J.P. MorganIntervista a Travis Spence, global head of Etf di J.P. Morgan Asset Management

J.P. Morgan Asset Management vanta una posizione di preminenza nell’ambito degli Etf attivi. Come avete raggiunto questo traguardo?

«Innanzitutto vorrei ricordare che il nostro gruppo può contare su oltre 4 trilioni di dollari di attivi in gestione. Si tratta di un ammontare molto considerevole, che testimonia il valore dell’expertise che offriamo su diverse asset class e la fiducia che i clienti ripongono in noi. Abbiamo iniziato a essere presenti sul mercato degli Etf circa 10 anni fa, con il preciso intento di diventare i leader nella versione attiva di questi prodotti.

All’epoca, l’uso di strategie attive sotto forma di Etf era agli albori e per cogliere le opportunità di sviluppo ci siamo orientati su un approccio che si è rivelato decisamente apprezzato. Innanzitutto, il nostro obiettivo, fin da subito, è stato rendere disponibile il meglio del nostro know-how tramite il veicolo degli Etf. Diverse strategie sottostanti i nostri fondi che vantano un lungo track-record sono state rese disponibili  in questo wrapper e ciò ha consentito  agli investitori di avere accesso a una buona serie storica di dati anche per Etf con meno di tre anni di vita. Non abbiamo dunque cambiato stile di investimento rispetto ai fondi attivi che tradizionalmente offriamo.  A ciò si accompagna una completa integrazione di tutto il nostro team di gestione: non abbiamo infatti creato il business degli Etf come una divisione separata dal resto delle attività che costituiscono J.P. Morgan Asset Management». 

Uno degli approcci sul quale contate è il cosiddetto Rei (Research Enhanced Index); in che cosa consiste?

«Lo stile Rei consiste nel costruire portafogli azionari sulla base di una profonda ricerca di tipo fondamentale, che è alla base del processo di generazione di alfa. Grazie alla qualità e all’ampiezza del nostro team di analisti, siamo in grado di selezionare i titoli migliori secondo una metodologia proprietaria risk-adjusted. Allo stesso tempo, però, il tracking error di questi portafogli è decisamente contenuto. Riusciamo a combinare questi due pilastri, apparentemente inconciliabili, perché per ciascun benchmark di riferimento manteniamo gli stessi pesi dell’indice per quanto riguarda settori e paesi. Nell’alveo di questi vincoli, però, scegliamo le occasioni più interessanti. Si tratta di un approccio che vanta 30 anni di storia e che per noi costituisce un ambito ideale per gli Etf, in quanto rappresenta una valida alternativa all’allocazione puramente passiva su listini core altamente efficienti, dove è difficile fare la differenza attraverso lo stock picking».

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Boris Secciani

Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.