Umberto Tamburrino, managing partner, ceo e cio Europa di Sosteneo

Il settore delle infrastrutture è alimentato dalle massicce esigenze di investimento in diversi ambiti, tra i quali quello energetico ha un’importanza crescente.

Umberto Tamburrino, managing partner, ceo e cio Europa di Sosteneo, società appartenente alla galassia di Generali Investments, ha risposto ad alcune domande su questo tema.

Come vede il segmento delle infrastrutture energetiche in Europa e in Italia?

«Il mercato europeo delle infrastrutture per la transizione energetica offre ottime opportunità di investimento. Nel 2023, sono stati investiti in Europa 320 miliardi di euro, un record in parte reso possibile grazie a una forte spinta verso l’indipendenza energetica e al conseguente forte mandato politico. Inoltre, molteplici fattori strutturali, come l’elettrificazione, l’integrazione delle rinnovabili, il potenziamento delle reti e la sicurezza energetica, forniscono ulteriore stimolo al settore. In questo contesto, l’Italia sta giocando un ruolo cruciale, adottando spesso incentivi innovativi per stimolare gli investimenti di capitale privato nella transizione energetica, come il meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico (Macse). Guardando al futuro, Sosteneo ha già da qualche anno identificato e investito in alcuni macrotrend che crediamo possano essere strutturali, come lo stoccaggio di energia e il rafforzamento delle reti, e che continueranno a rappresentare il focus della nostra strategia d’investimento».

Quanto è importante essere selettivi negli investimenti?

«Nel campo della produzione di energia pulita, la selettività negli investimenti è diventata sempre più importante. Il valore si sta spostando verso soluzioni su misura e ibride. Le tradizionali infrastrutture per la generazione di energia rinovabile non sono sufficienti a gestire le esigenze del sistema e dovranno essere accompagnate da nuovi impianti che forniscano la necessaria flessibilità per riuscire a fare fronte al mutato paradigma di produzione d’energia, ove la maggior parte di quella consumata è spesso fornita da fonti intermittenti».

Il modello adottato dagli operatori del settore è ancora valido?

«Per decenni, le utility hanno espletato il ruolo di sviluppatori e proprietari delle infrastrutture energetiche. Tuttavia, la portata della transizione sta mettendo in discussione questo modello. Le utility si trovano oggi ad affrontare esigenze di capitale senza precedenti per soddisfare i mandati di decarbonizzazione, espandere la capacità delle reti e investire in flessibilità. Allo stesso tempo, l’aumento dei tassi d’interesse e la crescente attenzione regolamentare sta limitando la loro capacità di impiegare capitale su larga scala. Tutto ciò ha aperto la strada a un nuovo modello in cui i gestori specializzati di infrastrutture svolgono un ruolo centrale nella realizzazione di progetti energetici in partnership con le utility».

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Redazione

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