Cristina Mazzurana è managing director di Capital Group Italy. Fondi&Sicav l’ha incontrata per cogliere gli aspetti che più caratterizzano l’asset manager in cui lavora dal 2014.
Capital Group è una delle più grandi e vecchie società di gestione degli investimenti al mondo, fondata nel 1931 negli Stati Uniti da Jonathan Bell Lovelace. Nel 1934 Capital Group iniziò a gestire The Investment Company of America, il primo di una famiglia di fondi di investimento che è andato crescendo negli anni. Ne sono passati da allora 86, come siete cambiati?
«Capital è un grande gruppo, che ha attualmente in gestione circa 2 trilioni di dollari e 57 milioni di clienti, il 90% dei quali risiede negli Usa. La nostra forza, negli anni, è stata avere un’organizzazione disegnata per durare nel tempo. Certo, le nostre dimensioni sono cambiate: le masse sono cresciute, l’organico è aumentato e la nostra presenza sui mercati è più diffusa».
Sta dicendo che siete una società che negli anni, a parte le dimensioni, non è mutata?
«So che sembrerà contro-intuitivo, ma il Dna di Capital Group è sempre lo stesso. Siamo nati in una fase molto delicata per l’economia mondiale e americana, durante la grande crisi. L’obiettivo che allora la società si diede fu, in primis, di preservare il capitale più che di accrescerlo, visto l’instabile e precario contesto economico e finanziario del tempo. Bisognava perdere il meno possibile. E questa è ancora una delle informazioni genetiche che ci caratterizzano. Il nostro modo di operare nelle scelte di investimento non è cambiato ed è lo stesso che è stato codificato, alla fine degli anni ’50, all’interno di Capital SystemSM».
Che cosa è Capital SystemSM?
«Capital SystemSM è un metodo che incorpora un processo decisionale indipendente, con forti convinzioni, arricchito dalla diversità derivante da molteplici prospettive. In pratica dividiamo i portafogli in segmenti, ciascuno gestito da un singolo manager, e ciò permette di rappresentare un insieme diversificato di stili e di approcci. Le decisioni tra i gestori e gli analisti sono condivise all’interno di un ampio spettro di visioni, che lascia però a ciascuno la possibilità di investire in modo indipendente, in base alle proprie convinzioni. Il risultato è che i portafogli raccolgono al loro interno diverse idee di investimento, frutto di un approccio bottom-up, che si focalizza sui fondamentali e che ha un arco temporale di almeno cinque anni. Questo metodo di costruire un portafoglio lo rende più resiliente nei momenti di maggiore volatilità e permette di creare sufficiente potenziale per ottenere buoni risultati, nonostante le diverse fasi che i mercati possono attraversare. Quando decidiamo di investire in uno strumento finanziario o in un’azienda è perché ci crediamo. I nostri analisti visitano costantemente impianti produttivi e strutture organizzative, incontrano il management delle società per rafforzare le loro convinzioni che, a differenza di quanto avviene per la maggior parte dei nostri concorrenti, possono essere tradotte in veri e propri investimenti all’interno di un fondo».
è un sistema collaudato nel tempo il vostro, ma non rischia di essere datato?
«No, esattamente il contrario. Proprio perché è un sistema collaudato nel tempo e ha prodotto risultati, ci rende sempre più convinti e impegnati nei confronti degli investitori con obiettivi a lungo termine, significativamente superiori alla media del settore. Ci ha permesso di navigare nei “rumor” di breve termine e durante periodi di incertezza economica e di mercato nel perseguimento degli obiettivi chiave. Abbiamo una forte identità corporate che ci distingue e ci ha consentito di avere una bassa rotazione di personale, con una vita lavorativa media all’interno dell’azienda di 26 anni per i gestori e 16 anni per gli analisti. Ma, soprattutto, i nostri interessi sono allineati con quelli dei nostri investitori».
Che cosa intende quando parla di allineamento di interessi con i vostri investitori?
«La nostra visione di lungo termine, la nostra cultura e il nostro sistema di remunerazione sono allineati con gli interessi dei nostri investitori per i quali operiamo con molta cautela: siamo attenti alla volatilità, perché la preservazione del capitale è alla base delle nostre decisioni. Il nostro mantra è essere coerenti e continuare ad adottare il Capital SystemSM, che ci ha permesso di raggiungere performance la cui media è molto elevata. Inoltre, siamo un’azienda privata, con un azionariato diffuso, nelle mani adesso di 400 soci che sono tutti dipendenti. Gli stessi membri della famiglia Lovelace, quella del fondatore, non possono detenere una quota superiore al 2,5%, tetto massimo anche per tutti gli altri azionisti che, nel momento in cui decidessero di lasciare Capital, dovrebbero vendere le azioni detenute. Forse l’espressione può sembrare una forzatura, ma siamo una cooperativa del risparmio».
Analizzando le masse che gestite, quali sono le caratteristiche?
«Abbiamo circa 1.600 miliardi di dollari investiti in azioni e 400 in obbligazioni. Sono fondi long-only, senza utilizzo di derivati e con un benchmark di riferimento, nonostante la gestione sia molto attiva. La vocazione azionaria della casa è storica, essendo nata in un periodo in cui, sia i ritorni, sia i rendimenti erano decisamente più interessanti per le azioni che per le obbligazioni. Non bisogna infatti dimenticare che negli Stati Uniti si iniziò a guardare con interesse all’asset class obbligazionaria con la prima crisi petrolifera agli inizi degli anni ’70, quando i rendimenti dei Treasury toccarono il 14%».
