La riapertura accentua la forza della Cina

La Cina industriale sembra confermarsi vincitrice. Lo scorso anno il paese ha messo a segno una crescita del PIL del 2,3%. Nadège Dufossé, Head of Cross Asset Strategy di Candriam

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Giusto in tempo per il centesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese a luglio, le azioni del Paese asiatico si stanno riprendendo. Al tempo delle riaperture post-Covid-19 per l’economia statunitense e quella europea, la Cina industriale sembra confermarsi vincitrice. Tecnicamente, il fatto che le azioni cinesi abbiano accumulato una certa distanza rispetto ai livelli di supporto critico dovrebbe scongiurare il decoupling di questo mercato.

economia e mercati: l'impatto del coronavirus
Nadège Dufossé di Candriam

Prima a entrare e prima a uscire dalla pandemia di Covid-19, la Cina ha messo a segno una crescita del PIL del 2,3% lo scorso anno, l’unica grande economia in espansione nel 2020. I suoi mercati azionari hanno reagito di conseguenza. Ma nei primi mesi del 2021 hanno sottoperformato.

Quest’anno, le azioni collegate alla riapertura si stanno riprendendo, prima negli Stati Uniti e ora in Europa. La distribuzione dei vaccini e le conseguenti ripartenze sono arrivate in ritardo, il che lascia spazio a un certo potenziale di recupero in Europa continentale. Non bisogna comunque dimenticare che le riaperture nel mondo occidentale costituiscono un nuovo fattore positivo per l’economia cinese.

Tutto questo ha innescato un circolo vizioso positivo che consacra la Cina come vincitrice. Il recente miglioramento del PMI Caixin manifatturiero cinese a un nuovo massimo per il 2021 riflette sia la ripresa globale sia il vigore della domanda interna. Ci aspettiamo che entrambe le tendenze continuino, alla luce dell’incremento delle commesse interne e di quelle destinate all’esportazione.

Naturalmente, la recente ripresa è stata sostenuta da un notevole accomodamento monetario e fiscale nel mondo occidentale e, ovviamente, dal successo delle vaccinazioni. Gli esportatori cinesi, ancora i maggiori fornitori globali in diverse aree del settore industriale, stanno producendo per tenere il passo con l’incremento degli ordini post-Covid.

Utilizziamo il cosiddetto indice Li Keqiang (che prende il nome dall’attuale primo ministro cinese) per monitorare l’output economico in Cina. Questo parametro, un indice composito basato sul volume delle merci, sul consumo di elettricità e sui prestiti totali, ha appena raggiunto il livello più alto dal 2010. La perdurante solidità dell’economia cinese rappresenta un fattore di sostegno per il mercato azionario del Paese. In particolare, manteniamo un giudizio favorevole sulla ricostruzione della filiera produttiva e sulle infrastrutture (sia tradizionali sia green) nel comparto industriale.

Abbiamo già evidenziato il contesto macroeconomico rialzista unico nella prima parte dell’anno. Oltre alla Cina, altri due fattori catturano la nostra attenzione: innanzi tutto, la solidità dei prezzi delle materie prime. Contrariamente alle opinioni diffuse, questa evoluzione sta incrementando i profitti industriali in Cina poiché i costi extra delle materie prime vengono trasferiti, anche ai clienti esteri. In secondo luogo, l’aumento delle esportazioni sudcoreane. La buona tenuta delle vendite all’estero è generalizzata, se si considera che 14 grandi categorie di prodotti su 15 hanno registrato incrementi nel mese di maggio.

Pur apprezzando la combinazione di quality value (emittenti finanziari) e growth (ad es. tecnologia e sanità) soprattutto in Corea del Sud, tendiamo a trarre una conclusione positiva più generale dai dati recenti. Le esportazioni sudcoreane hanno costituito un importante indicatore economico per il ciclo globale dei profitti negli ultimi tre decenni. La forte ripresa degli ultimi tempi lascia presagire ulteriori revisioni al rialzo degli utili d’ora in poi. Poiché la riapertura in Occidente e la solidità dell’industria in Asia danno vita a un mix potente.

 

 

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