di Daniel Zanin, senior analyst, investment research, Invesco

“Marty devi tornare indietro con me.”

“Ma… indietro dove?”

“Indietro nel futuro!”

Era il 3 luglio del 1985 quando, per la prima volta, al Westwood Village Theatre di Los Angeles, venne proiettato “Ritorno al futuro”. Un film capace di abbracciare intere generazioni. 

Avventura, fantascienza e commedia: tre generi non semplici da fondere insieme. Di questa complessità è stato protagonista diretto Eric Stoltz. Inizialmente scelto per il ruolo di Marty McFly, dopo circa cinque settimane di riprese, Stoltz fu sostituito da Michael J. Fox, più adatto, secondo il regista, a interpretarne la parte.

L’analogia finanziaria viene da sé. Da tempo si vocifera la possibilità che Trump annunci il nome del prossimo presidente della Fed con mesi d’anticipo. Già nel 2024, Scott Bessent valutò l’idea di potere instaurare alla Fed un “presidente ombra”, qualcuno che, prossimo alla nomina, potesse aiutare a gestire le aspettative del mercato sui possibili rialzi o ribassi dei tassi d’interesse. Perché, se da un lato la politica monetaria americana ha un potere senza eguali, dall’altro, le aspettative degli investitori hanno altrettanta importanza nell’influenzare la direzione dei mercati.

Questa situazione pone però due principali quesiti

– Come si può garantire la corretta trasmissione della politica monetaria, se le aspettative del mercato vengono “turbate” da fattori esterni?

– Come si può garantire, nei mesi a venire, l’indipendenza dell’istituto e la credibilità conquistata nel lontano 1951 con il “Treasury-Federal Reserve Accord”?

Come se fossimo su una DeLorean per analizzare questi fatti, credo sia utile fare un salto nel passato, in un’epoca in cui la Fed ancorava la propria politica monetaria alle esigenze del Tesoro. Nel 1942, su richiesta della stessa Casa bianca, la Federal Reserve limitò i tassi d’interesse per permettere al governo di garantirsi minori costi d’indebitamento. La ripresa dell’inflazione che seguì la fine della guerra, però, pose l’attenzione sul fatto che ancorare i tassi alle necessità governative potesse essere un mezzo di sovra-stimolo per l’economia. Il patto siglato tra Tesoro e Fed, anni dopo, si basò proprio su questo aspetto. Dal punto di vista della credibilità, ciò sancì una maggiore indipendenza e una più forte efficacia degli annunci di politica monetaria.

 

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Redazione

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