Alla luce dell’attività di mercato senza precedenti di questa settimana, Marvin Loh, global macro strategist di State Street Global Markets, la sulla politica monetaria e sul prezzo del petrolio.
La rapida escalation e la natura imprevedibile del Coronavirus (COVID-19) hanno scosso le solide fondamenta che le banche centrali ritenevano di avere. Ad esempio, in brevissimo tempo, la Federal Reserve (Fed) è passata dall’affermare che i tassi e l’economia fossero in salute, all’eseguire un taglio dei tassi d’emergenza. È stato il primo dopo la crisi finanziaria.
Il sell-off dei titoli che ne è conseguito evidenzia il nervosismo degli investitori in merito alla crescita globale, agli utili aziendali e agli scarsissimi strumenti monetari a disposizione dopo la crisi finanziaria.
Attese per nuovi tagli e piani di QE
L’11 marzo la BoE ha seguito l’esempio della Fed, tagliando i tassi di 50 punti base prima del meeting in programma per fine mese. Includendo inoltre altri programmi per contrastare l’impatto del COVID-19 sulle piccole imprese, mossa che è stata accolta più favorevolmente di quella della Fed.
Detto questo, gli investitori hanno spinto per ulteriori tagli, sebbene il livello dei tassi di politica monetaria fosse generalmente basso ancora prima della diffusione del virus. Fed, Bank of China (BOC) e Norges Bank presentavano i tassi più alti nei mercati sviluppati, mentre Stati Uniti e Canada hanno tagliato i tassi di 50 punti base la scorsa settimana. Questo però non è sufficiente, viste le attese di un ulteriore taglio dei tassi di 50-75 punti base per la prossima settimana.
Tuttavia tagliare i tassi potrebbe non essere sufficiente. E crescono le attese per la reintroduzione del quantitative easing da parte delle banche centrali, con l’obiettivo di far fronte al rallentamento della crescita e la volatilità del mercato causati dal coronavirus.
Shock petrolio farà crollare aspettative inflazione
Inoltre, verrà anche presa in considerazione la possibilità di introdurre un’azione coordinata, dopo l’appello lanciato dal G7 la scorsa settimana. Naturalmente, solo la Fed e la BoC hanno agito, sollevando l’interrogativo di quanto siano effettivamente coordinate le loro opinioni.
Se questa sfida per le banche centrali non bastasse, lo shock petrolifero dopo il brusco freno dei negoziati tra Arabia Saudita e Russia farà crollare tutte le aspettative di inflazione, almeno a breve termine. Una lunga guerra tra le due parti potrebbe mantenere al ribasso i prezzi del petrolio più a lungo del normale durante periodi di shock.
Non escludendo anche il calo della domanda per via del virus. Con pochi strumenti a disposizione, le banche centrali devono affrontare diversi “cigni neri” contemporaneamente.
Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno presso la UCL di Londra, è giornalista professionista dal 2007. Partendo da Reuters si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Grazie a competenze SEO e social, ha contribuito a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia (in qualità di responsabile editoriale). È stato inviato da New York per Radio Rai e per varie agenzie stampa, tra cui AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento si occupa della strategia di comunicazione di alcune startup svizzere specializzate in crypto, FinTech, materie prime e mondo del lavoro.

