Quali ritenete che siano i potenziali fattori di cambiamento dirompente? 

«Circa 18 mesi fa, nel corso del nostro forum secolare, avevamo individuato una serie di fattori di cambiamento dirompente che avrebbero ridefinito il futuro macroeconomico e finanziario globale in modo potenzialmente brusco e repentino. Nel 2020 si è effettivamente assistito a importanti sconvolgimenti e, benché la pandemia fosse certamente difficile da prevedere, riteniamo che una delle principali conseguenze del virus sarà il rafforzamento e l’accelerazione dei trend che avevamo individuato lo scorso anno. Nello specifico:

– La Cina, dopo avere dimostrato una grande reattività economica in seguito allo shock causato dalla pandemia, continuerà ad affermare la sua importanza nello scacchiere economico e geopolitico internazionale, focalizzando però probabilmente la sua attenzione su un modello di crescita economica maggiormente incentrato sui consumi interni. 

– Il populismo, ma in generale qualunque forma di proposta politica alternativa e non convenzionale, continuerà, secondo noi, a prosperare in un contesto di diseguaglianze in crescita. 

– Il cambiamento climatico sarà sempre di più un rischio da considerare e in questo senso riteniamo che la probabilità di eventi estremi in grado di inficiare le nostre vite e le principali economie globali sia in crescita. 

– La tecnologia è infine uscita come vera forza dominante dalla pandemia, rafforzando la posizione competitiva dei leader di mercato e incrementando il divario tra settori vincitori e settori vinti».  

Qual è lo scenario di ripresa economica per i prossimi tre-cinque anni?

«Il primo semestre del 2020 ha visto un calo della congiuntura economica di proporzioni drammatiche. Ogni crollo è però seguito da una fase di recupero, in questo caso agevolata da politiche fiscali e monetarie estremamente espansive. In tal senso ci attendiamo che nel breve-medio termine la crescita economica possa registrare livelli sopra la media. Questo incremento potrà però andare a oscillare in modo estremamente importante in relazione all’effettiva evoluzione della pandemia e delle misure di contenimento (per esempio, cure efficaci o vaccino) e in relazione all’entità del supporto fiscale fornito dai principali governi su scala globale. Nel lungo termine la realtà potrebbe però essere ben diversa. La pandemia ha secondo noi lasciato cicatrici importanti sul tessuto economico e imprenditoriale globale. Un prolungato contesto di incertezza va infatti a inficiare inesorabilmente sui livelli di investimento, andando a erodere la crescita potenziale futura. In aggiunta, potremo assistere a una distruzione di capitale umano generata dal ridimensionamento, specie in termini di occupati, di alcuni settori. Questi esuberi dovranno apprendere nuove competenze prima di potersi reimpiegare in nuovi settori e spesso non si tratta di un processo semplice. Infine le politiche monetarie e fiscali accomodanti hanno permesso a diversi modelli di business non più sostenibili di sopravvivere, consentendo ad aziende inefficienti di rimanere operanti sul mercato».  

In questo contesto, quali saranno le opportunità d’investimento?

«Quello attuale non è sicuramente un contesto semplice per gli investitori, che si devono confrontare  con tassi di interesse bassi e incertezze elevate. Ciononostante, riteniamo che un approccio diversificato, funzionale a bilanciare rischi differenti, possa permettere di cogliere ancora oggi le opportunità offerte dai mercati finanziari agli investitori. Nonostante il potenziale di rendimento ridotto, i titoli governativi dei paesi sviluppati devono continuare a trovare uno spazio all’interno della  parte più difensiva dei portafogli, svolgendo una funzione di diversificazione essenziale per chi investa in attivi di rischio. In un contesto di politiche fiscali e monetarie estremamente espansive, riteniamo che il rischio di sorprese sul fronte dell’inflazione sia aumentato e pertanto abbiamo aggiunto in portafoglio anche titoli obbligazionari governativi indicizzati all’andamento dei prezzi al consumo. Le obbligazioni societarie di alta qualità offrono oggi spread più contenuti rispetto a qualche mese fa, ma il supporto tecnico delle banche centrali rende questa classe di attivo tuttora interessante. Ciò non deve però rendere gli investitori troppo rilassati, visto che le politiche monetarie espansive possono migliorare le condizioni di liquidità sul mercato, ma non possono sanare eventuali situazioni di reale deterioramento del credito. In questo senso, guardiamo con più attenzione e cautela al mercato high yield, evitando in ogni caso esposizioni generiche, ma concentrandoci su singoli settori o emittenti in grado di affrontare con tranquillità l’attuale contesto. Il mondo delle cartolarizzazioni sui mutui residenziali e dell’obbligazionario dei paesi emergenti continua, infine, a offrire livelli di rendimento interessanti. Anche in questo caso, però, la selezione è d’obbligo e sapere distinguere tra strumenti a rischio di perdite remote e altri potenzialmente più fragili può fare la differenza». 

Quali sono i punti di debolezza per gli investimenti?

«È molto probabile che i 10 anni che attendono gli investitori saranno caratterizzati da performance finanziarie più basse e volatilità più alta rispetto al decennio appena trascorso. Per anni le banche centrali hanno fornito supporto ai mercati, impedendo a eventi fondamentalmente negativi da un punto di vista macroeconomico di arrestare la corsa degli attivi di rischio. Riteniamo che la probabilità che questo trend continui sia piuttosto bassa e brutte notizie sul fronte macroeconomico potrebbero per la prima volta dopo tanto tempo tradursi effettivamente in una reazione negativa da parte dei mercati. In questo senso, guardiamo con attenzione ai mercati azionari, evitando di dare per certa la relazione di causa-effetto tra basso costo del denaro e buone performance per le azioni. Lo storico di Giappone ed Eurozona ci dimostra che, anche in contesti di tassi bassi, l’azionario può fare fatica. Negli ultimi anni la progressiva crescita della componente di Pil generata dai profitti delle aziende ha fornito supporto ai corsi azionari, ma questo trend potrebbe oggi essere minacciato da una modifica delle priorità politiche con nuove regolamentazioni e un incremento della tassazione. L’andamento delle elezioni negli Stati Uniti sarà in questo senso un momento chiave».


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Redazione

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