Nonostante il processo di disruption abbia già diversi anni alle spalle, probabilmente in questo campo c’è ancora molto da scoprire. E non si tratta solamente di nicchie, ma di sottosettori che possono rappresentare vere e proprie praterie dove muoversi. È interessante il fatto che su questo punto i manager intervistati da Fondi&Sicav hanno tutti offerto importanti visioni e opportunità sulle quali un gestore attivo può ottenere risultati di grande rilievo.
Paolo Proli (Amundi): «Non è stata ancora approfondita sufficientemente la relazione che c’è tra “innovability” e sostenibilità. Su quest’ultima, si è visto negli ultimi anni crescere in modo significativo l’attenzione, grazie anche a una serie di iniziative a livello internazionale: l’Agenda 2030, l’enciclica del papa sull’ambiente e l’accordo di Cop 21 di Parigi. Grande enfasi, quindi, viene posta sugli aspetti legati all’ambiente e al clima, ma anche a quelli sociali e di governance, come l’esperienza del Covid ci ha insegnato. Bisognerà sforzarsi di rendere più visibile e misurabile l’adozione dei criteri di sostenibilità, affinché risulti più credibile al cliente stesso che quanto formulato all’interno delle politiche di investimento ha poi un concreto impatto sociale. Il social impact, in particolare, oltre a essere un fattore di resilienza, diventerà anche un’importante fonte di rendimento. Noi stiamo assecondando il tema della transizione energetica già sul mercato azionario, ma riteniamo che si rafforzerà sempre più l’interesse per i green bond, un trend già in crescita e all’interno del quale il nostro gruppo bancario è presente in modo molto attivo. Con uno sguardo nel futuro, potremmo assistere anche a un maggiore interesse per le B-corporation e forse, nel futuro, potremmo vedere nascere il primo fondo che investe in questa tipologia di aziende».
Giannico (Raiffeisen): «Sono sicuramente d’accordo con quanto affermato circa l’importanza dello sviluppo e dell’integrazione di nuovi modelli di entertainment, come, ad esempio, l’animazione in 3d e i videogiochi, che vengono sempre più scoperti da aziende di settori finora molto lontani, come ad esempio il lusso. Queste piattaforme rappresentano l’unica maniera per veicolare messaggi pubblicitari e promozionali in grado di raggiungere un pubblico restio e difficile come quello dei millennial e della generazione Z. Purtroppo si tratta di comparti dove Usa e Asia, e persino realtà come Canada e Nuova Zelanda, appaiono molto più avanti dell’Europa, che rischia di rimanere anche culturalmente indietro. Quest’ultima vanta, dall’altra parte, un vantaggio competitivo notevole nella fornitura di tecnologie e servizi in grado di supportare la transizione verso un mondo più sostenibile, i cui costi si stanno peraltro notevolmente abbassando. In questo campo, con un attento stock picking, è possibile identificare una serie di nomi, spesso small e mid cap, in varie filiere non ancora ben comprese dagli investitori, che hanno potenzialità notevolissime di creare valore per gli azionisti. Infine, come tema di nicchia in un possibile futuro, identificherei il decollo dell’economia all’idrogeno, che potrebbe sul lungo termine fare concorrenza all’elettrico nell’auto o soppiantare l’uso del gas a livello domestico».
Nelli (Pimco): «Noi guardiamo al tema della “ciclicità 2.0”: un’economia verde e digitale. Potrà sembrare scontato, ma per Pimco la transizione da idrocarburi a energie rinnovabili è un argomento dominante, perché il cambiamento climatico ha ripercussioni sulla vita umana e sull’attività economica. Basterebbe pensare che per il 65% del Pil globale il passaggio al solare e all’eolico dalle fonti non rinnovabili potrebbe avvenire a parità di costo. Riteniamo che la filiera produttiva delle batterie elettriche, che è molto complessa, apra diverse opportunità di investimento, così come le nuove tecnologie che riducono le emissioni di CO2 nell’atmosfera e l’utilizzo dell’idrogeno come fonte energetica alternativa. Infine, seguiamo con grande attenzione la filiera dei produttori di semiconduttori, perché è il segmento da cui emergeranno importanti contributi al processo di digitalizzazione e alla nascita e alla diffusione di nuove applicazioni tecnologiche».
