Fineco, un challenger per il mercato. Che sia da considerarsi un “established disruptor” lo racconta la sua storia. Nel 1999 Fineco ha creato il primo servizio retail di trading online in Italia e iniziato un processo di innovazione che è stato il vero motore della società

Innovazione, trasparenza ed efficienza sono i tre pilastri che stanno alla base di una delle più importanti fintech in Europa.

Nuovo piano industriale

Lo scorso 4 marzo, Fineco, oltre a offrire la guidance per l’anno in corso, ha presentato il proprio piano industriale per il periodo 2026-2029, all’interno del quale sono previste una serie di iniziative di crescita al centro delle quali c’è l’intelligenza artificiale (Ai), strumento per amplificare i risultati, nei diversi ambiti di attività: investment, banking e brokerage. Il piano prevede un incremento (escludendo la piattaforma paneuropea, focalizzata prevalentemente sul brokerage, che sarà lanciata tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2027) low double digit del tasso annuo di crescita composto della raccolta netta e del numero di clienti totali, dal +6% registrato nel periodo 2021/2025. L’utilizzo dell’Ai in una serie di processi aumenterà la scalabilità e produttività all’interno della Banca e i costi operativi sono previsti in progressivo rallentamento.

Un futuro sempre più immanente

Secondo l’amministratore delegato, Alessandro Foti, il piano industriale “pone le basi strategiche per una nuova fase di ulteriore crescita e consolidamento per la nostra Banca, valorizzando i pilastri che hanno guidato la nostra evoluzione negli ultimi anni e che continueranno a rappresentare il fondamento del nostro sviluppo futuro”. Questo modello di business, che costituisce il Dna di Fineco, caratterizzerà il percorso futuro del Gruppo in uno scenario in cui sono presenti trend strutturali che la banca ha intenzione di cogliere e cavalcare. Di grande ausilio, in questo sviluppo, sarà l’apporto della tecnologia che, con l’intelligenza artificiale, permetterà di offrire un servizio sempre più efficiente e in grado di rispondere alle esigenze della diversa tipologia di clientela. L’Ai, da questo punto di vista, è considerata un “enabler”, uno strumento che, però, bisogna saper utilizzare affinché diventi strategico per conquistare quote di mercato. E da questo punto di vista, a detta del suo amministratore delegato, c’è ancora ampio spazio di crescita visto che FinecoBank controlla una quota di mercato nel private banking del 5,7%, a fronte di un totale degli attivi finanziari delle famiglie italiane che supera i 4 trilioni di euro.

Cambiano gli investitori e i consulenti finanziari…

Il Gruppo, che il 6 marzo ha annunciato +37% a/a di raccolta netta nel mese di febbraio e la capacità di attrazione nei confronti dei nuovi clienti (+11% a/a), in generale sta registrando la crescita più forte nel segmento più giovane della clientela e in quello del private banking. Complessivamente, Fineco si attende una base clienti che, in linea con i tempi, avrà sempre più nuove esigenze e modalità di amministrare e gestire le attività finanziarie. Di conseguenza, anche il consulente finanziario sarà chiamato ad offrire risorse e competenze adeguate per rispondere a questi cambiamenti. Dovrà avere “piena comprensione del processo di trasformazione dei mercati e della struttura della società, consapevole del fatto che al cliente va offerta efficienza, trasparenza e convenienza se si hanno delle ambizioni di crescita” sostiene Foti. In questo contesto, l’utilizzo della tecnologia diventa “il migliore alleato” per sollevare il consulente finanziario da attività burocratiche ripetitive e onerose in termini di tempo per concentrarsi invece su alcuni aspetti prioritari come “coltivare la relazione con i clienti, per non essere disintermediati in un mercato sempre più competitivo, e per espandere il proprio network”. A queste considerazioni fa da sfondo un’industria che, sempre secondo l’Ad, “si confronterà con una continua e progressiva erosione dei margini”. Il rapporto con il cliente deve diventare fiduciario e questo è l’elemento fondante di una relazione, soprattutto nel contesto italiano dove l’educazione finanziaria non è molto elevata. Tuttavia, è importante, rimarca Foti, “che non ci si approfitti della fiducia accordata dal cliente, cosa che, purtroppo, a volte accade”.

L’Ai come strumento di apprendimento

Se il rapporto personale con il cliente è ancora il cardine della relazione con il consulente finanziario, Fineco evidenzia la presenza di alcuni trend in atto. Il primo è tecnologico. L’AI permette all’investitore di fare analisi e comparazioni degli strumenti che gli vengono offerti. Un aspetto che rimanda a uno dei tre cardini dell’azienda: la trasparenza, che favorisce un processo di presa di coscienza del consumatore. Il secondo è il ricambio generazionale, con l’Italia che sta affrontando “il più massivo passaggio di ricchezza tra generazioni che si sia mai registrato. Una ricchezza oggi detenuta, per la maggiore parte, da coloro che sono nati tra gli inizi degli anni Quaranta e la fine degli anni Sessanta e che stanno gradualmente trasferendo alle persone a loro più vicine, più giovani d’età” spiega l’amministratore delegato. Queste generazioni più giovani hanno esigenze diverse rispetto a coloro da cui hanno ereditato, anche perché alcuni si trovano ad avere “più patrimonio che reddito, dato il rallentamento di generazione di nuova ricchezza”. Ciò significa che, per mantenere lo stesso stile di vita con cui sono cresciuti, dovranno gestire il patrimonio ereditato o che gli è stato traferito in modo più efficiente e conveniente, richiamando così altri due punti cardine del modello Fineco.

 


Avatar di Sconosciuto
Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav