Si ritiene che la ripresa europea sia stata più lenta rispetto a quella statunitense. Tuttavia, al momento, il divario si è ridotto e questo depone a favore dell’Euro. JP Morgan Am

La campagna vaccinale europea, criticata inizialmente per aver stentato a partire, ha recuperato in misura significativa e ora i tassi di vaccinazione superano quelli degli Stati Uniti.

Anche la crescita e i livelli di attività del Vecchio Continente appaiono solidi nel confronto con gli Stati Uniti. Questo recupero, a nostro avviso, dovrebbe trovare riscontro nel mercato delle valute anziché in quello dei tassi.

I tassi europei, pur avendo guadagnato terreno rispetto a quelli statunitensi, sono perlopiù determinati dalla politica monetaria. Un fattore determinante della politica monetaria è l’inflazione che, secondo gli economisti, dovrebbe scendere in misura significativa in Europa nella seconda metà dell’anno, soprattutto a causa degli effetti base.

Di conseguenza, ci aspettiamo che la Banca Centrale Europea confermi il suo orientamento espansivo per il prossimo futuro. Tuttavia, negli Stati Uniti l’indice strutturale dei prezzi al consumo di aprile ha raggiunto lo 0,9% su base mensile, il rialzo maggiore dal 1982. Anche se la Federal Reserve (la Fed) continuerà a focalizzare l’attenzione sui fattori più persistenti, le pressioni inflazionistiche appaiono più realistiche negli Stati Uniti che non in Europa, il che potrebbe generare orientamenti di politica monetaria divergenti e stabilizzare maggiormente i tassi in Europa.

Quanto alle conseguenze per i mercati valutari, ipotizzando che la Fed mantenga l’orientamento espansivo, l’Euro dovrebbe continuare ad apprezzarsi rispetto al Dollaro statunitense in quanto i rendimenti reali restano molto bassi negli Stati Uniti e questi ultimi devono fare i conti con fondamentali a lungo termine incerti, in particolare con il deficit gemello (quello della bilancia delle partite correnti e del bilancio federale).

Valutazioni quantitative

In Europa, i tassi d’interesse hanno subito variazioni significative da quando la campagna vaccinale ha iniziato ad accelerare: i rendimenti dei Bund decennali tedeschi sono saliti a -0,10% da -0,29% di fine marzo.

Inoltre, nello stesso periodo, la differenza con i rendimenti decennali statunitensi si è ridotta dal 2,03% all’1,74%. Anche i mercati valutari hanno cominciato a scontare la convergenza tra campagna vaccinale e ripresa economica, come evidenzia l’apprezzamento dell’Euro rispetto al Dollaro, che ha visto passare il tasso di cambio da 1,17 a 1,22 (+4%).

Sebbene la mancanza di inflazione persistente in Europa suggerisca che i tassi possano già avere perlopiù concluso il loro iter, siamo certi che fintanto che non ci saranno intoppi in Europa la dinamica positiva della moneta unica dovrebbe continuare a rafforzarsi, visti i deboli fondamentali del Dollaro e i fattori tecnici favorevoli all’Euro. (Dati aggiornati al 18 maggio 2021).

Fattori tecnici

L’Euro è sostenuto da un contesto favorevole di flussi transfrontalieri alimentati da investitori esteri che cercano di convertire la propria liquidità in Euro per acquistare attivi europei e iniziare a posizionarsi per la ripresa della regione. In base al nostro monitoraggio dei flussi, da inizio anno l’azionario europeo, ad esempio, ha registrato afflussi per oltre EUR 10 miliardi (equivalenti al 2% del patrimonio gestito), quasi la metà dei quali nel mese di maggio (dati al 18 maggio 2021).

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

Con l’accelerazione della campagna vaccinale e la forte volontà politica a riaprire per la stagione turistica estiva, nelle prossime settimane le restrizioni dovrebbero essere attenuate in Europa e la fiducia degli investitori dovrebbe migliorare.

Questo risulta evidente dalla convergenza registrata tra Europa e Stati Uniti sia nei mercati dei tassi che in quelli valutari.

Tuttavia, gli investitori hanno ragione a dubitare che i tassi d’interesse europei possano continuare a recuperare rispetto a quelli statunitensi allo stesso ritmo; l’inflazione dovrebbe calare in Europa, mentre gli Stati Uniti hanno appena diffuso dati che segnalano un’impennata dei prezzi, sebbene la convinzione della Fed che l’inflazione sia transitoria lasci intendere che la normalizzazione dei tassi non sia ancora in agenda.

La ripresa dovrebbe continuare a favorire l’Euro fintanto che i flussi finanziari si dirigono verso l’Europa e il Dollaro statunitense fa i conti con l’incertezza dei fondamentali.


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Redazione

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