a cura di Mark William Lowe
Due migliaia e mezzo di anni fa le ambizioni geopolitiche e geoeconomiche di Alessandro Magno portarono la Macedonia a diventare una delle prime superpotenze mondiali. Oggi la Macedonia è di nuovo al centro di importanti scelte geopolitiche che determineranno il suo futuro. La nazione balcanica, formalmente conosciuta come Repubblica della Macedonia del Nord, ha assistito a molti cambiamenti nel corso dei secoli.
Una lunga storia
Sotto la cultura ellenica dal VII secolo a.C., nella seconda metà del IV secolo a.C., il re Filippo II conquistò e consolidò gran parte della Grecia classica. Suo figlio, Alessandro Magno, ampliò ulteriormente il territorio già conquistato dal padre e pose il “Macedon” al centro di un impero che si estendeva dal Mediterraneo all’Asia centrale. La Macedonia divenne una provincia romana nel 149 a.C. e rimase tale fino al VI secolo d.C., prima di essere occupata da popolazioni slave che nel 1371 cedettero all’espansione dell’impero ottomano.
Sei secoli di dominio ottomano terminarono nel 1912, quando la Macedonia, nonostante le ambizioni geopolitiche della Bulgaria, entrò a fare parte della monarchia serba. Solo tre anni dopo il paese entrò nella sfera del dominio bulgaro, per tornare alla Serbia alla fine della prima guerra mondiale. La regione rientrò sotto il governo di Sofia dal 1941 al 1944.
Nel 1945 Josip Broz, più comunemente noto come Tito, creò la Repubblica di Macedonia integrandola nella Repubblica Federale Socialista della Jugoslavia di cui rimase parte fino alla sua pacifica secessione del 15 settembre 1991.
La Macedonia è stata riconosciuta come nazione indipendente dalle Nazioni Unite e ne è diventata membro nell’aprile del 1993, anche se con il nome provvisorio di “ex Repubblica jugoslava di Macedonia”.
Cosa mai è un nome?
La questione di come chiamarsi ha portato la Macedonia a rimanere isolata per quasi tre decenni, un periodo durante il quale oltre 1,8 milioni di cittadini della piccola nazione hanno lasciato il paese per cercare lavoro all’estero. L’insistenza delle Nazioni Unite di specificare che il paese era una “ex Repubblica jugoslava” era dovuta alla disputa di Skopje con Atene sul nome della nuova nazione indipendente, uno scontro risolto solo nel 2018, quando l’ “Accordo di Prespa” portò la Grecia ad accettare la proposta della Macedonia di ribattezzarsi “Repubblica della Macedonia del Nord”. Dopo un referendum, la ridenominazione è entrata ufficialmente in vigore nel febbraio 2019. La Macedonia ora potrebbe finalmente diventare un membro della Nato e aspirare all’adesione all’Unione Europea. La bandiera della Macedonia del Nord è stata alzata presso il quartier generale della Nato il 30 marzo 2020 in una cerimonia speciale in occasione dell’adesione del paese all’organizzazione. Il prossimo obiettivo di Skopje è vedere la sua bandiera volare nel quartier generale dell’Ue.
Una scelta geopolitica
La Banca Mondiale ha calcolato che il Pil della Macedonia settentrionale nel 2019 è stato leggermente superiore a 12,6 miliardi di dollari Usa. Skopje ritiene che l’adesione all’Unione europea contribuirebbe ad aumentare lo sviluppo economico, e quindi la prosperità, e anche l’entrata nell’Unione è considerata un obiettivo connesso alla sicurezza.
