
A colloquio con Siddhart Shah, product director team Global Equities di Invesco
Il vostro approccio al mercato azionario con Global Founders and Owners Fund è particolare; come siete arrivati a elaborare una strategia come quella che utilizzate in questo fondo?
«A Invesco, fra il 2013 e il 2020, il team che oggi gestisce il Global Founders and Owners Fund era responsabile di un prodotto chiamato Global Opportunities Strategy. Analizzando le performance storiche di questo fondo, notammo che 18 delle 25 posizioni che storicamente avevano performato meglio erano caratterizzate dalla presenza del fondatore della società o, comunque, di una persona con una importante partecipazione azionaria in consiglio di amministrazione o nelle posizioni di leadership del management. Nello specifico, questo concetto viene da noi definito con una quota di almeno il 5% ascrivibile a un singolo o sopra 100 milioni di dollari. Riteniamo che questo approccio possa offrire un forte potenziale di generazione di alfa e un andamento poco correlato con gli altri due prodotti azionari a gestione attiva che Invesco attualmente offre, il Global equity Income e il Global Equity Core. I risultati che abbiamo conseguito dal 2021, data di lancio del Global Founders and Owners Fund, ci hanno dato ragione. Anche se ovviamente investire in questo tipo di gruppi non è una garanzia di successo, siamo convinti della validità della logica sottostante: puntare su asset in cui vi sia un forte allineamento degli interessi fra investitori istituzionali e imprenditori e manager, dato che l’andamento del loro patrimonio dipende in buona misura dalla crescita dell’azienda che guidano».
Nel concreto, come scegliete i nomi da inserire in portafoglio?
«Come accennavo, non sempre le realtà guidate dai fondatori, o comunque da persone con una presenza rilevante nell’azionariato, si rivelano buoni investimenti. Ad esempio, alla fine degli anni ‘80, la lista degli uomini più ricchi del mondo era dominata da magnati giapponesi che avevano creato imperi immobiliari, ma, da allora, il Giappone è andato incontro a una lunghissima recessione immobiliare. Un pericolo da non sottovalutare in questo tipo di investimenti, infatti, è che vi possono essere problemi di governance non indifferenti: spesso la presenza di queste figure può essere ingombrante, in quanto in alcuni casi tendono a riempire il consiglio di amministrazione di persone scelte da loro, limitandone l’indipendenza. Per questo motivo, è necessario operare con un accurato metodo di selezione: il nostro obiettivo è creare un portafoglio high-conviction composto di 30-35 titoli, che dovrebbe riflettere il meglio delle società con le caratteristiche che cerchiamo».
continua a leggere
Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

