quest’area stiamo assistendo a una curva più ripida.
Anche i Treasury a lunghissima scadenza, quelli a 20 anni, appaiono interessanti. I rendimenti del 2,25% sono significativamente al di sopra dei rendimenti a 10 anni, ma solo 10 punti base al di sotto dei livelli a 30 anni.
L’euro è stato relativamente stabile rispetto al dollaro dall’inizio del 2021 e prevediamo che questa tendenza prosegua. Le banche centrali rimarranno accomodanti sia negli Stati Uniti che in Europa. E la ripresa economica nella Zona Euro accelererà, dato che sta entrando in gioco la domanda repressa grazie al venir meno delle restrizioni.
Lo stesso accade negli Stati Uniti e quindi nei prossimi mesi dovremmo assistere a una ripresa vigorosa e comparabile al di là e al di qua dell’Atlantico. Questo dovrebbe sostenere anche un tasso di cambio che si è spostato di poco dall’attuale valore di 1,22, che è all’incirca lo stesso tasso applicato all’inizio del 2021.
Redazione
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