Testo e interviste a cura di Pinuccia Parini
L’economia globale ha conosciuto diverse difficoltà negli ultimi anni: dalla pandemia al conflitto in Ucraina, dall’aumento dei prezzi delle materie prime alle disfunzioni delle catene di approvvigionamento, dall’inflazione al rischio recessione. Inoltre, il cambiamento climatico, che se ne riconosca o meno l’origine antropica, è un dato di fatto che richiede l’adozione di piani adeguati per salvaguardare l’habitat.
A tutto ciò si aggiunge un quadro geopolitico ricco di tensioni e sempre più multipolare. Le banche centrali sono chiamate a gestire un difficile equilibrio: contrastare l’inflazione e mantenere la stabilità finanziaria. Il cambiamento repentino della politica monetaria, con il passaggio dal quantitative easing al quantitative tightening, avrà impatti sull’attività economica ancora non quantificabili. L’inflazione, seppure in discesa, rimane su un livello che fa nascere alcuni dubbi su quando sarà il prossimo taglio dei tassi d’interesse.
Ciononostante, sebbene ci siano palesi segnali di rallentamento, non si evidenziano significativi deterioramenti del tessuto economico. Sui mercati finanziari, gli investitori continuano a ritenere interessante l’asset class obbligazionaria, con un approccio che rimane improntato alla cautela e mostra una preferenza per i bond di qualità, in attesa che l’incognita recessione venga dipanata e si possano prendere in considerazione, con più convinzione, titoli con un maggiore profilo di rischio.
Quest’ultima considerazione vale anche per le azioni, che hanno già fatto registrare performance positive da inizio anno, con un ritorno dei titoli growth rispetto a quelli value. A fine maggio l’indice Msci Acwi gross in Usd ha segnato +7,95% dall’inizio dell’anno, una crescita che sembra non scontare una possibile recessione.

