A settembre 2025, le sale del Palazzo Reale di Milano si trasformeranno in un viaggio nel cuore della modernità artistica con una grande retrospettiva dedicata a Man Ray, dal titolo Man Ray. Forme di Luce.

Pittore, fotografo, regista e instancabile sperimentatore, l’artista americano è stato uno dei protagonisti assoluti delle avanguardie del XX secolo, capace di trasformare la fotografia in un linguaggio poetico e innovativo.

Attraverso un ricco nucleo di materiali originali – stampe vintage, negativi, collage e documenti – l’esposizione accompagnerà il pubblico lungo le tappe fondamentali della sua carriera: dagli esordi a Philadelphia e New York, dove stringe amicizia con Marcel Duchamp, all’approdo parigino del 1921, che lo consacra tra i surrealisti e gli offre incontri decisivi, come quello con Kiki de Montparnasse, musa e protagonista di scatti entrati nella storia.

Man Ray. Forme di Luce
Man Ray. Forme di Luce. Retrospettiva a Palazzo Reale

Le origini: New York e le avanguardie

Nato a Philadelphia nel 1890 con il nome Emmanuel Radnitzky, Man Ray cresce in un ambiente familiare che incoraggia la creatività. Dopo gli studi si trasferisce a New York, dove entra in contatto con l’avanguardia artistica e si avvicina a personalità come Marcel Duchamp e Francis Picabia.

Sono anni cruciali: la sua pittura si lega al Dadaismo e la fotografia inizia a diventare molto più di un semplice strumento documentario, trasformandosi in campo di sperimentazione concettuale.

Parigi: l’incontro con il Surrealismo

Nel 1921 Man Ray si trasferisce a Parigi, città che segnerà profondamente la sua poetica.

Qui entra nel circolo dei surrealisti, stringendo legami con André Breton, Louis Aragon e Paul Éluard.

È a Montparnasse che conosce Kiki de Montparnasse, cantante e modella, che diventerà sua compagna e musa. Alcuni dei suoi scatti più celebri, come Noire et blanche e Le Violon d’Ingres, nascono da questa relazione, divenendo immagini iconiche del Novecento.

Accanto al ritratto e alla fotografia di moda, Man Ray sviluppa tecniche che lo consacreranno come innovatore assoluto: le rayografie, ottenute senza macchina fotografica disponendo oggetti direttamente sulla carta fotosensibile, e le solarizzazioni, frutto di accidenti in camera oscura trasformati in poetica visiva.

Tra Europa e America

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo costringe a lasciare l’Europa. Si stabilisce a Los Angeles, dove continua la sua produzione fotografica e pittorica, lavorando anche per il cinema e la moda.

Nel 1951 decide di tornare a Parigi, città che non abbandonerà più fino alla morte, avvenuta nel 1976.

Questo continuo movimento tra Stati Uniti ed Europa non rappresenta solo una traiettoria geografica, ma il riflesso di una ricerca sempre inquieta e mutevole, capace di ibridare linguaggi e culture.

La retrospettiva a Palazzo Reale

La mostra milanese offrirà un percorso tematico articolato in diverse sezioni: gli autoritratti, le muse, i nudi, le rayografie e solarizzazioni, la moda.

Ogni nucleo sarà l’occasione per riscoprire il volto poliedrico di Man Ray e comprendere come la sua opera abbia attraversato i confini disciplinari, muovendosi con naturalezza tra pittura, fotografia e oggetto artistico.

Il pubblico potrà così ammirare non solo le immagini più celebri, ma anche materiali meno noti, capaci di rivelare il laboratorio creativo dell’artista e il suo instancabile desiderio di sperimentare.

L’eredità di un visionario

Definire Man Ray “fotografo” è riduttivo. La sua vera forza è stata quella di concepire l’immagine come un campo aperto di possibilità: un luogo dove la tecnica si piega all’immaginazione, dove l’errore diventa invenzione e dove la realtà viene trasfigurata in poesia visiva.

La retrospettiva di Palazzo Reale non si limita dunque a celebrare un grande maestro del Novecento, ma invita a riflettere sul valore della fotografia come linguaggio artistico autonomo. Un linguaggio che, grazie a Man Ray, ha saputo emanciparsi dal ruolo documentario per diventare forma d’arte a pieno titolo.


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Emanuela Zini

Emanuela Zini è una consulente e giornalista esperta con una visione strategica acuta e una passione per lo storytelling. Con oltre 20 anni di esperienza nella finanza e cinque come Direttore Marketing e Comunicazione, ha fondato Aleph Advice per aiutare le aziende a crescere grazie alla sua guida esperta. Come scrittrice per riviste d’arte e culturali, unisce la sua intuizione imprenditoriale all’espressione creativa, orientandosi sia nella strategia aziendale che nello storytelling editoriale. Il suo lavoro riflette una fusione unica di competenza analitica e prospettiva artistica, rendendola una voce ricercata sia nel mondo della consulenza che del giornalismo.