Berglund (Comgest): «Sicuramente, come già sottolineato, l’idrogeno potrà rappresentare in futuro una tematica sempre più interessante. In generale, tutto ciò che riguarda la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di energia che sia allo stesso tempo pulita e a prezzi ragionevoli costituisce un elemento fondamentale verso la transizione a un’economia sostenibile. Inoltre, a mio avviso, ancora non è stato ben valutato l’impatto dell’intelligenza artificiale e della robotica. Nonostante se ne parli molto, il mondo ancora non ha cominciato a usare i robot, se non per una piccola quota delle loro potenzialità. Poi la pandemia ha posto un’attenzione ancora più intensa su tutto ciò che è innovazione in ambito healthcare. Per questa ragione abbiamo investito su un’azienda come M3, un gruppo giapponese che fornisce servizi di cura della salute via internet, sorto, come abbiamo visto, in un paese che fino a poco tempo fa non mostrava una particolare rapidità nel digitalizzarsi. Ciò cui stiamo assistendo adesso è il dischiudersi di una serie di trasformazioni in quasi tutti i settori importanti: un esempio potrebbe essere per la logistica l’uso su vasta scala dei droni».
Scolletta (Allianz): «Per noi di Allianz Global Investors, che abbiamo come motto Active is, la gestione degli investimenti e la scelta dei temi da sviluppare nei portafogli non possono prescindere dal pilastro rappresentato dal risk management attivo. Sono due i temi che dovrebbero attirare l’attenzione del mercato. Il primo è strettamente legato al mondo che cambia e che sarà sempre più permeato da tecnologia e intelligenza artificiale in tutti i settori produttivi: pertanto per coprirsi dai rischi possibili, la cybersecurity deve necessariamente assumere maggiore interesse. In questo caso parliamo di investimenti, sia in aziende che offrono servizi di sicurezza informatica come attività primaria, sia di investimenti in aziende che si dotano di solidi sistemi di sicurezza informatica, siano esse banche, assicurazioni, produttori di servizi sanitari o più tradizionalmente industriali meccanici. Chi si espone a rischi informatici ha molte più probabilità di generare perdite anche ingenti: per questo la cybersecurity è un tema fondamentale. Recentemente abbiamo osservato che “bachi” nei sistemi di protezione della privacy e vulnerabilità ad attacchi informatici generano ingenti perdite finanziarie oltre a una forte riduzione del valore del capitale di rischio. Ultima, ma non per importanza, è la valutazione dei rischi Esg: ciò significa una predilezione per quelle aziende che hanno un’ottima governance, un’attenta gestione del proprio personale e dei rapporti con clienti e fornitori e un minore impatto negativo sull’ambiente. Il rispetto dei criteri di selezione Esg è sinonimo di solidità e crescita organica. Ancora oggi si considera (a torto) l’Esg come un settore e non come un criterio di selezione e investimento. Pertanto, se ne parla, ma ancora gli investimenti in tale ambito non sono adeguati all’importanza che invece dovrebbero avere. Tutto ciò può essere tradotto in una parola: sostenibilità, nel senso più letterale del termine. Il trend del futuro è la sostenibilità degli investimenti. Si deve investire in ciò che è destinato a durare: andare dietro a mode momentanee non è mai stata una buona scelta, mentre è fondamentale costruire solidi portafogli resilienti che guardino al futuro in maniera sostenibile».
