A colloquio con Adrian Hilton, Head of Emerging Market Debt di Columbia Threadneedle Investments

 

 

Quali ritenete siano i rischi e le opportunità per l’asset class ‘emerging bond’ derivanti dall’intervento Usa in Venezuela?

Sebbene l’operazione statunitense mirata all’arresto di Nicolás Maduro possa avere implicazioni significative per le obbligazioni venezuelane in default, riteniamo che l’impatto sugli altri titoli di debito dei mercati emergenti sarà probabilmente limitato e circoscritto.

Adrian Hilton

Per quanto riguarda il debito venezuelano, l’intervento ha fatto seguito ad un lungo periodo di apprezzamento dei prezzi, poiché i mercati hanno scontato una maggiore probabilità che le condizioni necessarie per un’eventuale ristrutturazione fossero ora soddisfatte.

Tuttavia, permane una forte incertezza riguardo all’effettiva capacità dell’attuale regime, sostenuto dagli Stati Uniti, di guidare il Paese verso elezioni libere e una transizione pacifica. Inoltre, sarà difficile raggiungere l’entità degli investimenti necessari per riportare la produzione petrolifera ai livelli passati. E generare valuta estera sufficiente per ristrutturare il debito esistente in modo attraente per gli obbligazionisti.

Finché persisterà tale incertezza, è improbabile che si registrino ulteriori aumenti significativi nella valutazione delle obbligazioni.

Nonostante le divergenze politiche e la sporadica bellicosità della Casa Bianca, i governi dei Paesi vicini sono finora sfuggiti all’intervento militare degli Stati Uniti. Le ripercussioni regionali sono state finora contenute, anche se prevediamo che le relazioni tra Trump e Gustavo Petro, Presidente della Colombia, rimarranno turbolente, data la simpatia che quest’ultimo nutre per Maduro.

A questo proposito, seguiremo con attenzione le imminenti elezioni presidenziali in Colombia per cogliere eventuali segnali di una svolta a destra, verso una maggiore prudenza fiscale e spread più stretti sui titoli colombiani.

Guardando al futuro, un ritorno alla normalità economica in Venezuela potrebbe avere ricadute positive, in particolare per la Colombia, che prima del crollo era un partner commerciale chiave per le importazioni venezuelane. Una ripresa dei redditi venezuelani potrebbe ripristinare una preziosa fonte di entrate da esportazioni per la Colombia e incoraggiare il ritorno dei quasi tre milioni di migranti venezuelani che si sono stabiliti in Colombia dal 2014, alleviando la pressione fiscale sul paese ospitante.

Più in generale, le azioni degli Stati Uniti in Venezuela sollevano inevitabilmente interrogativi sulla fine dell’“ordine globale basato sulle regole”, l’adozione di “sfere di influenza” da parte di Stati Uniti, Russia e Cina e i rischi per la Groenlandia, l’Europa orientale e Taiwan. In realtà, l’approccio “America First” dell’amministrazione Trump è evidente da tempo e minaccia chiaramente il modello di globalizzazione attraverso il quale i mercati emergenti hanno cercato di svilupparsi.

Tuttavia, potrebbero anche presentarsi delle opportunità se gli investitori globali cercassero di diversificare la loro esposizione al di fuori degli Stati Uniti, aiutando i governi dei mercati emergenti ad ampliare le loro fonti di finanziamento.

Nel disomogeneo universo dei bond emergenti, quali titoli potrebbero beneficiare di un’ulteriore riduzione dello spread nel corso del 2026?

Il 2026 è iniziato con gli spread sul debito dei mercati emergenti già a livelli storicamente bassi. Ciò vale in particolare per i titoli con rating Investment Grade, dove il premio di rischio si è ridotto notevolmente. Tuttavia, riteniamo che sia possibile un’ulteriore compressione degli spread grazie al contesto fondamentale favorevole e al momentum positivo della qualità del credito.

La crescita dei mercati emergenti dovrebbe rimanere stabile quest’anno, ampliando ulteriormente il divario tra i tassi di crescita dei mercati emergenti e quelli dei mercati sviluppati, con l’inflazione ampiamente sotto controllo nella maggior parte delle economie emergenti. Il consolidamento fiscale prosegue, prolungando il miglioramento dei bilanci sovrani registrato dall’inizio della pandemia.

L’indebolimento del dollaro statunitense nell’ultimo anno ha contribuito a migliorare le condizioni finanziarie dei paesi emergenti che contraggono prestiti in valute forti. In un contesto di dollaro più debole, il ciclo di allentamento della Federal Reserve offre ai policymaker dei mercati emergenti l’opportunità di attuare misure di stimolo senza compromettere le proprie valute.

Mentre gli investitori globali cercano di diversificare i propri portafogli al di fuori degli Stati Uniti, i governi dei mercati emergenti potrebbero trovare mercati più ampi per il loro debito in valuta locale. Maggiori opportunità di finanziamento riducono la loro dipendenza dai mercati obbligazionari in valuta forte e possono fornire un significativo sostegno tecnico a questa asset class.

Riteniamo che le opportunità più interessanti per la compressione degli spread si trovino nel segmento high yield del mercato, in particolare tra i crediti africani – dove saldi fiscali ed esterni più sani possono sostenere una continua riduzione del premio di rischio. Crediti come la Costa d’Avorio, che combina solidi miglioramenti dei fondamentali con un aggiustamento fiscale guidato dalle entrate e una traiettoria di debito in calo, presentano opportunità interessanti, anche dopo la performance che hanno registrato negli ultimi anni.

Siamo ottimisti anche sulla Colombia, dove il premio di rischio potrebbe comprimersi man mano che il mercato inizia a scontare il consolidamento fiscale post-elettorale. E sullo Sri Lanka, dove gli scenari di crescita del PIL sono sottovalutati dai prezzi.

In definitiva, in un contesto di bassa volatilità e valutazioni generalmente elevate, privilegiamo una strategia di investimento attiva, incentrata sull’identificazione di opportunità di valore relativo in grado di fornire un rendimento eccedente costante.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.