a cura di Pinuccia Parini

Continuerà la crescita inarrestabile dell’India? I presupposti ci sono, ma il raggiungimento dell’obiettivo di Modi rimane ambizioso perché l’India, per diventare un paese sviluppato entro il 2047, dovrebbe avere una crescita media annua del Pil reale del 7,6% per 25 anni, secondo uno studio del 2023 redatto dalla Reserve bank of India (Rbi). In pratica, significa che il Pil pro capite dovrebbe passare da 2.500 a 22.000 dollari. «Il percorso sostenibile verso lo sviluppo richiede investimenti in capitale fisico e riforme complete in tutti i settori, che comprendono istruzione, infrastrutture, assistenza sanitaria e tecnologia per aumentare la produttività. La collaborazione tra governo, settore privato, società civile e cittadini è essenziale per guidare questa trasformazione».1 Il premier è convinto che le capacità della giovane popolazione indiana alimenteranno l’ascesa del Paese verso lo sviluppo e lo ha recentemente ribadito. Ma alcuni segnali d’indebolimento dell’attività economica hanno riacceso la discussione sul tema.

OCSE OTTIMISTA

Come riportato nell’outlook dello scorso dicembre, l’Ocse si attende che il Pil indiano cresca del 6,8% nell’anno fiscale 2024-25 e «questo slancio è destinato a essere sostenuto a tassi simili per tutti gli anni fiscali 2025-26 e 2026-27. I forti investimenti sono il motore principale di questa solida performance, con l’accelerazione delle spese per le infrastrutture pubbliche. La vigorosa crescita del credito sostiene gli investimenti privati (…) Si prevede che l’incremento delle esportazioni aumenterà leggermente, ma potrebbe essere più debole, date le continue tensioni globali. Un’eventuale disinflazione creerà spazio per un allentamento della politica monetaria».2

L’istituzione rileva l’importanza di sostenere il mondo del lavoro, nel quale permane l’elevata presenza dell’occupazione informale, di facilitare ulteriori cambiamenti strutturali nell’occupazione agricola, di promuovere l’occupazione giovanile e di aumentare la partecipazione femminile. Nonostante l’Ocse rimanga ottimista sullo stato di salute dell’attività economica dell’India, i dati del secondo trimestre dell’anno fiscale hanno mostrato maggiore debolezza delle attese.

L’UNION BUDGET

All’inizio di febbraio la ministra delle finanze, Nirmala Sitharaman, ha annunciato le misure per contrastare il rallentamento economico dell’India e l’aumento dei prezzi e per sostenere una classe media che, come in molti altri paesi del mondo, sta perdendo potere d’acquisto. Sono questi gli obiettivi dell’Union budget di una nazione il cui Pil è cresciuto anche oltre l’8% e di recente, invece, sembra abbia perso un po’ di smalto. La preoccupazione è emersa prepotentemente dopo il dato del periodo luglio-settembre dello scorso anno quando l’attività economica ha segnato un aumento del 5,4% rispetto al 7% stimato dalla Reserve Bank of India. le attese per l’anno 2024-25 si attestano al 6,4%. Il dato è ancora ragguardevole, se paragonato alle economie avanzate, ma sarebbe ipocrita non cogliere un trend in indebolimento.

Le ragioni di quanto accaduto possono essere iscritte a diversi fattori, tra i quali il calo dei consumi, degli investimenti privati e anche della spesa pubblica. Il recente taglio dei tassi d’interesse della Rbi, per la prima volta dopo quasi cinque anni, risponde proprio alle esigenze di rivitalizzare l’attività economica. La riduzione del repo rate (tasso cui la banca centrale presta alle banche commerciali) è stata di 25 punti base (dal 6,5% al 6,25%) ed è stata accompagnata da un’iniezione di 18 miliardi di dollari nel sistema bancario, contestualmente a un abbassamento della riserva obbligatoria presso la Banca centrale.

Le decisioni hanno seguito l’annuncio del budget. Citando il famoso detto del poeta e drammaturgo Telugu Shri Gurajada Appa Rao, «un paese non è solo il suo suolo; un paese è la sua gente», la ministra delle Finanze ha presentato la legge di bilancio 2025-26 con l’obiettivo di stimolare una crescita equilibrata di tutta la nazione, in linea con i principi generali del  Viksit Bharat, ossia la visione del governo per trasformare il Paese in un’economia autosufficiente e prospera entro il 2047. Sono stati identificati tre motori si sviluppo: il primo è l’agricoltura, il secondo le Pmi e il terzo gli investimenti.

SOSTEGNO ALLE MSME…

Stimolare la crescita agricola e costruire la prosperità rurale è fondamentale per un paese popoloso come l’India, dove l’agricoltura pesa per circa il 17% del Pil e assorbe il 43% della forza lavoro. Proprio per questa ragione, è più che mai necessario sostenere le imprese di media, piccola e micro dimensione (Msme)e promuovere il made in India. Nel Paese si contano 63 milioni di queste attività e, secondo il ministero competente, il 99% è di micro dimensioni e assorbe la stragrande maggioranza della forza lavoro (compreso quella informale). Le medie, piccole e micro attività dominano lo scenario imprenditoriale indiano: rappresentano il 30% del Pil in termini di valore aggiunto lordo3 e il 35% del settore manifatturiero.

