Barbara Galliano è la deputy country head in Italia di Natixis Investment Managers. Entrata a fare parte del gruppo 18 anni fa dopo essersi occupata di progetti commerciali e internazionali nel gruppo Intesa, ha percorso una carriera che l’ha condotta a ricoprire l’attuale ruolo, cui si affianca anche la responsabilità della distribuzione retail e dell’attività Esg nel nostro Paese. Natixis Im è una società francese, tra i maggiori player globali nel campo dell’asset management, con oltre 20 affiliate, e gestisce circa 824 miliardi di euro. In Italia l’attività è iniziata nel 2001 e, dopo pochi mesi dall’apertura, Barbara Galliano è entrata a farne parte.

Com’è lavorare per un gruppo straniero di così importanti dimensioni?
«Di Natixis Im ho amato da subito il tratto multiculturale, dove la diversità è considerata una ricchezza, riconosciuta e promossa all’interno dell’organizzazione. C’è un vero e proprio impegno a creare una forza lavoro diversificata e inclusiva. Abbiamo oltre una ventina di società di gestione completamente indipendenti e, di conseguenza, lo stesso pensiero è declinato con molteplici sfaccettature che caratterizzano ogni singola realtà».

Quindi che cosa vi unisce?
«Il modello multi affiliate, che premia indipendenza e competenze specializzate, è costituito sulla convinzione che avere prospettive e ottiche diverse porti a migliori risultati anche per i clienti. Attrarre e sviluppare talenti diversi, promuovere l’iniziativa e un approccio consulenziale e imprenditoriale sono elementi cruciali per un successo nel lungo periodo». 

È il valore che attribuite alla diversità che fa da collante?
«Sì, ma non solo. Il concetto di diversità non è disgiunto da quello di inclusione. Natixis Im è impegnata su più livelli nel creare un ambiente di lavoro dove questi due valori sono veri e propri cardini per valorizzare le persone di genere, etnia, orientamento sessuale, disabilità e background diversi: crediamo che a tutti debbano essere offerte pari opportunità e che questa cultura aziendale comporti un migliore impatto per i nostri clienti e le comunità nelle quali e con le quali operiamo». 

In termini di gestione tutto ciò come si traduce?
«A livello aziendale siamo parte di molte iniziative internazionali che incarnano queste convinzioni. Tra le altre, il G7 Institutional investor initiative, dove siamo membri fondatori con Cfa Institute per favorire la diversity sui mercati finanziari, e The Partnership, per promuovere programmi di valorizzazione di talenti multiculturali e un’organizzazione che preveda lo sviluppo di leadership etniche differenti. Abbiamo anche alcuni esempi in questo senso, come strumenti che si declinano nell’ambito del raggiungimento di specifici Sustainable development goals (Sdg)  investendo in aziende che promuovano le pari opportunità di genere (women leaders) o la salvaguardia del capitale naturale. I nostri gestori non solo sanno puntare al ritorno finanziario, ma sono attenti anche a componenti meno tangibili degli asset in cui investono, per generare “alfa distintivo”».

Come descrive le vostre politiche in termini di investimenti sostenibili e responsabili (Sri)?
«Tenere in considerazione i fattori Esg corrisponde molto bene al nostro approccio agli investimenti attivo e di lungo periodo e allinea gli interessi delle generazioni future con le decisioni di investimento. In Natixis Im è forte il senso di responsabilità nel contribuire allo sviluppo di una finanza sostenibile. Siamo infatti contributori attivi in sede internazionale del World economic forum-Alliance of Ceo climate leaders, dell’Investor leadership network, dell’Iigcc (Institutional investors on global climate change) e siamo parte dell’iniziativa One planet sovereign wealth fund. Natixis Im è firmataria dei Principles for responsible investment (Pri) promossi dalle Nazioni Unite. Il nostro modello si basa sulla valorizzazione delle specificità dei gestori che, anche per quanto riguarda l’approccio Esg, coglie il valore delle differenze, per rispondere alle diverse istanze dei clienti su queste tematiche. 

In termini pratici che cosa ha comportato tutto ciò?
«Alcune società del gruppo si sono focalizzate in particolar modo sull’integrazione di criteri Esg in diverse fasi dei loro processi per ottenere impatti positivi, anche grazie all’azionariato attivo. È il  caso di Thematics Am,  che ha sviluppato competenze elevate nell’individuazione di temi di lungo periodo in cui investire, come acqua, sicurezza e robotica, tenendo in debita considerazione i profili di rischio Esg a livello di scelta, così come fanno Ossiam e Ostrum  Am nella definizione dei propri perimetri di investimento. E ciò avviene in modo ancora più elevato e valido per Mirova, risultato di 35 anni di tradizione del gruppo nel campo degli investimenti sostenibili e responsabili, gestore pioniere, da sempre esclusivamente impegnato in attività di sensibilizzazione, di investimenti in progetti, mercati obbligazionari green e social e azionari tematici sostenibili. Questa società ha oggi circa 11,5 miliardi di euro in gestione. Opera attraverso un approccio conviction-driven, con l’obiettivo di combinare la creazione di valore a lungo termine con lo sviluppo sostenibile». 

