Pensate che la disruption sia un fenomeno provocato solo da una sempre più rapida innovazione tecnologica o è da intendere in senso più lato?
«Riteniamo che il termine disruption non sia un concetto che riguarda esclusivamente l’innovazione tecnologica. Esso indica una discontinuità all’interno di un andamento lineare che segna un salto evolutivo. Sicuramente la tecnologia è stata il catalizzatore di questi momenti di discontinuità: lo abbiamo visto prima con internet e poi con il progressivo processo di digitalizzazione che ormai riguarda gli ambiti più diversi. L’utilizzo della tecnologia wireless ha impresso una vera e propria accelerazione, con un aumento delle tipologie di applicazioni e il loro utilizzo, che saranno ulteriormente potenziati con l’introduzione del 5G. Ma è pur vero che si è assistito anche a veri e propri cambiamenti di business model delle aziende che non hanno riguardato solo l’aspetto tecnologico».
Che cosa significa tutto ciò per gli investitori?
«Gsam ha identificato alcuni temi di investimento in virtù di applicazioni tecnologiche innovative utilizzate in vari ambiti. Inoltre la pandemia Covid-19 ha trasformato molti aspetti della nostra vita quotidiana, portandoci ad adottare abitudini che già erano proprie dei “millennials”, ma che ora sono diventate sempre più diffuse. Il “mindset dei millennials” sta diventando virale ed è un’onda lunga che influenza trasversalmente molte fasce generazionali e molti settori. Il nostro impegno è sapere distinguere tra le aziende che stanno attraversando una fase positiva momentanea e quelle che, invece, sono caratterizzate da un vantaggio strutturale derivante da questo ciclo di innovazione. Pensiamo che la nuova realtà online durerà oltre la crisi sanitaria e che tutte quelle imprese che hanno un’impronta digitale sapranno offrire prestazioni più elevate. Lo abbiamo già visto nel campo dell’e-commerce, dell’e-learning, dell’online entertainment e con le infrastrutture che hanno permesso e facilitato il lavoro da remoto».
Quali sono i settori che saranno maggiormente trasformati da questa rivoluzione?
«Lo sforzo che portiamo avanti è cercare elementi di discontinuità all’interno di tutto il nostro universo investibile. Si possono fare diversi esempi in merito. Ci aspettiamo che l’assistenza sanitaria rimanga in cima all’agenda politica dei governi, anche dopo che sarà stato trovato il vaccino per il Covid-19. Per questo motivo, pensiamo che ci saranno incentivi a sperimentare nuovi farmaci e nuovi metodi, sia di diagnostica, sia di cura attraverso la genomica e la medicina di precisione. La telemedicina arriverà anche nelle aree geografiche rurali o meno sviluppate, favorendo le aziende che forniscono infrastrutture sanitarie digitali. Il cambiamento climatico sta spingendo le società a sfruttare la ricerca e lo sviluppo per mettere in campo capacità imprenditoriali per erogare servizi che tengano in considerazione gli impatti ambientali. Le interruzioni della produzione dovute al lockdown hanno portato le imprese a rivedere la catena di approvvigionamento, dove riteniamo che si assisterà a una sempre maggiore automazione dei processi. Più in generale, le tecnologie di produzione, comprese l’automazione e la robotica, possono avere un impatto su ogni settore in cui investiamo. E, infine, riflettendoci, anche tutto l’interesse che è emerso per i temi legati alla sostenibilità può essere considerato disruptive, perché di fatto sta cambiando il modello di gestione delle aziende e le priorità da rispettare».
Potete portare alcuni esempi specifici di settori maggiormente coinvolti?
«Secondo Gsam, tutti i settori saranno gradualmente coinvolti dalla disruption e ciò avverrà a livello globale. Sarà poi importante guardare con attenzione a coloro che potenzialmente saranno i leader tecnologici del futuro e, per questo motivo, un focus particolare dovrà essere posto su quelle aziende di piccola e media dimensione capaci di generare una forte crescita nei prossimi anni».
Redazione
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