“Nel mio DNA c’è l’Olanda, ma il mio cuore è tutto per l’Italia: mai come adesso ripartiamo dal nostro bel Paese!”.
Lo chef Eugenio Boer, patron del [bu:r] di via Mercalli, non ha dubbi e, in attesa di una data certa per la riapertura dei ristoranti al termine del lockdown, ha già pronta la sua ricetta, che segna indubbiamente un punto di rottura con la propria filosofia legata al passato e guarda alla ripresa di un futuro sicuramente diverso che si costruirà giorno dopo giorno.
Il focus del nuovo corso non potrà che essere l’italianità, in un momento in cui sarà necessario più che mai rimboccarsi le maniche per risollevare le sorti del “made in Italy”. Ecco quindi che un cittadino del mondo come Boer, che ha fatto delle contaminazioni una firma distintiva della sua filosofia di cucina, sceglie con consapevolezza di tornare in campo con un menù 100% italiano, realizzato interamente con prodotti nostrani, con l’obiettivo di omaggiare alcune delle grandi ricette della tradizione e, al contempo, dare un aiuto ai piccoli produttori (cascine, piccoli agricoltori ecc.).

Niente di più facile per uno chef nativo della Liguria, ma siciliano di adozione, che ha girato la Penisola in lungo e in largo lavorando, tra l’altro, anche in Trentino Alto Adige con Norbert Niederkofler al “St. Hubertus”, e in Toscana con Gaetano Trovato all’”Arnolfo”. Quello che debutterà da [bu:r] subito dopo il lockdown sarà quindi un menù che spazierà dal Nord al Sud con note spiccate di Liguria e sapori intensi caratteristici della terra del sole.
L’impostazione della carta rimarrà praticamente invariata, con 3 menù degustazione, di cui uno leggermente più lungo comprendente un mix di carne e pesce, tutti rinnovati e in linea con il cambio di stagione, e la scelta “à la carte”. Ma la novità più significativa sarà rappresentata proprio dal richiamo forte alla tradizione italiana che, tuttavia, non costituirà una limitazione all’estro creativo dello chef.
Sarà tutto uguale, ma al contempo tutto diverso. Cercheremo di giocare una doppia partita: mantenere la nostra genuinità e la vicinanza emotiva col cliente in parallelo con la distanza fra i tavoli, assecondando le dure e giuste norme che ci imporranno. Sarà triste non poter riabbracciare chi non vediamo da tempo, ma necessario. Ci sentiremo un po’ a metà: chi lavora in sala lo sa bene. Le mascherine copriranno i nostri sorrisi, ma la passione e l’amore per ciò che facciamo si leggerà dai nostri occhi.
Il ritorno da [bu:r] sarà “un ritrovarsi dove ci eravamo lasciati”, ma con un bagaglio emotivo un po’ più ricco e un atteggiamento più introspettivo dettato dalla lunga quarantena, nella consapevolezza che l’epidemia da Coronavirus abbia segnato uno spartiacque decisivo nella storia del mondo. Così come la struttura del menù, anche il servizio non subirà quindi grandi cambiamenti. Rimarranno quasi del tutto invariati alcuni piccoli riti, come l’arrivo a tavola del burro, vero e proprio feticcio culinario dello chef, se non fosse per la provenienza del prodotto: non più francese, della Normandia, bensì rigorosamente italiano, di una cascina poco fuori Milano e, quindi, a km zero.
Redazione Lifestyle
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