
Intervista con David Kohl, Chief Economist di Julius Baer
Ci sono stati molti accadimenti in questa prima metà del 2025. Che cosa dobbiamo aspettarci per la seconda parte dell’anno?
«Per i prossimi sei mesi ipotizziamo un Accordo del Plaza 2.0 con differenti sfumature. Come dice il proverbio: “La storia non si ripete, ma spesso fa rima”.
Sebbene una tale ridefinizione del panorama finanziario non sia quasi mai accompagnata da un andamento lineare dei prezzi degli asset, riteniamo che la seconda metà dell’anno sia un buon punto di ingresso per adeguarsi alla nuova realtà».
Fine quindi dell’eccezionalismo americano?
«L’era dell’eccezionalismo degli Stati Uniti sta volgendo al termine e i mercati stanno iniziando a riflettere questo cambiamento.
È in atto una trasformazione dei flussi di capitale globali, con gli investitori che guardano sempre più al di fuori degli Usa per ottenere rendimenti. L’economia statunitense dovrà affrontare un periodo difficile, caratterizzato da stagflazione o crescita lenta e inflazione persistente, determinata in gran parte da un’ondata di incertezza politica. Le imprevedibili misure commerciali, i segnali fiscali volatili e il margine di manovra limitato, sia sul fronte monetario, sia su quello fiscale, stanno avendo un impatto negativo. Al di fuori degli Stati Uniti, il mix di politiche appare molto più flessibile e offre agli investitori migliori opportunità.
Tuttavia, non bisogna abbassare la guardia: le incognite sono molte. Le tensioni geopolitiche, i rischi finanziari sistemici (ad esempio lo shadow banking), una potenziale recessione in Cina e le vicende politiche interne agli Stati Uniti aggiungono ulteriori livelli di complessità».
Ma i consumi sono il motore della crescita americana. Quali sono le vostre aspettative in merito?
«Le aziende stanno sospendendo i piani di investimento e di assunzione in attesa di maggiore chiarezza, il che sta indebolendo le prospettive di crescita degli Stati Uniti. Un potenziale aumento della disoccupazione avrebbe un impatto negativo sui consumi statunitensi, che negli ultimi anni sono stati elevati grazie alla solida crescita dei redditi e alle plusvalenze.
Questi venti contrari ridurranno gradualmente le asimmetrie globali tra i consumi eccezionalmente forti degli Stati Uniti, che rappresentano il 30% dei consumi globali, e quelli non altrettanto sostenuti, investimenti compresi, nel resto del mondo.
La politica monetaria e quella fiscale statunitense hanno opzioni limitate per rispondere alla debolezza economica, perché i livelli di debito pubblico e deficit negli Stati Uniti sono eccezionalmente elevati rispetto a quelli europei.
La Fed reagirà solo in ritardo alla crescita più debole, ma poi con determinazione, dato il potenziale impatto inflazionistico dei dazi. Prevediamo due sostanziali tagli dei tassi di 50 punti base ciascuno nella seconda metà dell’anno. Ci attendiamo che gli accordi sulle relazioni commerciali degli Stati Uniti saranno fondamentali per porre fine alla debolezza della crescita statunitense nei prossimi tre-sei mesi».
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Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