Non crede però che si parli tanto di sostenibilità ma un po’ meno di che cosa voglia dire fare investimenti usando questo approccio?
«Forse si parla così tanto di sostenibilità perchè vi è una qualche percezione che i modelli fin qui adottati di fatto non lo siano, nè dal punto di vista ambientale, nè sociale. Una finanza responsabile può essere uno degli strumenti che dà concretezza a quella percezione attraverso maggiore consapevolezza. Utilizzare i criteri Esg nel determinare le proprie scelte può rappresentare un primo passo verso l’identificazione di opportunità per il futuro mitigando i rischi portati alla luce dall’attenzione a informazioni non reperibili nei bilanci e dalla capacità di lettura degli stessi.  Portando ancora come esempio Mirova, ciò significa applicare un modus operandi che integra più strategie Esg con un processo, definito dalla società attraverso l’acronimo Spine, che incorpora Sostenibilità integrata, Positive selection, Impact investing, Negative screening, Engagement e impegno attivo. Si tratta di un mix di approcci che dà solidità alle scelte di investimento fino a sostanziare l’essere investitore responsabile con un ruolo attivo di  engagement coerente nei confronti delle aziende».

Come valuta quindi gli sforzi compiuti per creare una tassonomia Ue delle attività economiche sostenibili?
«Li valuto positivamente, perché ritengo che definire una tassonomia in questo campo sia fondamentale per avere un linguaggio comune. Penso, però, che sia solo il punto di partenza e non quello di arrivo. “Taxonomy: final report of the technical expert group on sustainable finance” è un documento che ha la finalità di aiutare gli investitori, le aziende, gli emittenti e i promotori di progetti ad affrontare un percorso di transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Credo, però, che da questo processo tutti gli aspetti legati alla finanza sostenibile, vista come acceleratore del processo stesso, ne trarranno vantaggio». 

Tuttavia, come ha anche lei sottolineato, non basta un bollino Esg e neppure una tassonomia condivisa perché si attuino investimenti sostenibili…
«Esatto: bollini Esg o etichettature come quelle che già vediamo nel mondo dei beni di consumo sono utili per diffondere sensibilità e conoscenza.  Dal punto di vista pratico, però, diventa molto importante l’accesso a una rendicontazione trasparente. In altre parole bisogna sapere dimostrare l’impatto che risulta dalle scelte effettuate: è un passaggio sostanziale, perché funzionale alla credibilità dei processi e dei prodotti, ma anche per aumentare la consapevolezza dal lato del cliente».

Gli investimenti Esg stanno riscontrando sempre più consenso. Pensa che siamo di fronte a un fenomeno passeggero o a un vero e proprio cambiamento da parte, sia degli investitori, sia degli asset manager?
«Il nostro istituto di ricerca, Natixis Institute, monitora il fenomeno da diversi anni, anche attraverso sondaggi indetti annualmente. Il quadro che emerge è il crescente interesse dell’investitore per i temi legati alla sostenibilità. Dal lato dell’offerta, il mondo finanziario ha pienamente compreso che gli investimenti Esg sono uno strumento per accelerare il cambiamento e 2/3 degli istituzionali ritengono che siano uno standard per il futuro e che abbiano un potenziale di alfa (6/10). Un contesto internazionale che parte dai Pri fino alla definizione degli Sdg, per arrivare ai piani di azioni europei e ai risvolti più recenti in Europa, assicura una forza propulsiva inesorabile e irrevocabile». 

I dati di mercato mostrano un crescente interesse per i fondi Esg dall’inizio dell’anno. Avete  riscontrato anche voi la stessa tendenza?
«Sì, anche Natixis Im ha rilevato non solo un aumento della domanda da parte degli investitori, ma abbiamo riscontrato anche la resilienza dei prodotti Esg durante le fasi più critiche degli scorsi mesi. Si tratta di un’importante caratteristica che denota un potenziale di diversificazione di un vero e proprio fattore Esg».

Negli ultimi mesi sono sorte diverse iniziative in merito a formazione e certificazione delle competenze in materia Esg. Che cosa ne pensa?
«Sono convinta che sia fondamentale aumentare le competenze e la stessa Ue ritiene necessario che il consulente finanziario abbia gli strumenti adeguati per comprendere appieno le sensibilità del cliente nei confronti di determinate scelte di investimento. Natixis Im si è prodigata molto in questa direzione: siamo impegnati in attività di formazione dei consulenti per accompagnarli in modo circostanziato verso una conoscenza dei principi e delle caratteristiche degli strumenti». 

Un’ultima domanda. All’inizio ha affermato che diversità e inclusione sono aspetti fondanti nella cultura di Natixis Im. Lo vede costantemente praticato all’interno dell’azienda?
«Sì, non si tratta di uno slogan. L’ho visto, lo vedo, lo vivo costantemente applicato all’interno dell’azienda, nell’impegno che viene messo nella formazione del personale, nel training per i giovani assunti, nelle pratiche quotidiane e anche ai livelli più elevati, dove le opportunità sono pari per tutti con l’attenzione all’impegno di ognuno».

a cura di Pinuccia Parini


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav