A colloquio con Andrew Jackson, Head of Investments di Vontobel

Come definirebbe l’attuale scenario d’investimento?

«Viviamo in tempi estremamente interessanti. Durante la crisi del 2013, il rapporto debito /Pil dell’Italia era il 130% e la media dell’Eurozona era intorno all’85%. Oggi, questi valori sono rispettivamente circa il 135% e l’88%, mentre gli Stati Uniti sono al 124% e, secondo alcuni economisti americani che siedono al Congresso, potrebbe raggiungere il 150% entro il 2050.

La questione del debito americano sta diventando sempre più importante, soprattutto se si considera che il dollaro è la riserva valutaria del mondo. In questo contesto, il nuovo inquilino della Casa bianca ha rivoluzionato le modalità di interazione con gli altri paesi: da un approccio fondato sui valori a uno basato sulle transazioni. E l’impatto è stato consistente, tale da spiegare in parte l’aumento della volatilità sui mercati finanziari di quest’anno, perché le persone hanno veramente cominciato a chiedersi che cosa potrebbe succedere se la globalizzazione dovesse finire e se il debito pubblico americano raggiungesse livelli insostenibili».

Quindi un quadro non dei più facili per quanto riguarda la gestione dei portafogli?

«A dire la verità, non sono mai stato così entusiasta sui mercati dal 2008: siamo in un periodo fantastico in cui i gestori attivi hanno la possibilità di sovraperformare. Negli ultimi 10 anni è stata molto dura per loro battere le strategie passive, ma ora l’aumento della volatilità permette di cogliere le opportunità migliori per generare alpha.

E non è forse un caso che per Vontobel il 2024 è stato l’anno migliore dell’ultimo decennio per il ritorno dell’alpha, che ha battuto il beta. E ritengo che questa situazione continuerà, perché si è dinnanzi a un cambiamento epocale in cui, a tendere, l’economia americana non ricoprirà più un ruolo dominante».

Qual è allora l’approccio nei confronti dei mercati?

«Incoraggio tutti i miei colleghi portfolio manager a essere più cauti, ma anche più dinamici. Le parole d’ordine sono: alpha, prudenza, liquidità e gestione attiva. In termini di strategia, riteniamo che ci siano due aree in cui i ritorni sono attrattivi rispetto al rischio assunto: il debito dei mercati emergenti e gli At1 europei.

Per la prima asset class, crediamo che la sostenibilità dei titoli governativi sia migliore degli omologhi delle economie avanzate e si è maggiormente remunerati. Le emissioni At1, invece, offrono ancora un premio che è superiore al rischio assunto e costituiscono un universo di titoli forti.

Nella media, però, va detto che il mercato del reddito fisso è tornato a livelli non così appetibili in termini di valutazioni, fermo restando che i fondamentali rimangono estremamente solidi. Da questo punto di vista, il mercato del credito, offre esempi molto chiari, come nel caso delle emissioni bancarie, sia negli Usa, sia in Europa».

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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav