
La view di Michael Illig, gestore di Flossbach von Storch – Global Quality
Come la nostra strategia di qualità aiuta a limitare i rischi nel portafoglio anche nel conflitto commerciale in corso con la Casa bianca
Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 2 aprile, ha lanciato una dichiarazione di guerra economica ai partner commerciali del suo Paese, gli investitori hanno vissuto un autentico shock sui mercati finanziari.
L’incertezza era, per un certo periodo, paragonabile a quella dell’inizio della pandemia di Covid-19 nel primo trimestre del 2020. Nel frattempo, i dazi all’importazione sono stati parzialmente posticipati di 90 giorni e i mercati hanno (per ora) registrato un recupero.
Tuttavia, le misure non sono state annullate; se dovessero essere attuate come previsto, le conseguenze economiche sarebbero drammatiche. In questo “scenario peggiore”, potremmo persino affrontare una profonda e duratura depressione come negli anni ’30, l’ultima volta in cui gli Usa imposero dazi di entità simile. In tal caso, ci sarebbe ancora un notevole potenziale di ribasso per le stime sugli utili aziendali e per le quotazioni azionarie.
Poco probabile il peggio
Riteniamo però questo scenario poco probabile e ci sembra più realistico che la versione finale sarà attenuata. L’amministrazione Trump ha infatti lasciato intendere più volte che i dazi sono negoziabili e si è mostrata colpita dalla forte reazione negativa dei mercati e dalle preoccupazioni espresse da molti leader aziendali.
È probabile, comunque, che il nuovo regime tariffario rimanga a un livello più elevato rispetto a prima del 2 aprile, senza contare le incertezze derivanti da interminabili negoziati su nuove condizioni commerciali.
Ciò potrebbe rallentare la crescita economica globale, aumentare i prezzi e rappresentare un freno agli utili aziendali. Le probabilità di una recessione a breve termine, in particolare negli Usa, sono quindi significativamente aumentate. Occorre anche ricordare che questa crisi è di natura umana e cambiamenti d’opinione improvvisi da parte del presidente Trump non sono rari. Potrebbero quindi verificarsi mutamenti di rotta politica, dovuti a effetti di retroazione da parte dell’economia reale o dei mercati finanziari.
Da un lato, lo stesso presidente americano potrebbe decidere un cambio di rotta se gli effetti della politica tariffaria dovessero compromettere i suoi consensi. Dall’altro, la sua crescente impopolarità potrebbe incoraggiare i politici repubblicani ad assumere, con maggiore decisione, un ruolo correttivo.
Quanto più marcato sarà il calo dell’economia e dei mercati azionari statunitensi, tanto più probabile sarà un cambiamento di direzione. Lo spettro degli sviluppi possibili si è quindi ampliato e un crollo marcato della congiuntura e degli utili aziendali non è affatto una certezza.
Una posizione eccessivamente difensiva non ci sembra pertanto sensata, perché significherebbe rinunciare anche alle opportunità di rendimenti interessanti a medio-lungo termine.
Riteniamo, invece, fondamentale essere pronti ad affrontare tali rischi, anche se non è possibile prevedere con precisione, né la loro probabilità, né il momento in cui si verificheranno.
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Redazione
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