A colloquio con Adriano Nelli, responsabile global wealth management Italia di Pimco
Siamo in un contesto favorevole per iI fondi obbligazionari?
«Nell’attuale contesto finanziario, in cui i tassi d’interesse sono saliti ai massimi degli ultimi 15 anni in Europa e negli Stati Uniti, i fondi obbligazionari possono rappresentare una scelta di investimento particolarmente interessante. Non solo le obbligazioni di alta qualità offrono rendimenti corretti per il rischio simili a quelli azionari, ma l’attuale scenario economico presenta opportunità uniche per gli investitori in fondi obbligazionari. Come affermiamo nel nostro ultimo Cyclical outlook, “Gestire la discesa”, l’inflazione potrebbe avere una tendenza al ribasso, spingendo potenzialmente le banche centrali a ridurre i tassi di interesse nella seconda metà del 2024 e nel 2025 a sostegno di una maggiore crescita. Tuttavia, secondo noi il mercato potrebbe essere eccessivamente ottimista riguardo alla tempistica di questi tagli, poiché la storia mostra che le banche centrali abbassano i tassi solo dopo la comparsa di condizioni recessive e poi effettuano più tagli di quanto anticipi il mercato. Quindi, mentre gli atterraggi morbidi dopo un ciclo di rialzi sono possibili, non sono molto frequenti e, pertanto, crediamo che i mercati siano troppo compiacenti e ci siano rischi macroeconomici più elevati di quanto scontato nei prezzi».
Qual è il vostro scenario di base?
«I nostri principali fondi obbligazionari sono posizionati non solo per cogliere i rendimenti più elevati attualmente presenti sul mercato, ma anche per una potenziale resilienza e un apprezzamento dei corsi dei bond in molteplici scenari economici futuri. Nel nostro scenario di base di rallentamento della crescita e dell’inflazione, i rendimenti saranno probabilmente ancorati, ma se dovessimo sperimentare una profonda recessione, l’obbligazionario potrebbe sovraperformare l’azionario. Anche se si manifestasse un’inflazione molto più persistente, un ambiente difficile per entrambe le classi di attivo, probabilmente l’azionario potrebbe essere maggiormente influenzato dalle aspettative di una politica monetaria più restrittiva».
Alla luce di queste considerazioni, come sono posizionati i vostri fondi obbligazionari?
«Questo contesto macroeconomico è un segnale per gli investitori, affinché prendano in considerazione la possibilità di riposizionare i loro portafogli, con particolare attenzione alle obbligazioni a medio termine per evitare i rischi di reinvestimento associati ai titoli a breve termine. Con gli attuali rendimenti elevati, non c’è bisogno di inseguire obbligazioni con rating più bassi o di addentrarsi in segmenti di struttura del capitale più rischiosi per ottenere rendimenti reali positivi. Le obbligazioni di alta qualità non sono solo interessanti ora, ma potrebbero anche apprezzarsi se il prossimo ciclo dei tassi d’interesse fosse più severo del previsto. Ci sono tre ragioni chiave per cui i fondi obbligazionari gestiti attivamente possono essere interessanti in questo contesto: riduzione del rischio di mancato rendimento, diversificazione e potenziale apprezzamento del capitale».
Potrebbe elaborare questi ultimi concetti?
«In merito alla riduzione del rischio di mancato reinvestimento, si può affermare che, a differenza dei depositi a termine fisso o delle obbligazioni singole, i fondi obbligazionari reinvestono continuamente i titoli in scadenza. Chi acquista una singola emissione spesso non reinveste in modo efficiente le cedole e ciò comporta nel tempo una riduzione del rendimento totale dell’investimento. Per quanto riguarda la diversificazione, i fondi obbligazionari investono in un pool differenziato di titoli, distribuendo il rischio su centinaia o addirittura migliaia di emittenti. Ciò minimizza l’impatto di potenziali default di qualsiasi singolo emittente sull’investimento complessivo. Infine, una volta che i tassi di interesse raggiungono il picco e iniziano a diminuire, le obbligazioni esistenti con cedole più elevate diventano più appetibili, facendo aumentare i loro corsi. La gestione attiva della duration all’interno di un fondo può capitalizzare su questi potenziali guadagni in termini di capitale».
Le sue riflessioni rimarcano l’importanza della gestione attiva all’interno di queste soluzioni di investimento. Perché è così importante?
«Riteniamo che la forma gestita di accesso al mercato obbligazionario offra anche la possibilità agli investitori di partecipare a segmenti del mercato dei bond spesso non accessibili al retail. La gestione attiva dei fondi offre, infine, la flessibilità di adeguare il rischio di interesse e di credito del portafoglio in risposta alle mutevoli condizioni economiche. Questo approccio proattivo consente ai gestori di fondi di ottenere potenziali extra-rendimenti rispetto alle strategie passive e di mitigare il rischio di ribasso associato alle singole obbligazioni, portando a rendimenti corretti per il rischio potenzialmente più elevati».
Tuttavia, lo scorso anno non è stato facile per il reddito fisso…
«Sebbene il 2023 sia stato un anno difficile per il reddito fisso, ci ha ricordato perché gli investitori dovrebbero prendere in considerazione la gestione attiva obbligazionaria rispetto alla liquidità. I rendimenti hanno chiuso l’anno più o meno dove l’avevano iniziato, ma con un’enorme volatilità nel mezzo. Questa volatilità ci ha offerto l’opportunità di adeguare tatticamente la duration (sensibilità ai tassi d’interesse), di aumentare l’esposizione a livello globale in aree con un valore relativo interessante e di diversificare le nostre fonti di rendimento all’interno dei portafogli. Inoltre, ci è stato ricordato che i rally possono avvenire rapidamente. In conclusione, siamo entusiasti delle opportunità che i mercati obbligazionari presentano per il 2024 e nei prossimi anni. Con gli attuali tassi d’interesse elevati e la possibilità di un ciclo di tassi al ribasso all’orizzonte, i risparmiatori possono ottenere dai fondi obbligazionari la rendita per integrare i propri redditi, liquidità e apprezzamento del capitale».

