Il “liberation day” ha plasticamente cambiato il mondo: l’annuncio dei dazi da parte della Casa bianca, nonostante fossero già stati preannunciati, ha avuto un consistente impatto politico ed economico in tutto il mondo.
I listini delle borse sono crollati per poi ricomporsi all’annuncio di una moratoria di 90 giorni delle tariffe e del successivo accordo con la Cina. Però a innervosire ulteriormente le piazze finanziarie hanno contribuito anche i continui strali lanciati da Trump nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve.
Come evolverà la situazione d’ora in avanti è difficile prevederlo, viste le diverse e anche contraddittorie dichiarazioni di Washington, ma è plausibile supporre che si assisterà comunque a un rallentamento della crescita americana. Ciò potrebbe condurre gli investitori a trovare delle alternative alle azioni di Wall Street, le cui valutazioni non sono a sconto, per diversificare i portafogli in altre aree geografiche, come l’Europa e i mercati emergenti
Il mondo, dopo lo scorso 2 aprile, non è più lo stesso. La deflagrazione della guerra dei dazi da parte di Trump ha dato il via a uno scenario di quasi impossibile lettura in cui si sono alternati aspetti terrorizzanti per la stabilità dei mercati, ma anche decisioni che segnalano l’uscita dalla fase delle mattane.
Dopo una prima settimana di aprile di autentica follia, i listini di tutto il mondo si sono ripresi con vigore sull’onda di una sorta di marcia indietro rispetto agli scenari più estremi ipotizzabili nelle prime due settimane del secondo trimestre. L’S&P 500, di conseguenza, è risalito da un minimo di 4.835 (sotto la soglia del bear market) a oltre 5.844 (un livello grosso modo equivalente a quello registrato prima del giorno della liberazione) lunedì 12 maggio.
Il 47esimo presidente americano ha infatti sospeso per 90 giorni le tariffe più brutali, lasciando comunque in essere una tassa del 30% sulle merci cinesi e del 10% su quelle provenienti dal resto del Pianeta.
Anche i bellicosi propositi di rimuovere anzitempo Jerome Powell dalla Federal Reserve sono sfumati, mentre è ripresa la trattativa con la Repubblica Popolare Cinese.
Il ruolo di Bessent
Un ruolo sempre più preponderante, peraltro, sta assumendo il segretario al Tesoro Scott Bessent, autentico eroe dei mercati e voce della moderazione all’interno di un gruppo di potere estremamente ideologico.
Dopo una simile altalena, viene spontaneo domandarsi se il peggio non sia in effetti passato e si stia avviando una sorta di processo di romanizzazione dei barbari, foriero di un prosieguo di 2025 più tranquillo.
Come accennato, azzardarsi in previsioni è allo stato attuale una causa persa. Ciò che conviene fare è limitarsi a osservare gli elementi concreti a disposizione per potere in qualche modo tarare la propria allocazione di investimento in maniera adeguata a obiettivi di mitigazione del rischio comunque imprescindibili.
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

