Lo scarto di Biden su Trump sembra ampio ma l’incertezza rimane, visto il peso in Usa dei collegi elettorali, l’incertezza ancora presente tra i votanti e il voto per corrispondenza. In particolare, quest’ultimo aspetto è fonte di grande frizione tra democratici e repubblicani. Sembrerebbe che siano numerosi gli americani che hanno scelto il voto per posta: milioni di schede sono già state inviate e, per alcuni stati, il loro conteggio continuerà anche dopo la chiusura delle elezioni. Storicamente, il voto per posta è largamente usato dai sostenitori del partito democratico.
Questo importante appuntamento politico avviene in un contesto controverso, con la pandemia ancora in crescita, le proteste nelle piazze e un confronto politico che è sempre più polarizzato e infuocato. Proprio per le dinamiche di voto sopra descritte, sarà cruciale vedere la reazione del presidente in carica nel caso la vittoria di uno dei due contendenti non sia netta e necessiti della fine dello spogli del voto per posta. C’è quindi la possibilità che potrebbero occorrere giorni prima di avere un risultato definitivo.
Il rischio di un testa a testa
Il rischio di un risultato testa a testa è che possano sorgere delle dispute legali o che ci si possa addirittura trovare di fronte a una “contingent election”: in tale circostanza il presidente verrebbe eletto dalla Camera dei rappresentati e il vice- presidente dal Senato. Sicuramente una evoluzione non auspicabile.
Tuttavia va ricordato che, anche quado ci fu la disputa tra Bush e Gore sulle presidenziali del 2000, sottolinea Ken Taubes, cio Us presso Amundi Pioneer, durante un recente webinar “On the Eve of the Most Divisive US Presidential Elections” (all’evento hanno partecipato oltre a Taubes, Jean-Jacques Barbéris, Executive Committee Member Head of Institutional clients and corporate coverage Supervision of ESG Business Line di Amundi e Gillian Tett commentatrice e giornalista del Financial Times) il mondo non “cadde a pezzi”.
I dati a disposizione mostrano come Biden sia in vantaggio ma ci sono due aspetti che non vanno dimenticati, rimarca Taubes. Il primo riguarda la figura di Trump che, negli ultimi tre anni, è diventata sempre più controversa, ma non è escluso che continui a godere di un consenso celato all’interno della classe medio alta che ha tratto vantaggi dalle sue politiche fiscali. Il secondo è che l’attuale inquilino della Casa Bianca sembra stia raccogliendo consenso anche tra le minoranze, vista la sua presunta capacità di aver aumentato le opportunità di lavoro e anche scolastiche. Inoltre, bisognerà vedere se la campagna di Biden volta a trasformare queste elezioni in un referendum sul comportamento e la personalità di Trump avrà successo. In base ad alcune recenti rilevazioni la maggioranza degli americani (anche se contenuta) ritiene di stare economicamente meglio oggi rispetto a quattro anni fa. Bisognerà quindi prendere in considerazione, sostiene sempre Taubes, anche la possibilità che questi ultimi votino guardando più al “portafoglio” che alla personalità del presidente in carica.
Quanto conta l’economia
“It’s the economy, stupid!”, varrà ancora? Non è escluso, anche se la discutibile gestione della pandemia da parte della amministrazione Trump ha generato molta insoddisfazione. Un esempio su tutti potrebbe essere quello del voto femminile. Nelle precedenti elezioni più del 50% delle donne ha votato per Trump ma la crisi causata della pandemia le ha particolarmente colpite e hanno però perso il posto di lavoro molto più di quanto non sia successo agli uomini. Secondo quanto pubblicato dal National Women’s Law Center, tra agosto e settembre, quasi 1,1 milioni di lavoratori di età pari o superiore a 20 anni hanno perso o non cercano più lavoro. Di questi lavoratori, 865.000 sono donne.
Quali novità con Biden?
Un programma di stimolo all’economia, investimenti infrastrutturali, un rafforzamento dell’Obamacare e un rilancio, anche se con sfumature diverse del Green New Deal. Ci saranno anche dei cambiamenti legati alla politica internazionale, probabilmente con un riavvicinamento all’Europa, mentre la questione cinese rimarrà ancora un problema anche se con ton più sfumati. Certo, bisognerà vedere se i democratici riusciranno a conquistare anche il Senato, fattore quest’ultimo che impegnerebbe ancora di più la nuova amministrazione (nel caso di vittoria di Biden) a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e adottare misure per affrontare il crescente problema delle diseguaglianze, richieste a gran voce da parte della componente più a radicale del partito.
E il mercato?
Le piazze finanziarie hanno iniziato a prezzare il lockdown in Europa e gli Stati stanno attendendo il risultato delle elezioni e l’evolversi della pandemia. Alla domanda quale sarà la situazione da qui ad un anno, Ken Taubes, nella conferenza citata in precedenza, si attende un miglioramento economico, grazie anche ai progressi sia nelle terapie sia nel vaccino contro il Covid. Inoltre c’è una incredibile domanda latente, soprattutto nel settore dei servizi, pronta ad emergere nel momento in cui la situazione si stabilizzasse: lo si è visto soprattutto negli Stati Uniti quando si sono allentate le misure di contenimento. Il Pil negli Usa del terzo trimestre ha segnato un dato forte, ma è anche vero che il rapporto debito/Pil sta continuando a salire e non sembra esserci particolare preoccupazione sul disavanzo fiscale , in un contesto di tassi reali molto bassi. Ciò comporta che, nel lungo periodo, ci potrebbero essere effetti negativi sul dollaro. Infine, qualsiasi sia il risultato elettorale, è presumibile che vi saranno ulteriori misure di stimolo fiscale, insieme ad una politica monetaria estremamente espansiva. Il mercato azionario americano gira a multipli troppo elevati? Il cio Us di Amundi invita ad osservare come, nell’ultimo anno, l’S&P sia salito di circa il 15% e l’S&P equal weighted del 2,5% , con quasi 13 punti di differenza di performance. La differenza di andamento è ancora più stridente se si raffrontano i titoli value rispetto a quelli growth. Qualsiasi sia il vincitore delle presidenziali, ci saranno degli stimoli fiscali e, con un maggior contenimento del virus, ci sarà più spazio per un allargamento dell’interesse degli investitori a tutto il mercato e trovare opportunità in aziende industriali o cicliche e chiudere i gap di performance che si sono creati in questi ultimi mesi.
Ora non resta che attendere lo spoglio delle schede.
Redazione
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