Tutto sembra indicare un soft landing per l’economia Usa. Il rischio principale per le small cap resta la persistenza di tassi elevati. A colloquio con Johan Van Geeteruyen, Cio fundamental equity, Dpam

Negli ultimi anni, le small cap Usa non hanno tenuto il passo delle large cap. Credete che in futuro possano materializzarsi condizioni più favorevoli al segmento dei titoli a bassa capitalizzazione?

Le small cap si trovano ad affrontare sfide importanti in scenari di hard e soft landing, dati i loro bilanci più deboli e i ricavi più volatili, che le rendono suscettibili alle flessioni cicliche.
L’analisi storica di uno studio di State Street suggerisce che, in media, il momento ottimale per investire in small cap è a circa tre o quattro mesi dall’inizio di una recessione, mantenendo queste esposizioni per uno o tre anni.
Le small cap di solito performano positivamente quando l’inflazione diminuisce e gli indicatori anticipatori raggiungono il loro picco, indicando una fase iniziale del ciclo. Tuttavia, le attuali condizioni di mercato sembrano riflettere un sentimento di fine ciclo.
Le considerazioni sulla valutazione supportano ulteriormente la decisione di assumere posizioni nelle small cap. Molte società statunitensi a piccola capitalizzazione stanno ancora dimostrando la loro redditività.
È fondamentale valutare non solo i multipli come P/E e P/B (prezzo/valore contabile), ma anche il track record di una società. Mentre le large cap statunitensi non possono essere considerate poco costose oggi, la sottoperformance relativa delle small cap, con un calo del 20% dal picco, incorpora già i nuovi ordini PMI molto bassi.
In un contesto storico, le valutazioni relative appaiono interessanti e quelle assolute si avvicinano ai livelli registrati nelle precedenti recessioni. Dal giugno 2022, il Russell 2000 è rimasto confinato in un trading range di 1600-2000. Attualmente si aggira vicino al limite superiore, spinto dal recente calo dei tassi di interesse a lungo termine, ma manca un catalizzatore convincente per un breakout.
In quali settori dell’economia Usa ritenete si possano individuare le migliori opportunità per investire nelle small cap?
Per noi, un atterraggio morbido è da considerarsi lo scenario di base per gli Stati Uniti. Tuttavia, anche in questo scenario, permane un rischio per le small cap statunitensi se i tassi d’interesse persistessero a livelli elevati.
Le small cap statunitensi presentano una posizione sovrappesata nei settori ciclici, in particolare nell’ambito dei titoli finanziari, dove una parte consistente è allocata alle banche regionali.
In particolare, il peso maggiore delle small cap statunitensi è nel settore difensivo HealthCare, ma vi è anche un’esposizione significativa al segmento più rischioso della sanità, ossia Biotech. Opportunità emergono nei settori industriali e dell’Information Technology.
Nonostante le sfide a breve termine, le small cap statunitensi rimangono un’asset class interessante nel lungo periodo, in quanto offrono una crescita degli utili per azione (EPS) superiore a quella delle large cap, contribuendo storicamente alla loro sovraperformance. Tuttavia, è fondamentale una chiara comprensione dell’attuale fase del ciclo economico
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

