Rimaniamo cauti sulle azioni e crediamo che il credito Investment Grade sia ancora allettante su base relativa. Thomas Hempell, Head of Macro & Market Research di Generali Investments

 

A distanza di un anno dall’invasione della Russia, le azioni globali si sono riprese dal crollo iniziale, anche se registrano ancora un calo del 4,3% dal 24 febbraio 2022. I mercati obbligazionari, al contrario, hanno subito un duro colpo.

Thomas Hempell
Anche se i prezzi del gas, del petrolio e della maggior parte delle materie prime sono scesi ai livelli pre-invasione, le preoccupazioni sull’inflazione continuano a pesare sulle obbligazioni, con i mercati dei titoli di stato europei in calo di quasi il 25% e i rendimenti dei Bund a 10 anni in aumento di circa 240 punti base.

Dopo l’ottimismo dei mercati nelle più contenute valutazioni circa l’inflazione a inizio anno, febbraio ha rappresentato una doccia fredda sulle speranze di una rapida normalizzazione. L’inflazione complessiva è destinata a continuare a diminuire per il calo dei prezzi dell’energia e degli effetti base. Ma la viscosità dell’inflazione di fondo ha messo a nudo il lavoro incompiuto delle banche centrali. Nell’area dell’euro, ha consolidato la sua ascesa sino a un massimo storico del 5,3% a gennaio.

Un mercato del lavoro teso, con continui incrementi occupazionali, indica significativi aumenti salariali fino a tutto il 2023, supportati da una resilienza dell’economia migliore del previsto. Negli Stati Uniti, i forti consumi, i livelli salariali e l’inflazione core PCE (incluse le revisioni al rialzo dei numeri di dicembre) hanno spazzato via il progresso di disinflazione menzionato dal presidente della Fed Powell, sulla base di stime inizialmente più favorevoli.

Pertanto, la complessa battaglia contro l’inflazione delle banche centrali sta diventando ancora più dura. Abbiamo aggiornato le nostre previsioni sui tassi terminali per Fed (+50 punti base a 5,75% entro l’estate) e BCE (3,75%, +25 punti base), e la valutazione del mercato che prezza il primo taglio dei tassi ad inizio 2024 si dimostrerà probabilmente ottimista nel caso della BCE.

I venti contrari sui mercati derivanti dalla politica monetaria sono stati mitigati dal sostegno della crescita dai minimi in Europa e dal rimbalzo della riapertura in Cina. La resilienza dei recenti dati sull’attività negli Stati Uniti, tuttavia, dovrà ancora superare la prova dei nuovi numeri di febbraio, poiché il clima mite all’inizio dell’anno potrebbe aver distorto favorevolmente il quadro. Gli indicatori anticipatori continuano a dare forti segnali di contrazione.

Nel breve termine, la necessità di prolungati rialzi dei tassi potrebbe consentire un moderato ulteriore rialzo ai rendimenti core. Ma la trasmissione degli aumenti dei tassi ufficiali verso i rendimenti a più lunga scadenza sarà sempre più frenata dai timori del mercato che le banche centrali possano stringere eccessivamente.

Gli asset rischiosi risentiranno del vento contrario della politica monetaria più aggressiva, rendendo le valutazioni ancora più estreme. Il posizionamento di mercato si è ripreso visibilmente da un posizionamento profondamente ribassista, facendo venire meno la tesi di un esteso rimbalzo contrarian.

Rimaniamo cauti su azioni, credito High Yield e debito dell’Europa meridionale, anche se con un underweight tattico leggermente ridotto. Il credito Investment Grade sembra ancora allettante su base relativa. Ma gli argomenti a favore delle obbligazioni dei mercati emergenti sono diventate meno convincenti. Il calo della propensione al rischio e l’aumento dell’incertezza sull’inflazione forniranno una tregua temporanea per l‘USD, anche se la nostra visione a medio termine rimane per una rinnovata debolezza.


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