di Daniel Zanin senior analyst, investment research, Invesco
“Qui à una grande maraviglia, che ci àn farina d’àlbori, che sono àlbori grossi e hanno la buccia sottile, e son tutti pieni dentro di farina, e di quella farina si fa molti mangiar di pasta e buoni, ed io più volte ne mangiai!” – Marco Polo, il Millione.
Che in Asia sapessero utilizzare bene la farina era già evidente ai tempi di Marco Polo. Quando, nel 1299, scrisse “Il Milione”, in Corea del Sud il pollo fritto, probabilmente, non rappresentava ancora ciò che oggi si racconta sulle tavole e nei sobborghi più autentici delle città: cultura, identità e commercio. Negli ultimi mesi, questo piatto “nazionale” si è trasformato in un vero e proprio termometro economico, simbolo di un’incertezza che lega inflazione, calo dei consumi e strategie di sopravvivenza commerciale.
Focus Sud Corea
La passione sudcoreana per il pollo fritto intreccia cultura e costume. Il termine chimaek (纂裟), ormai diventato un’espressione iconica, unisce le parole chicken e maekju (birra), indicando la combinazione ideale per trascorrere serate con amici, guardare partite in Tv e vivere occasioni sociali.
Nato negli anni ‘80 con l’espansione delle catene di fast food, il pollo fritto si è evoluto in decine di varianti locali: speziato, glassato, alla soia, al miele, con aglio fermentato. Oggi la Corea del Sud conta oltre 36 mila locali specializzati, ossia uno ogni 1.400 abitanti circa. Si tratta di un numero superiore ai ristoranti pro capite di McDonald’s presenti in tutto il mondo. Secondo i dati del Ministero dell’agricoltura, il consumo per persona di pollo in Corea ha superato i 16 kg annui, raddoppiando le quote in soli 10 anni.
Negli ultimi due anni, però, l’inflazione ha cambiato le carte in tavola. Il prezzo di una porzione di pollo fritto, che si aggirava intorno a 15 mila won (circa 10 euro), ha superato in molte catene i 20 mila. L’intera filiera ha visto rincari significativi dei costi delle materie prime (pollo, olio, spezie), del packaging e del lavoro. I prezzi all’ingrosso del pollame sono cresciuti dell’8% su base annua e le tariffe di trasporto sono aumentate, sia a causa della pressione sui prezzi dell’energia, sia per i rallentamenti nelle catene logistiche. Tra questi ultimi, il caso di aviaria negli allevamenti brasiliani, da cui molta materia prima viene importata, non ha aiutato a calmierare i prezzi.
RISALE L’INFLAZIONE
Dopo avere toccato il picco del 6,3% nel 2022, l’inflazione sudcoreana sembrava in ritirata. Tuttavia, nel primo semestre del 2025, il trend si è invertito: il tasso di inflazione è salito al 2,2% a giugno, rispetto all’1,9% di maggio. L’inflazione “core”, che esclude cibo ed energia, è rimasta stabile al 2,4%, segnale che la pressione sui prezzi rimane elevata. In questo contesto, i coreani consumano meno. L’economia del Paese ha mostrato segni di rallentamento nel 2025: il Pil del primo trimestre è calato dello 0,2% su base trimestrale e i consumi privati sono scesi dello 0,1%.
Mentre i consumi rallentano, i grandi distributori cercano di reagire con strategie commerciali più o meno aggressive. La prima catena di distribuzione a scommettere sull’importanza socio-economica del pollo fritto è stata “Homeplus”, che ha rilanciato il “pollo da 4.990 won”. Venduto al banco gastronomia, la promozione ha riscosso un enorme successo: il traffico nei supermercati è aumentato e le scorte si sono esaurite nel giro di poche ore. Code all’entrata e interesse della clientela hanno suscitato la risposta di altri retailer. Si è innescata così una vera e propria “guerra del pollo”: offerte lampo, porzioni familiari scontate, promozioni notturne.
IL POLLO, UN ATTORE CHIAVE
Il risultato è stato un boom di domanda, con effetto a cascata su altri beni di consumo. Di certo, non sono mancate le accuse ai supermercati di dumping e concorrenza sleale, ma queste mosse possono e potrebbero avere anche un impatto macroeconomico, oltre che commerciale. Quando un prodotto così diffuso viene venduto sotto costo o fortemente scontato, ciò può influire sul Consumer price Iindex, attenuando temporaneamente l’inflazione alimentare. Paradossale, ma reale. Un’offerta di pollo fritto a basso prezzo può contribuire a fare scendere la media del paniere sul quale si calcola l’inflazione. Ciò rende il pollo, ironicamente, un attore chiave nel monitoraggio dell’economia.
La dinamica di questo piatto, quindi, può diventare un tema economico e non si limita a essere un’amabile parentesi folcloristica. In una società come quella sudcoreana, dove il consumo interno è una colonna portante del Pil (oltre il 50%), l’andamento di un prodotto “popolare” può offrire spunti di riflessione ben più profondi.
Se i coreani rinunciano a mangiare pollo fritto, o lo fanno solo quando è in offerta, ciò segnala un malessere più ampio: salari stagnanti, debito familiare elevato, prospettive incerte. Allo stesso tempo, il fatto che supermercati e catene si sfidino a colpi di sconti mostra un tentativo di tenere viva la domanda. La speranza è che offerte su beni popolari possano innescare un effetto volano: più traffico, più spesa accessoria, più fiducia.
Tuttavia, le strategie promozionali rischiano di restare un palliativo temporaneo. La domanda non si stimola solo con gli sconti commerciali; servono in prima istanza interventi fiscali. Il governo ha approvato recentemente un pacchetto straordinario da 31,8 trilioni di won per stimolare l’economia, ma se il sentiment dei cittadini non cambiasse, sarebbe difficile pensare che il “pollo fritto” possa risollevare la situazione.
Ripensando a Marco Polo, sarebbe curioso immaginare come avrebbe reagito trovandosi, nel suo viaggio, a una serata chimaek. Tra pollo fritto e birra si sarebbe sicuramente soffermato a ripensare ai suoi più tradizionali e veneziani spritz e cicchetto. Se c’è una cosa che possiamo apprezzare, però, è che nei viaggi, così come in macroeconomia, non c’è nulla di più piacevole che venire a contatto con le tradizioni e le consuetudini locali.
leggi il numero 177
Redazione
La redazione di Fondi & Sicav è un team di esperti e appassionati di finanza, specializzati nell’analisi e nell’approfondimento di fondi comuni, SICAV e strumenti di investimento. Con un approccio chiaro e aggiornato, forniscono contenuti di qualità per guidare i lettori nelle scelte finanziarie più consapevoli.


