
Volatilità, scenari globali complessi e scelte politiche imprevedibili: elementi che in passato avrebbero frenato gli investitori, oggi vengono interpretati come occasioni. Su questo cambio di prospettiva si concentra la riflessione di Mario Romano, ceo di Sella SGR.
Come si gestisce l’incertezza che aleggia sul mercato da inizio anno?
«Stiamo assistendo a una discontinuità rispetto al passato, quando l’incertezza causata da fattori geopolitici e politici esogeni era nemica dei mercati. Recentemente, la reazione degli investitori ha assunto tuttavia sfumature diverse: tutti gli eventi di volatilità si sono rivelati occasioni d’acquisto, che hanno poi favorito un trend rialzista. Anche quest’anno si è verificato un fenomeno analogo, con gli investitori che sembrano avere adottato una modalità di negoziazione inusuale, come quella seguita dal presidente americano, consci che prima o poi si potrà arrivare a una mediazione. In quest’ottica, l’assenza di una decisione definitiva nell’immediato non preoccupa più di tanto».
È un atteggiamento da lei condiviso?
«Sì, ma ritengo plausibile anche un’altra ipotesi per spiegare la tenuta delle borse: la resilienza dell’economia globale che non sta mostrando segnali di particolare debolezza, né a livello macro, né micro; anzi, l’ultima trimestrale si è rivelata particolarmente positiva. Inoltre, il timore di un forte rallentamento degli Stati Uniti non si sta concretizzando. Stiamo vivendo una nuova fase caratterizzata da una maggiore maturità degli investitori che sembrano meno influenzabili dagli eventi rispetto al passato».
Tuttavia, non c’è solo l’imperscrutabilità del pensiero di Trump, vista la complessa situazione geopolitica. Capisco che sia difficile quantificarne le ricadute, ma rimane un aspetto da considerare, non crede?
«Il mercato valuta attentamente i rischi geopolitici, ma, al tempo stesso, analizza anche le potenziali opportunità d’investimento che ne possono derivare. Mi riferisco in particolare a quanto può emergere da uno scenario in evoluzione, in cui i governi sono chiamati ad assumere decisioni nell’ambito delle loro politiche fiscali. Il compito dei gestori di patrimoni è proprio cogliere i trend futuri, approccio che va oltre la geopolitica. D’altro canto, gli investitori sono sempre attenti ai rischi, ma ancora prima vogliono capire dove si trovino le reali opportunità di crescita e redditività. Ad esempio, un consistente programma di investimenti deciso a livello governativo non è certo un aspetto da sottovalutare. È successo in Europa, dove la necessità di aumentare le spese per la difesa ha prodotto piani che si tradurranno in investimenti per la creazione di nuove infrastrutture e in sistemi di sicurezza. Il Vecchio continente è sempre stato criticato per la sua lentezza nel prendere le decisioni. Questa volta, però, l’Europa sta reagendo con determinazione, sulla linea che a suo tempo fu tracciata da Mario Draghi: bisogna andare avanti e fare tutto ciò che è necessario. È un segnale di cambiamento di rotta che non può essere ignorato».
E per quanto riguarda Trump?
«Molti criticano la sua politica con diversi commenti che indicano l’instabilità di alcune sue decisioni come motivo per rivedere, in termini d’investimento, l’esposizione al mercato finanziario americano. Sono posizioni estreme, assunte forse incautamente. Senza esprimere giudizi, va ricordato che il sistema politico Usa è strutturato con una serie di pesi e contrappesi che ne garantiscono l’impianto democratico e che hanno dimostrato di funzionare in tale senso in altri momenti critici della storia del Paese. L’economia e la società americana continueranno a mostrare la loro resilienza».
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Pinuccia Parini
Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav

