A colloquio con Anis Lahlou, chief investment officer di Aperture Investors (parte di Generali Investments) e portfolio manager del comparto Aperture European Innovation

Perché guardate con particolare enfasi all’innovazione come elemento fondante delle vostre scelte di investimento?

Siamo interessati all’innovazione come driver di rendimento in quanto tende a creare occasioni di investimento per via di un fatto molto semplice. Le tecnologie più innovative vengono adottate con un tasso esponenziale, uno sviluppo che (come insegna anche la finanza comportamentale) la mente umana fatica a comprendere e accettare. Di conseguenza, spesso le quotazioni dei titoli dei protagonisti delle disruption non riflettono appieno il loro potenziale.

Qual è l’impatto finora dell’intelligenza artificiale sull’economia mondiale?

Uno studio di McKinsey indica che l’impatto sul Pil dell’intelligenza artificiale sarà molto marcato entro tempi decisamente brevi. Nei prossimi anni, infatti, si potrebbe arrivare, in uno scenario intermedio, a una crescita aggiuntiva dell’economia mondiale nell’ordine del 4-5% annuo. Ciò significa che, nel 2030, l’effetto cumulato sarebbe nell’ordine del 30%-50%. Simili stime, peraltro tutto sommato prudenziali, si basano sull’impatto che l’Ai avrà sulla produttività, elemento fondamentale per avere, nel lungo periodo, una sostenuta crescita economica. Ciò è particolarmente vero in una fase storica come quella attuale, che da molti anni vede una stagnazione nell’andamento della produttività e che deve fare fronte a un quadro demografico non favorevole. Peraltro, l’intelligenza artificiale già attualmente muove una grande quantità di denaro, specialmente nell’ambito di infrastrutture come i data centre, che sono vitali per potere fare fronte alle richieste computazionali del settore. Per rendersi conto del fenomeno basta dare un’occhiata ai conti di società come Nvidia e Asml oltre che all’andamento di tutto l’ecosistema che stanno creando.

In questo nuovo mondo come si posizione l’Europa?

L’Europa ha di fronte delle opportunità eccezionali. È vero che negli ultimi 10 anni è stata soprattutto l’America a dominare il segmento delle tecnologie digitali, non va però dimenticato che, in questa parte di mondo, vi sono aziende molto competitive, così come istituzioni accademiche, che usufruiscono di un pool di talenti straordinario. L’Ai, infatti, diventerà un fattore chiave in qualsiasi settore, come nel caso di quello manifatturiero continentale che, nei prossimi anni, potrà aumentare in maniera enorme la propria efficienza e lo stesso succederà ai servizi finanziari, al comparto del turismo etc.

Può fare un esempio al riguardo?

Un caso che mi viene in mente è quello di Publicis, uno dei più importanti gruppi pubblicitari d’Europa. Si tratta di un’azienda che esiste da oltre 100 anni e che ha operato un’acquisizione negli Usa nel campo dell’intelligenza artificiale. La società comprata ha sviluppato una tecnologia che si basa su un approccio generativo simile a quelli dei large language model, allo scopo però di profilare con incredibile efficienza gli utenti e, quindi, fornire contenuti advertising sempre più precisi. Un altro esempio è quello del gigante svedese del buy now pay leter, Klarna, che di recente ha annunciato che sostituirà tutta il proprio customer support umano con applicativi basati sull’Ai. I test mostrano come l”efficienza e il grado di soddisfazione dei clienti in questa maniera aumentino notevolmente.

Pensa che si verranno a creare grandi monopoli o che anche le piccole e medie aziende potranno competere in questo nuovo mondo?

La situazione di forte concentrazione si sta avendo, adesso, a livello di costruzione dell’infrastruttura. In realtà, per quanto riguarda la creazione e l’offerta di servizi innovativi basati sull’Ai vi è la possibilità per i gruppi di minore dimensione di muoversi con rapidità e flessibilità e ottenere forti vantaggi competitivi. Sicuramente si sta andando incontro a uno scenario di forte rottura nell’andamento dei vincitori e dei vinti di questa rivoluzione, non è però affatto detto che nel primo gruppo si trovino solo i giganti di oggi. Anzi, personalmente, ritengo che nei prossimi anni le small e mid-cap europee torneranno a sovra-performare, grazie anche a quotazioni decisamente interessanti. Circa un quarto di questa asset class, infatti, scambia al valore della propria liquidità netta.

 


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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.