a cura di Pinuccia Parini
Sembra che in Cina si stia assistendo al ritorno di un atteggiamento pragmatico, in particolare nella gestione di due fattori che hanno avuto un impatto sull’attività economica del paese: la tolleranza zero nei confronti del Covid e la crisi del mercato immobiliare.
Per quanto riguarda il primo aspetto, da novembre in poi si è assistito a una graduale mitigazione delle misure restrittive. La possibilità di convivere con la variante Omicron sembra che sia stata accettata dalle autorità cinesi, tanto che c’è la sensazione che si sia di fronte a una vera e propria inversione di atteggiamento nella gestione della pandemia. La mancanza di dati che diano un chiaro quadro di come il virus si stia diffondendo nel paese non è un fattore che rasserena, soprattutto per gli osservatori esterni che hanno ancora vivo il ricordo di ciò che successe a gennaio 2020.
Fatta questa premessa, se è lecito nutrire alcune preoccupazioni, lo è anche pensare che l’epilogo di questi giorni era forse inevitabile, viste le misure di restrizioni imposte in precedenza dalle autorità. Le eventuali ricadute economiche e sociali sono al momento difficili da quantificare. La leadership cinese non esce certo rafforzata dalla gestione del Covid, dove ha mostrato i limiti di una nazione che ha deciso di “chiudersi” su se stessa, da diversi punti di vista. Tuttavia, per il momento, non si intravedono rischi di instabilità politica, visto che il recente XX congresso del Partito comunista cinese ha confermato l’attuale nomenclatura.
CAMBIO SUL REAL ESTATE
È anche cambiato l’atteggiamento di Pechino nella gestione della crisi immobiliare. Lo scorso dicembre, la Cina ha presentato 16 misure di sostegno per garantire lo sviluppo costante del settore, una decisione importante per stabilizzare le aspettative del mercato sullo stato di salute del real estate. Come riportato dagli organi di stampa, la People’s Bank of China e la China Banking and Insurance Regulatory Commission hanno affermato che è necessario fare notevoli sforzi per stabilizzare i prestiti allo sviluppo immobiliare e trattare i developer, sia pubblici, sia privati, come se fossero uguali. L’impegno congiunto dei due istituti, insieme a quello del governo a sostenere le autorità locali nella definizione dei limiti inferiori degli acconti e dei tassi di interesse dei mutui, in base alla situazione effettiva dei mercati immobiliari locali, dovrebbero aiutare a lenire le difficoltà del settore. In sintesi, si può affermare che Pechino ha chiesto al sistema bancario di collaborare, in modo fattivo, al sostegno del mercato immobiliare. Se si sia di fronte o meno a un vero punto di svolta è forse prematuro affermarlo, ma sono molto chiari l’impegno e la determinazione del governo ad affrontare il problema.
Basteranno questi due fattori ad accelerare la crescita cinese e a generare un ritorno di ottimismo sulle piazze finanziarie? È questo il tema principale toccato dai vari interventi che hanno animato il Focus Cina.
Leggi i contributi
abrdn: «Siamo fiduciosi nella crescita a lungo termine della Cina»
Amundi: «Una crescita ancora con target ambiziosi»
Fidelity International: «La crescente domanda di sostenibilità farà da traino»
Kraneshares: «I titoli cinesi sono a sconto»
Hsbc: «Ci concentriamo su titoli growth di qualità»

