A parlare della sorpresa Cina sui listini equity è Caroline Maurer, head of China and Core Asia Equities di Hsbc Asset Management
Su quali principi si basa il vostro stile di investimento?
«Il nostro stile di investimento può essere definito come un approccio fondamentale bottom-up e le aziende che analizziamo e che inseriamo nelle nostre strategie presentano caratteristiche quality growth. Nel concreto, cerchiamo gruppi in grado di accrescere in misura rilevante i propri profitti nel tempo in maniera sostenibile, grazie a fondamentali solidi. Le azioni che compriamo sono legate a temi e settori le cui dinamiche cerchiamo di comprendere nella maniera migliore possibile».
Che cosa sta guidando l’intenso recupero delle principali azioni cinesi?
«L’attuale ripresa dell’equity cinese può essere divisa in due fasi. Inizialmente, a prevalere sono stati fattori macro, in particolar modo il fatto che era diventato evidente che il governo si è impegnato a stimolare la crescita, sia nei consumi, sia dei mercati dei capitali, grazie a una serie di misure di stimolo, che hanno fornito un notevole supporto. Ciò ha limitato il ribasso delle valutazioni che, nel caso del settore tecnologico, erano particolarmente depresse. Queste politiche hanno innescato un rerating dai minimi degli ultimi anni, visti nei primi mesi del 2024. Da qualche tempo, però, si sta assistendo alla nascita di una nuova fase di espansione dell’economia della Cina, che dovrebbe essere guidata da una ripresa dei consumi, che a sua volta si dovrebbe tradurre in un aumento di ricavi, margini e profitti, in particolare per i protagonisti dell’hi-tech e della manifattura più avanzata».
Quale quadro emerge dai dati sugli utili dei maggiori gruppi hi-tech?
«Per alcune specifiche società, i dati trimestrali di recente pubblicati evidenziano già un recupero degli utili, grazie anche a una maggiore attenzione ai rendimenti degli azionisti. Per molto tempo, infatti, la Cina ha mostrato incrementi del Pil giganteschi e i maggiori gruppi del Paese, specialmente in ambito tecnologico, hanno dunque adottato un paradigma di crescita a tutti i costi, dedicando enormi risorse per investire in una moltitudine di linee di business. L’obiettivo era infatti di raggiungere dimensioni sufficientemente grandi per ottenere una posizione di leadership e non essere lasciati indietro in un ambiente caratterizzato dalla rapida creazione di colossi. Ciò è andato spesso a discapito dei risultati aziendali, mentre al giorno d’oggi in diverse realtà corporate prevale un atteggiamento più cauto. Il focus è concentrato sulle aree di business che offrono i migliori risultati; contemporaneamente in diversi casi sono stati varati importanti piani di riacquisto delle proprie azioni».
Che cosa pensate dell’esplosione dell’Ai cinese?
«L’intelligenza artificiale è un’area che è ancora agli albori del proprio sviluppo: pertanto è praticamente impossibile, allo stato attuale, fare una previsione sui tempi e i modi del suo impatto su vari settori economici. Ugualmente tuttora non sappiamo quali saranno i vincitori di domani in questa corsa all’innovazione. Per la Cina, però, è importante dimostrare di essere nella competizione e sicuramente, da questo punto di vista, le aziende locali stanno dimostrando di essere decisamente competitive. Vediamo una forte crescita della diffusione dell’Ai in ambiti come i veicoli a guida autonoma, gli applicativi per i dispositivi mobili, la manifattura di alta qualità e molti altri. Ciò sta anche spingendo il settore dei data center e dei servizi cloud nazionali, di cui l’Ai fa un grande uso».
Le limitazioni nell’accesso ad alcune tecnologie dei semiconduttori sono un freno insormontabile?
«Aziende come DeepSeek e Alibaba hanno immesso sul mercato prodotti che hanno riscosso un grande successo da parte degli utenti in tutto il mondo, nonostante l’impossibilità di avere accesso ad alcune delle tecnologie più avanzate nell’ambito dei semiconduttori. Ciò è stato possibile perché i passi in avanti compiuti dalla Cina nella localizzazione di intere filiere dei microchip sono stati notevoli. In alcuni segmenti di questo vasto comparto, la Prc sta diventando un esportatore netto, uno sviluppo fino a pochi anni fa quasi impensabile».
L’auto a guida autonoma sarà una realtà in tempi brevi in Cina?
«Il veicolo a guida autonoma rappresenta un’area di grande interesse. Esiste già una legge a livello nazionale che permette di automatizzare alcune funzioni di guida, mentre in specifiche aree (ad esempio, alcuni quartieri di Pechino) sono disponibili taxi completamente automatizzati. La Cina vanta una posizione di leadership nell’ambito dei veicoli elettrici: molti dei nuovi modelli sono equipaggiati con una grande quantità di sensori e telecamere e di software in grado di elaborare velocemente un’enorme mole di dati. Questo ecosistema offre un vantaggio competitivo notevole nel passare a un paradigma incentrato sulla guida automatizzata».
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

