Il Senegal rimane un paese da seguire e su cui scommettono numerosi investitori internazionali provenienti da diverse nazioni, quali Turchia e India
Uno sviluppo lento
Considerato per lungo tempo una democrazia stabile, caratterizzata da tolleranza religiosa e pace sociale, il Senegal deve ancora raggiungere la sua piena potenzialità economica e di crescita. La performance del Pil dall’indipendenza dalla Francia, nel 1960, è stata deludente: le esportazioni sono cresciute molto più lentamente del commercio globale e sono diventate sempre più ad alta intensità di capitale, mentre il deficit commerciale è costantemente peggiorato.
Nonostante la sua vicinanza ai mercati europei e del Nord America, con una traiettoria di sviluppo abbastanza stabile, la nazione dell’Africa occidentale rimane una delle più povere del mondo. Tuttavia, con una crescita media annua di quasi il 6,5% nell’ultimo decennio, il Senegal rimane un paese da seguire e su cui scommettono numerosi investitori internazionali provenienti da diverse nazioni, quali Turchia e India.
Uno strano rimpasto
Diciotto mesi dopo il suo secondo mandato, alla fine dello scorso ottobre, il presidente del Senegal, Macky Sall, ha inaspettatamente sciolto il governo senza offrire alcuna spiegazione. Quattro giorni dopo, ha annunciato un nuovo gabinetto composto da 33 ministri e quattro segretari di stato. Nel nuovo assetto, 23 membri hanno mantenuto il precedente ministero, tre sono stati trasferiti ad altri dipartimenti, mentre sette sono state le nuove nomine. Un portavoce della presidenza ha annunciato che Sall aveva «fatto una grande pulizia» e «un significativo ringiovanimento della squadra». Senza offrire alcun dettaglio specifico, lo stesso funzionario ha aggiunto che al nuovo governo è stata «affidata una missione speciale di interesse generale», concentrata principalmente sugli sforzi per «rilanciare l’economia nazionale». Gli osservatori internazionali hanno commentato che il nuovo esecutivo è caratterizzato dall’apertura politica e dal consenso, derivante da un dialogo nazionale ampio e inclusivo.
Il rilancio dell’economia
Per migliorare la crescita economica del Senegal, il nuovo governo dovrà affrontare una serie di questioni chiave che includono il miglioramento delle infrastrutture internazionali e della governance, l’aumento della competitività del settore imprenditoriale locale e, in modo cruciale, la capacità di attrarre nuovi investitori stranieri. Dopo un decennio di crescita sostenuta, una serie di progetti infrastrutturali pianificati o completati, con nuove entrate previste dal settore petrolifero dal 2021, il presidente ritiene che in Senegal ci siano i presupposti per un significativo rafforzamento dell’economia.
Negli ultimi vent’anni è stata registrata una crescita media annua del 4,5%, tuttavia negli ultimi cinque l’espansione annua è stata vicina al 6,5%. Sebbene i risultati 2015-2019 siano degni di nota, sono molto lontani dall’obiettivo del 10% del presidente Sall.
Il Fondo Monetario Internazionale stima che la crescita del Pil per il 2020 sarà intorno allo 0,7%, tuttavia ritiene che, a partire dal 2021, ci sarà un’inversione di tendenza con una crescita potenziale considerevole. Ciò, in parte, si basa sulla speranza che le risorse naturali daranno un forte impulso all’economia: il governo stima, infatti, che nell’arco di cinque anni, a partire dal 2021, i ricavi del settore petrolifero e del gas supereranno 30 miliardi di dollari. Tuttavia, data la volatilità dei prezzi del greggio, gli economisti hanno invitato alla cautela.
La scommessa sul debito
In attesa che petrolio e gas diventino nuove e importanti entrate per le casse dello stato, il governo di Dakar deve fare i conti con la necessità di migliorare radicalmente le infrastrutture nazionali. Una strada è utilizzare finanziamenti da paesi come la Cina, l’altra è avvalersi dei prestiti strutturati agevolati provenienti da istituzioni come la Banca Mondiale. In quest’ultimo caso, un esempio degno di nota è la partnership creata tra pubblico e privato (Ppp) con la società francese Eiffage. Si tratta, nello specifico, di un’autostrada di recente realizzazione, costruita secondo gli standard europei, che collega il centro della città di Dakar alla periferia e al nuovo aeroporto, creata da Eiffage e finanziata dalla International finance corporation, parte del World bank group. La società francese, oltre a gestirne la costruzione, riceverà una concessione che prevede la manutenzione e la gestione per 30 anni. Il progetto ha già generato un impatto più che positivo: i tempi di trasporto sono stati drasticamente ridotti, consentendo alle imprese e ai pendolari di risparmiare tempo e soldi.