Negro (Gsam): «Nel continuo lavoro di ricerca di ambiti inesplorati, crediamo che l’area healthtech possa essere di grande interesse e, nello specifico, il riferimento è a segmenti quali la medicina digitale, lo studio del genoma, la chirurgia di precisione e quella a distanza. Da qui possono emergere tante applicazioni con potenziali significativi impatti sul mondo sanitario, perché l’avanzamento tecnologico porta non solo a una riduzione dei costi, ma anche a una diminuzione dei tempi di realizzazione di nuovi metodi di intervento e di cura medica. Lo si è visto nel caso della pandemia, che ha dimostrato che le aziende sono riuscite a mettere a fattore comune una serie di dati e informazioni che, oltre a studiare il virus, sembra stiano permettendo di sviluppare vaccini in tempi brevi. I temi legati all’ambiente rimangono dominanti, soprattutto pensando alle nuove applicazioni che possono essere sviluppate e che servono a contenere gli impatti dell’attività umana sul pianeta. Ci sono inoltre segmenti dove si sta assistendo allo sviluppo di nuove tecnologie che aiuteranno il mondo dell’industria, che produrranno nuove dinamiche la cui potenzialità è al momento ancora difficile da quantificare, ma che è necessario seguire e monitorare».
Gussago (Pictet): «Se si guardano le mappe del risparmio di Assogestioni, si evince che si parla tanto di strumenti Esg, ma questi rappresentano una piccola parte di un mondo di investimenti ancora distante dalle logiche vere di sostenibilità. Oggi sostenibilità e sviluppo tecnologico vanno fortunatamente nella stessa direzione e quindi il trend più potente sarà la finanziarizzazione di un processo già dirompente sul lato economico e che, per esempio, ha portato la produzione di energia solare a costare l’80% in meno rispetto a un paio di lustri fa, cosi come la produzione eolica costa il 45% in meno e le batterie al litio delle automobili il 90%. È solo un esempio per testimoniare che oggi abbiamo costi ed economie di scala differenti, che rendono questo binomio profittevole per le aziende che affrontano la transizione green ad alto contenuto tecnologico. Dall’industria ai trasporti, l’intera filiera sarà più virtuosa e accompagnata da bilanci sempre più solidi».
Mazzurana (Capital): «Penso che il pubblico non abbia ancora del tutto colto l’impatto dell’industria dei videogiochi su una serie di settori. Il gaming, infatti, si sta trasformando sempre più in una sorta di entertainment platform su cui veicolare contenuti di vario tipo. Basti pensare a quanto fatto di recente da un gruppo come Epic Games, creatori di Fortnite, uno dei giochi più popolari di ogni tempo (125 milioni di user a livello globale). Epic ha infatti promosso diversi eventi in streaming la scorsa primavera che hanno visto la partecipazione di circa 45 milioni di utenti. In pratica le grandi piattaforme di gaming online si stanno trasformando in una sorta di utility per le generazioni più giovani. Con questo concetto generalmente intendiamo un’azienda che eroga alcuni servizi di base che sono nelle nostre case sempre disponibili a essere utilizzati e accesi in qualunque momento della giornata e qualunque sia la condizione economica in cui una famiglia possa trovarsi. Diversi settori merceologici interessati a guadagnare l’attenzione dei giovanissimi potrebbero sempre di più interagire con le aziende di videogiochi per commercializzare i loro prodotti. Ritengo che ancora gli investitori non abbiano compreso la portata della crescente importanza del settore del gaming nella direzione di questo modello».
Iotti (Aberdeen): «Rispondere a questa domanda certamente non è facile. Però, noi abbiamo notato un fenomeno molto interessante: i millennial più giovani e la generazione Z, che sta cominciando adesso ad affacciarsi al mondo del lavoro, sembrano molto meno propensi rispetto ai loro padri o fratelli maggiori a lavorare all’interno di grandi strutture aziendali rigide e gerarchizzate. Di conseguenza sempre più spesso diverse funzioni aziendali, dal marketing all’amministrazione, vengono in misura crescente spostate in outsourcing. Per questa ragione noi abbiamo investito in un gruppo come Fiverr, un’azienda israeliana che appunto fornisce un servizio fondamentale per questo paradigma, ossia una piattaforma dove domanda e offerta di lavoro freelance possono incontrarsi».
Redazione
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