Il budget appena presentato ha destinato un sostegno fiscale di 2,3 trilioni di rupie nei prossimi cinque anni per le Msme. Il governo ha anche aumentato i sussidi alla produzione e ridotto i dazi all’importazione per le unità manifatturiere locali in settori come tessile, telefonia mobile ed elettronica. La finalità è promuovere gli investimenti privati, che non sono ripresi dopo la pandemia di Covid-19.

…E ALLA CLASSE MEDIA

Ma la decisone che ha conquistato i titoli della stampa è stata la riduzione delle tasse per il ceto medio. la ministra delle finanze Nirmala Sitharaman ha reso esentasse i redditi fino a 1,2 milioni di rupie (13.800 dollari) all’anno, rispetto alle attuali 700.000 rupie, ridefinendo le fasce fiscali e complessivamente diminuendo le aliquote. A ciò sono state aggiunte altre misure di sostegno alla classe media. La decisione è politicamente significativa, in termini di impatto, ma va detto che, nell’anno fiscale 2023-24, la percentuale della popolazione che ha presentato la dichiarazione dei redditi è stata il 6,68%: il taglio delle tasse sarà efficace e stimolerà i consumi della classe media?

LA CHIAVE INFRASTRUTTURE

È stato reiterato anche l’impegno pubblico di sviluppare le infrastrutture, che dal 2020 sono un punto chiave per la crescita dell’India, con un leggero aumento da 10,8 trilioni di rupie a 11,2 (129,18 miliardi di dollari), pari al 3,1% del Pil. Il governo ha anche proposto di offrire prestiti senza interessi ai diversi stati per consentire loro di spendere di più nello sviluppo infrastrutturale.

LO SCENARIO GEOPOLITICO

Le esportazioni indiane hanno registrato un aumento storico, secondo le fonti ufficiali, raggiungendo 778,21 miliardi di dollari: è un aumento del 67% rispetto ai 466,22 miliardi del 2013-14. La crescita riflette il ruolo crescente dell’India nel commercio globale, guidato da solide performance, sia nelle esportazioni di merci, sia di servizi. Settori chiave come elettronica, prodotti farmaceutici, beni di ingegneria, minerali di ferro e tessili hanno svolto un ruolo fondamentale in questa ripresa, sostenuti da misure politiche che hanno permesso una maggiore competitività e un più ampio accesso al mercato.

Il commercio dell’India si è espanso in tutto lo spettro geopolitico. Ma, come rileva l’analisi del McKinsey Global Institute, spiccano alcuni cambiamenti. In particolare, è aumentata la dipendenza energetica dalla Russia: «Da sola circa l’1% nel 2017 a quasi il 30% nel 2024. Allo stesso tempo, la quota dell’India nel commercio con gli Stati Uniti e l’Europa è rimasta stabile o in aumento, alimentata dalle esportazioni indiane verso queste economie. Il loro valore è aumentato rispettivamente dell’8% e del 9% annualizzato in questo periodo. Nel caso delle esportazioni indiane di elettronica, la quota diretta verso l’Europa 30 e gli Stati Uniti è salita da meno del 40% nel 2017 a quasi il 65% nel 2024». 4

Lo sforzo nel promuovere il commercio internazionale, da parte del governo Modi, è stato rilevante, soprattutto per accrescere il peso dell’India nell’economica globale. A ciò si aggiunge anche il desiderio per Nuova Delhi di assurgere a un ruolo più da protagonista all’interno del Sud globale. Lo scenario geopolitico che il Paese si trova di fronte richiede una serie di alleanze che diventano funzionali al raggiungimento di specifici obiettivi, visto che uno schieramento unilaterale potrebbe comportare la rottura di delicati equilibri. In quest’ottica vanno probabilmente letti i viaggi negli Usa e in Francia che Modi ha fatto a febbraio. Negoziare sarà la parola d’ordine, insieme alla tradizionale scelta di mantenere una posizione equidistante da tutti, ma il compito non sarà facile: Russia e Cina da un lato, Usa ed Europa dall’altro, Asean e Quad in  aggiunta: una serie di relazioni che coinvolgono la sicurezza e i rapporti commerciali non facile da gestire.

1. https://rbi.org.in/scripts/BS_ViewBulletin.aspx?Id=21929

2.https://www.oecd.org/en/publications/2024/12/oecd-economic-outlook-volume-2024-issue-2_67bb8fac/full-report/india_b92070ee.html

3.https://pib.gov.in/PressReleaseIframePage.aspx?PRID

=2035073

4. https://www.mckinsey.com/mgi/our-research/geopolitics-and-the-geometry-of-global-trade-2025-update?stcr=D31548A12E7A46E7AADA8045C00E1E5C&cid=other-eml-alt-mip-mck&hlkid=f99b2aa25ba74db1ab7ba32764e33779&hctky=12043820&hdpid=5ce06f12-c5c3-44e4-ab29-577f67e5dacf

leggi il numero 172


Unknown's avatar
Redazione

La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.