Mentre molti economisti sostengono che la Ppp sia il migliore modello da utilizzare per le economie emergenti, Dakar ha già contratto prestiti considerevoli ed è fermamente convinta che sarà in grado di onorare, sia i debiti esistenti, sia quelli futuri, e intende proseguire con questa strategia. Particolarmente importante è la posizione debitoria di Dakar con Pechino. La Cina vede il Senegal come una parte importante della sua iniziativa Belt and Road e, a tal fine, ha concesso prestiti e messo a disposizione forti investimenti.
Un esempio è il progetto recentemente completato da 700 milioni di dollari per costruire un’autostrada dall’aeroporto di Dakar alla città di Touba, sede di un importante pellegrinaggio annuale. Molti, compresi gli economisti locali, lo hanno criticato in quanto non affronta problemi fondamentali come la fornitura di elettricità e di acqua potabile alle popolazioni locali. Sebbene i progetti stradali, ferroviari e di ponti consentano al Senegal di migliorare le proprie infrastrutture, sono anche accompagnati da un debito sempre crescente con la Cina.
Messo in guardia
Il Fondo monetario internazionale ha messo in guardia il Senegal su questo aspetto, poiché teme che Dakar non sarà in grado di rimborsare l’ammontare dei prestiti contratti. Nonostante simili preoccupazioni siano state espresse da Parigi e Roma, che temono entrambe che il Senegal rischi di cadere nella trappola del debito cinese, Dakar appare stranamente indifferente all’aumento del suo debito.
Mentre Macky Sall accetta che altri paesi siano inadempienti rispetto ai prestiti ricevuti dalla Cina, rimane fermamente convinto che questo non sarà il caso del Senegal. «Il nostro paese sta andando avanti con un’economia solida che può ripagare il debito senza alcun problema», ha rimarcato il presidente. In risposta alle preoccupazioni crescenti sul fatto che la Cina tenterebbe di appropriarsi delle risorse senegalesi, se i debiti non venissero rispettati, Sall ha affermato che «il debito è gestibile».
Il presidente, mentre riconosce che ci sono stati casi in cui i paesi sono stati paralizzati dal loro debito verso la Cina, che ha portato Pechino a prendere il controllo delle loro esportazioni come forma di rimborso, rimane convinto che «ciò non accadrà a noi perché il nostro debito è completamente sotto controllo».
Sebbene, né Sall, né il governo lo abbiano dichiarato esplicitamente, la maggior parte degli osservatori ritiene che Dakar stia pianificando di trasformare le future entrate di petrolio e gas in un fondo per compensare il debito estero del paese. Alcuni analisti più critici leggono questa decisione come una scommessa sul debito.
Un partner unico
Pechino è vista da Dakar come un partner unico ed efficiente, come spiega Abdou Ndene Sall, capo della Société nationale du train express régional (Sn/ Ter) ed ex viceministro: «Con la Cina saremo in grado di ottenere che i nostri progetti siano completati più rapidamente». Formatosi alla Sorbona e alla Luxembourg school of business, Abdou Ndene Sall gode del privilegio di fare parte della cerchia ristretta del presidente, un’amicizia stabilita oltre vent’anni fa che si è trasformata in collaborazione politica. È uno dei tanti senegalesi influenti che credono che la Cina rappresenti una partnership che può essere utilizzata a vantaggio del paese.
Mentre la presenza economica del Dragone, in continua crescita in Africa, è fonte di preoccupazione in molte nazioni occidentali, per il Senegal il tempo è essenziale, se vuole raggiungere il suo obiettivo di diventare un paese a reddito medio entro il 2035.
A Dakar il legame del Senegal con la Cina è descritto come una «partnership per lo sviluppo», tuttavia, i rischi che il rapporto sviluppo/debito presenta evidenzia chiaramente il delicato equilibrio che i paesi in via di sviluppo devono affrontare. Nel caso del Senegal la scommessa è che il debito sarà sostenibile grazie alle entrate imminenti provenienti dal petrolio e dal gas. Tuttavia, la domanda è se il calcolo sia stato fatto prima del crollo dei prezzi del greggio indotto dal Covid.
a cura di Mark William Lowe
Redazione
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