Nonostante si tratti di titoli che hanno grandi qualità, come una totale sicurezza e rendimenti spesso migliori dei governativi, i covered bond sono raramente protagonisti del mercato obbligazionario.
Ed è un peccato, perché nei portafogli possono fare un’ottima figura. A parlare di questo settore è Henrik Stille, portfolio manager del Nordea 1-European Covered Bond Fund di Nordea Asset Management.
Può spiegare i principi sui quali vi basate per gestire le vostre strategie sui covered bond?
«Innanzitutto, va precisato che i covered bond negli ultimi anni si sono evoluti, trasformandosi in un asset class globale: ci sono emissioni in una moltitudine di paesi al di fuori dell’Europa. Questi strumenti, però, quasi sempre sono denominati in euro. Per scegliere quali inserire nella nostra strategia, adottiamo un processo bottom-up, che, quindi, non dipende da valutazioni sull’andamento macroeconomico. Partiamo analizzando il sistema bancario di un paese, studiamo le caratteristiche di capitalizzazione degli istituti di credito locali e il quadro legislativo in cui operano. Ci concentriamo poi sullo studio dell’evoluzione del portafoglio mutui dei diversi istituti di credito e, infine, analizziamo la specifica emissione di covered bond. Generalmente manteniamo, per il nostro portafoglio, una duration intorno ai cinque anni, che è in linea con il nostro benchmark di riferimento. Desideriamo posizionarci su security che presentano un elevato valore relativo».
Qual è l’elemento fondamentale per identificare i titoli che rispondono a questo criterio?
«Per rispondere a questa domanda vale la pena elencare alcune delle caratteristiche più importanti di questi strumenti. Il rischio di default per i covered bond è in generale inesistente: nella loro storia non si è mai verificata una sola insolvenza. Infatti, anche se vengono emessi per finanziare uno specifico portafoglio di mutui, essi godono del grado più elevato di seniority all’interno della struttura di capitale di una banca. Pertanto, nel caso in cui si verificasse una forte crisi immobiliare, con molti proprietari di casa che smettono di pagare i loro debiti, ad assorbire le perdite sarebbero i detentori di titoli maggiormente subordinati. Ciò è vero soprattutto per sistemi bancari particolarmente robusti come quelli europei. Di conseguenza, gli spread tendono a rimanere stabili, a meno che non si verifichi un eccesso di offerta di nuove emissioni sul mercato primario. Questo è il driver principale che sta alla base dell’evoluzione degli spread in questo ambito».
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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

