Quanto manca all’annuncio della vittoria sull’inflazione? E quale sarà l’andamento della crescita?  Vincent Mortier, group chief investment officer di Amundi.

A novembre gli attivi rischiosi hanno messo a segno una ripresa visto il calo continuo dell’inflazione e i segnali che la Fed potrebbe essere prossima alla fine della sua stretta monetaria; tali fattori hanno innescato un calo dei rendimenti dei titoli di Stato europei e statunitensi. I seguenti punti potrebbero essere utili per rispondere a questi interrogativi:

▪ Previsioni di un’economia sotto tono negli Stati Uniti. Abbiamo rivisto leggermente al rialzo le nostre stime sulla crescita negli Stati Uniti per il 2023 e le abbiamo portate al 2,4%, ma ci aspettiamo ancora una lieve recessione nel primo semestre del 2024 viste le difficili condizioni in cui versa l’economia reale.

Crescita probabilmente debole nella zona Euro, ma senza recessione; il punto di partenza della crescita è tuttavia più basso rispetto a quello degli Stati Uniti. Il quadro già incerto è aggravato dai margini limitati per una manovra fiscale (come nel caso della Germania) e dalle regole di bilancio dell’Unione europea.

Gli interventi delle Banche centrali dipenderanno dall’andamento dei dati
sull’economia. I costi dei finanziamenti nell’economia e la solidità del mercato del lavoro
sono due aspetti sempre più cruciali per le Banche centrali. La Fed e la BCE monitoreranno l’impatto di questi fattori sui consumi finali e sull’inflazione (che beneficeranno del calo del prezzo del petrolio).

Atteggiamento più cauto da parte delle aziende. Le rilevazioni indicano un atteggiamento prudente sull’occupazione e sui piani di spesa per gli investimenti. I dati più recenti evidenziano inoltre una domanda fiacca da parte dei consumatori.

Un mondo multipolare, contraddistinto dalla costante rivalità tra Stati Uniti e Cina. Si prevede un probabile peggioramento dei rapporti sino-americani a prescindere da chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Inoltre il conflitto tra Israele e Hamas dovrebbe rimanere confinato a livello regionale. Nel complesso, i rischi geopolitici
potrebbero essere elevati.

Riteniamo sia utile mantenere un orientamento prudente basato sui seguenti pilastri:

Cross asset. Puntiamo a bilanciare le nostre convinzioni di lungo periodo (ad esempio convinzioni positive sulla duration) con le opportunità tattiche offerte dalle diverse classi di attivi e con il rafforzamento delle coperture. Di conseguenza manteniamo un atteggiamento prudente sulle azioni dei mercati emergenti, che tuttavia presentano il potenziale per un lieve rialzo. Nei mercati emergenti, le crescenti divergenze tra i paesi ci inducono ora a essere più selettivi e a focalizzarci sulle prospettive di crescita a lungo termine di India, Messico e Brasile. A nostro parere, le obbligazioni dei mercati emergenti, sia in valuta forte, sia in valuta locale, sono adesso più interessanti. Visto che i rischi geopolitici probabilmente perdureranno anche nel 2024, abbiamo rivisto al rialzo la nostra posizione sul petrolio, mentre siamo ritornati ad avere una posizione neutrale sull’oro. Sul fronte valutario, dopo il recente apprezzamento del peso messicano, da un punto di vista tattico riteniamo abbia un potenziale rialzista limitato nei confronti dell’euro, mentre manteniamo il nostro outlook positivo sulla crescita nel lungo termine in America Latina.

La nostra idea riguardo al fatto che le obbligazioni abbiano ancora molto da offrire è supportata dal recente calo dei rendimenti. Rimaniamo positivi sulla duration statunitense, neutrali sull’Europa e prudenti sul Giappone e manteniamo un orientamento complessivamente attivo. Il credito societario sta diventando una sfera in cui le divergenze sono sempre più marcate, con un peggioramento dei default soprattutto nel
segmento dei bond con rating bassi (CCC), mentre nel caso delle obbligazioni Investment
Grade i bilanci delle società appaiono stabili. Questo è il motivo per cui privilegiamo un
orientamento improntato alla qualità. A livello regionale, preferiamo le obbligazioni
Investment Grade europee e riteniamo che le obbligazioni High Yield statunitensi abbiano
valutazioni elevate.

Il recente recupero dei listini non modifica il nostro orientamento prudente verso i titoli azionari dei mercati sviluppati. Tuttavia, se escludiamo i segmenti con valutazioni eccessive ⎼ titoli growth USA e titoli delle società ad alta capitalizzazione ⎼ la valutazione dei mercati statunitensi appare in generale meno elevata. Inoltre, siamo positivi sulle aree con valutazioni interessanti come quelle dei titoli Value e di qualità negli Stati Uniti e in Europa. L’attuale stagione delle trimestrali, in cui i risultati di molte società sono inferiori alle stime sia negli Stati Uniti, sia in Europa, supporta il nostro punto di vista e indica che le pressioni sui consumi stanno diventando più generalizzate.

I trend disinflazionistici nei paesi sviluppati e il loro impatto sulla politica delle Banche centrali metteranno il turbo agli asset dei mercati emergenti. Il debito in valuta forte e in valuta locale offre un buon carry, ma siamo attenti a captare eventuali segnali di rafforzamento del dollaro USA. Nell’ambito del debito in valuta forte e del debito societario preferiamo le obbligazioni High Yield a quelle Investment Grade anche se, per nel caso di quelle High Yield, rimaniamo orientati verso bond di qualità. Anche le azioni offrono delle opportunità, in particolare quelle asiatiche al di là della Cina. Continuiamo a preferire India, Indonesia e Brasile perché potrebbero crescere molto


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Redazione

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