Lei sta quindi dicendo che l’appetito al rischio degli americani è cresciuto in un contesto che lo ha generato storicamente?
«è un dato di fatto. Negli Stati Uniti la propensione degli investitori verso le azioni ha una radice storica e fa riferimento al comportamento e alle opportunità che le due asset class offrivano nei 20 anni precedenti la crisi petrolifera. Anzi, dirò di più: non è escluso che questa inclinazione possa manifestarsi adesso anche in Europa, e di conseguenza in Italia, in un contesto di tassi di interesse particolarmente bassi e che possono rimanere tali per un lungo periodo di tempo. Le condizioni che potrebbero portare a un aumento dell’esposizione azionaria anche nel Vecchio continente mi sembra che ci siano tutte».
Se si guarda alla vostra gamma di strumenti, non compaiono prodotti che sembrano riflettere le recenti tendenze di mercato in materia. Non rischiate di perdere il focus su alcuni temi su cui costruire portafogli dedicati o di non utilizzare strategie alternative che possono contribuire alle performance o a incontrare le esigenze degli investitori? Il termine è improprio ma, non siete un po’ poco sexy?
«Ha ragione, non siamo sexy, per nulla, e forse siamo troppo noiosi, ma quando una persona decide di legarsi a un’altra nella vita considera maggiormente l’attrazione pura e semplice o dà più peso alla sua affidabilità? Il nostro approccio agli investimenti è concepito per durare nel tempo e riteniamo che la ricerca fondamentale aiuti a identificare opportunità che vadano in questa direzione. I nostri portafogli incorporano i temi che in altre case si possono trovare configurati in un prodotto dedicato. Noi non lo facciamo perché non inseguiamo le mode. I nostri gestori e analisti, proprio per il metodo di investimento e l’orizzonte temporale che si danno, riescono a cogliere in anticipo le tendenze future, che vivono già all’interno dei portafogli. Non facciamo neppure market timing che non solo non è utile, ma può essere dannoso. Basti osservare che, utilizzando l’indice Msci Acwi, un ipotetico investimento di 10.000 dollari nel 1970 sarebbe cresciuto sino a diventare 770.064 nel 2018, nonostante tutti gli eventi che hanno caratterizzato gli anni intermedi tra la data di inizio e quella della rilevazione finale. Ciò vuole dire che, quando si operano le scelte di investimento, bisogna ignorare tutto ciò che può distrarre dai fondamentali. Il mondo è ciclico e, in quanto tale, ci sono momenti in cui alcune tipologie di investimento sono più redditizie di altre e ce ne sono altri in cui esiste sincronizzazione, sia al rialzo, sia al ribasso. A proposito, sa chi c’è dietro l’acronimo Msci?».
No, francamente non lo so, perché mi sono sempre concentrata sulle due prime lettere dell’acronimo.
«è stata Capital Group che ha creato agli inizi gli indici Msci, oggi forniti da Msci Inc., e lo fece per avere uno strumento interno che potesse essere di sostegno al nostro approccio di investimento innovativo».
La filosofia di investimento che vi caratterizza e la vostra identità non comportano anche un grande sforzo di comunicazione verso i vostri investitori?
«Sì, e lo facciamo con grande impegno perché riteniamo che sia importante offrire gli strumenti e le informazioni necessarie per capire che cosa succede sui mercati, come leggere le fasi di un ciclo economico, come gestire l’emotività nei confronti delle scelte fatte o da fare. Vogliamo che la competenza e la continuità di metodo che utilizziamo nelle scelte di investimento sia compresa e riconosciuta anche da chi decide di sottoscrivere i nostri prodotti, abbracciando così la nostra filosofia».
A questo proposito, ha partecipato all’evento di Consulentia che si è tenuto a Roma?
«Si, è un’ottima occasione per incontrare i tanti consulenti che ci seguono e che col tempo hanno cominciato ad apprezzare la nostra filosofia di investimento.Non le nascondo che inizialmente, mancando di una gamma di prodotti “sexy” avevamo il timore di avere pochi spunti di conversazione con gli advisor. Col tempo e con nostra grande sorpresa, abbiamo scoperto che un ritorno alle argomentazioni di base su come approcciare un investimento era premiante non solo per i consulenti, ma anche per gli investitori finali. Abbiamo allora prodotto una serie di materiali di comunicazione che aiutassero il professionista a spiegare al proprio cliente perché un approccio di lungo termine è l’unico vincente, a prescindere dalle fasi dei mercati. Naturalmente i consulenti hanno avuto modo di constatare che per Capital Group l’approccio di lungo termine non è solo un concetto di cui parlare, ma che viene effettivamente implementato in tutte le soluzioni di investimento. In pratica ciò che suggeriamo di fare a consulenti e investitori, è esattamente quello che facciamo da oltre 85 anni, con ottimi risultati».
Un’ultima domanda, anche se canonica, ma doverosa. Come vedete il 2020?
«Non ci discostiamo dal consenso. Siamo moderatamente ottimisti e non vediamo all’orizzonte alcuna recessione imminente. Pensiamo che le banche centrali continueranno a essere interventiste. Nonostante l’attività manifatturiera dia segnali di debolezza, i consumi stanno tenendo molto bene e questo fatto ci rende fiduciosi guardando al futuro. In termini di preferenze geografiche, privilegiamo l’Europa e i mercati emergenti per l’azionario e sempre gli emergenti, anche in valuta locale, per la parte obbligazionaria. Per quanto riguarda il dollaro lo vediamo stabile o in leggero indebolimento».
Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