Mentre nessuna delle nazioni vicine sembra avere alcuna ambizione di dominare il paese, lo stesso non si può dire per le capitali più lontane, poiché, anche se con modalità diverse, sia Pechino sia Mosca hanno sviluppato interessi nella Macedonia del Nord. Skopje ha ricevuto prestiti dalle banche statali cinesi e fondi di cooperazione allo sviluppo e la Macedonia del Nord è stato il primo paese europeo in cui Pechino ha tentato di attuare il modello di cooperazione allo sviluppo già sperimentato in Asia e Africa. Secondo questo schema, tutti i progetti realizzati con finanziamenti cinesi devono essere implementati da un’impresa cinese, solitamente statale. Il contraente può essere determinato direttamente dal governo cinese, come nel caso della costruzione della centrale idroelettrica di Kozjak, in cui l’appaltatore è stato selezionato mediante una gara in Cina. Ma Pechino opera anche con altre modalità: sebbene le autorità della Macedonia settentrionale abbiano selezionato le imprese per realizzare i progetti di infrastrutture stradali tra Kicevo e Ohrid, Miladinovci e Štip, queste sono state scelte da un elenco di società preselezionate dalle istituzioni cinesi.
L’ombra di Mosca
Mentre la strategia di Pechino è chiara, lo stesso non si può dire per Mosca. Nel luglio 2020 i socialdemocratici filo-occidentali, guidati dall’esperto politico Zoran Zaev, hanno dichiarato la vittoria alle prime elezioni generali della Macedonia del Nord dopo l’adozione del nuovo nome del paese. Sebbene nessun partito abbia ottenuto una netta maggioranza e, al momento, i colloqui per stabilire una coalizione debbano ancora iniziare, la scelta filo-europea dell’elettorato è un messaggio emerso chiaramente e ciò non è stato accolto con entusiasmo nei corridoi del potere a Mosca.
Una svolta inaspettata durante le elezioni è stata l’annuncio che il sito web della commissione elettorale era stato violato, mentre il conteggio era iniziato. Le autorità elettorali hanno dichiarato che l’attacco informatico non ha influito sui risultati, ma il messaggio era abbastanza chiaro. L’azione degli hacker ha portato ad accuse di interferenze russe e all’ipotesi che Mosca avesse cercato di sostenere le speranze del partito nazionalista. Mentre la questione di chi e perché si è infiltrato nel sistema rimane una domanda aperta, non ci sono dubbi sul sostegno di Mosca ai nazionalisti e sul desiderio di Putin vedere la Macedonia del Nord rimanere fuori dall’Unione Europea.
Conclusioni
Non tutti nella Macedonia del Nord hanno accettato il compromesso rappresentato dall’Accordo di Prespa, tuttavia i risultati delle elezioni parlamentari di luglio dovrebbero essere considerati la scelta definitiva, il momento in cui il futuro del paese è stato deciso in modo democratico e ordinato. La Macedonia settentrionale ha ricevuto il via libera da parte dell’elettorato per iniziare i colloqui sull’entrata nell’Unione europea e, finalmente, anche dalla stessa Bruxelles. Non si può tornare indietro: i macedoni del Nord hanno fatto la loro scelta geopolitica.
La paura di Skopje di isolarsi e, di conseguenza, trovarsi in balia dell’influenza straniera, più o meno palese, è stata drasticamente ridotta. I colloqui sull’adesione alla Nato e sull’opzione europea rappresentano un buon livello di sicurezza politica, sociale ed economica. Gli investimenti esteri diretti, necessari in settori come le infrastrutture, l’energia, le telecomunicazioni, l’istruzione e l’industria saranno notevolmente facilitati se la Macedonia del Nord entrerà a fare parte dell’Ue. Il Covid-19 ha avuto un impatto sulle finanze di gran parte della popolazione del paese e le rimesse da parte degli emigrati della Macedonia settentrionale sono diminuite notevolmente. Le difficoltà finanziarie generano sempre instabilità sociale e politica e, di conseguenza, un’opportunità per le potenze straniere di espandere la propria influenza. Se un governo di coalizione forte potrà formarsi entro un lasso di tempo ragionevole, Skopje inizierà un percorso che ridurrà i rischi di instabilità e spingerà il nuovo paese rinominato verso un futuro più prospero.
Ciò che Alessandro Magno avrebbe potuto fare nell’attuale situazione rimarrà per sempre un mistero, tuttavia, per l’attuale élite politica della nazione, tutto ciò che è stato necessario per bloccare l’impasse e andare avanti è stato cambiare il nome del paese.
Redazione
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