Fidelity international
Donatella Principe, director – market and distribution strategy di Fidelity International

In un mondo diviso tra l’America dei dazi, l’Europa in cerca di ruolo e la Cina in ascesa tecnologica, capire le prospettive economiche diventa cruciale. Ne parliamo con Donatella Principe, director – market and distribution strategy di Fidelity International.

Qual è la vostra lettura dello scenario economico attuale?

«Dopo i timori legati al Liberation day, lo scenario peggiore sembra che sia stato per ora evitato. Nondimeno, il livello finale delle tariffe applicate dagli Stati Uniti è quasi sei volte superiore al pre Trump-2, con inevitabili effetti sull’economia globale. Tuttavia, se in termini di crescita l’impatto appare uniformemente negativo e varia solo per intensità, per l’inflazione le dinamiche tendono a essere differenti nelle diverse aree economiche: per esempio, si verificano una crescita dei prezzi in America e una flessione in Europa. Ogni attesa di reflazione è stata cancellata dalla guerra commerciale: lo scenario più probabile è di crescita sotto il trend. Una prospettiva che in America potrebbe evolvere in stagflazione.  A limitare i rischi al ribasso concorrono un mix di politica monetaria e fiscale globalmente espansive».

La fine di luglio ha segnato l’inizio di una nuova ondata di accordi commerciali avviata dall’amministrazione Trump. Come stanno rispondendo i mercati?

«La reazione di panico dei mercati agli annunci sulle tariffe reciproche del 2 aprile si è tradotta in una crescente indifferenza per il tema dei dazi dopo la loro sospensione la settimana successiva. Gli investitori hanno fatto proprio l’acronimo Taco (Trump always chickens out), trasformandolo in una lettura confortante della guerra commerciale. Non solo l’America, ma molti indici globali quotano, o sui massimi storici, o prossimi. Il mercato festeggia che non si sia verificato “lo” scenario peggiore, ignorando il fatto che quello attuale è comunque ben peggiore del precedente. Inoltre, proprio il fatto che i mercati finanziari abbiano continuato a performare bene, a dispetto delle ricadute negative della guerra commerciale, ha rafforzato la posizione contrattuale di Trump: il presidente Usa ha potuto agire non solo in assenza di ritorsioni da parte dei partner commerciali, ma anche di risposte punitive degli investitori».

Come sta reagendo l’Europa? C’è un’opportunità reale per la Ue di accrescere il proprio ruolo economico e geopolitico nel nuovo contesto globale?

«Per rispondere basterebbe citare le parole usate nel suo ultimo discorso da Mario Draghi per definire l’Ue: irrilevante, spettatrice, illusa che la dimensione numerica della popolazione si traducesse in peso economico e geopolitico. Nonostante i molti segnali sotto più amministrazioni Usa del cambio di atteggiamento della Casa Bianca, l’Europa è riuscita ad arrivare completamente impreparata alla sfida del Trump-2. Neppure la presa di coscienza della nuova minaccia secolare rappresentata dall’America è riuscita a fare trovare all’Unione quell’unità di approccio che manca sin dalla sua fondazione e che si è tradotta in una vera capitolazione nella trattativa commerciale: l’obiettivo iniziale di zero dazi reciproci è stato travolto dalla disfatta totale di dazi Usa al 15%. La mancanza di standing internazionale dell’Ue è stata sancita dall’ammissione che questa disfatta fosse comunque il migliore accordo commerciale ottenibile. I paesi europei hanno ceduto le proprie armi negoziali ancora prima d’intavolare la trattativa sui dazi (dalla digital tax globale alle spese per la difesa nella Nato), dimostrando di non rappresentare un punto di riferimento credibile e affidabile a livello mondiale».

 

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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav