Shock da offerta: un’interruzione pari al 20% dell’offerta globale di petrolio sarebbe senza precedenti nella storia moderna. Tiffany Wilding, economista, e Andrew DeWitt, portfolio manager di PIMCO

Sebbene il quadro resti altamente incerto, ogni settimana che passa aumenta i costi economici del conflitto con l’Iran. Con l’erosione delle scorte, gli effetti delle interruzioni persistenti potrebbero presto intensificarsi, con implicazioni recessive per l’economia globale.
Le carenze energetiche, inizialmente concentrate nell’industria asiatica, potrebbero propagarsi lungo le catene di approvvigionamento globali, generando carenze diffuse e pressioni sui costi. In assenza di una de-escalation, le politiche economiche avranno efficacia limitata e le condizioni finanziarie potrebbero irrigidirsi significativamente.
Sebbene i mercati continuino a scontare uno scenario di interruzione temporanea, il rischio è che debbano presto confrontarsi con la prospettiva di un conflitto più prolungato e di costi economici ben più elevati.
Mercati orientati a una rapida risoluzione
Cosa spiega la relativa calma dei mercati finanziari globali? Una spiegazione plausibile è che gli operatori si attendano interruzioni temporanee. I prezzi dei contratti futures sul petrolio riflettono questa aspettativa: a fronte di un prezzo spot di circa 125 dollari al barile nel Mare del Nord (Brent “dated”), i contratti con consegna a dicembre 2026 scambiano intorno agli 80 dollari al barile, evidenziando uno sconto significativo.
Crescente rischio di uno shock di offerta prolungato
Le aspettative di una rapida risoluzione, insieme a questi “cuscinetti” economici, hanno finora limitato l’inasprimento delle condizioni finanziarie. Tuttavia, tali riserve non sono infinite: con il protrarsi del conflitto e della chiusura della rotta marittima, i mercati dovranno sempre più interrogarsi su quando la situazione si trasformerà in un vero shock negativo dell’offerta, e non più in una semplice redistribuzione di reddito tra produttori e consumatori di energia.
Le tempistiche logistiche sono cruciali: con le ultime petroliere partite dallo Stretto di Hormuz a fine febbraio, i carichi stanno arrivando solo ora a destinazione. Servono circa 10-20 giorni per raggiungere l’Asia, 20-35 giorni per Europa e Africa, e 35-45 giorni per la costa del Golfo degli Stati Uniti.
Le scorte esistono ma sono distribuite in modo disomogeneo e la qualità dei dati – soprattutto per la Cina – è limitata. Secondo l’AIE, le scorte nei Paesi OCSE potrebbero coprire circa 140 giorni di domanda ai livelli dello scorso anno, ma con forti differenze: alcuni Paesi, tra cui Messico, Australia, Irlanda e Regno Unito, dispongono di meno di due mesi di autonomia.
Implicazioni macro: rischio recessivo
Le politiche economiche hanno margini limitati. La politica monetaria è vincolata dall’inflazione elevata, mentre misure fiscali come il controllo dei prezzi dei carburanti rischiano di essere controproducenti. In presenza di uno shock del 20% dell’offerta globale, i prezzi dovrebbero salire abbastanza da comprimere la domanda nella stessa misura, implicando di fatto una recessione. Interventi che limitano l’aggiustamento dei prezzi rischiano di amplificare gli squilibri e gravare sui conti pubblici.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

