S&P500 è tornato sopra la sua media a 10 mesi ed è ora in territorio positivo da inizio anno. L’analisi a cura di Kairos Partners
Il rally azionario dell’S&P500 è stato alimentato da riposizionamenti forzati, programmi di buyback e aspettative ottimistiche, ma l’equilibrio resta fragile. In questo scenario, prudenza, protezione e selettività settoriale sono fondamentali.
Considerando sempre l’S&P500 come riferimento per il mercato statunitense, il rimbalzo dai minimi dell’8 aprile è stato del 19%, sostenuto per metà dal contributo delle Magnificent 7. Da inizio anno, l’indice azionario globale è positivo del 5%, superando i rendimenti delle obbligazioni US (negative se annualizzate per la prima volta in un secolo), delle materie prime e del dollaro, in calo dell’8,5%. In testa rimane l’oro, stabile da alcune settimane a un +25%.
Analizzando più in dettaglio i dati , si scopre che circa l’1% del PIL US del primo trimestre è stato trainato dagli investimenti nei data center, difficilmente replicabili nel breve termine. Le revisioni indicano invece un calo negli investimenti immobiliari e infrastrutturali. Anche il dato PCE, che ha sorpreso con un calo mensile, riflette in gran parte la discesa dei servizi finanziari in linea con l’andamento dei mercati.
Sorge quindi il dubbio che la situazione non sia così solida come appaia. Non sorprende più di tanto, dunque, che la fiducia dei CEO statunitensi abbia registrato il calo più marcato dalla nascita della statistica negli anni ’70.
La vera domanda non è più “cosa potrebbe andare storto”, ma “cosa debba ancora andare bene” affinché il rally continui
Con i mercati azionari vicini ai massimi, la volatilità ai minimi e crescenti incertezze su dazi, tassi e geopolitica, è forse il momento di ridurre l’esposizione al rischio, aumentare la qualità del portafoglio e sfruttare la bassa volatilità per coprirsi con opzioni.
Restano invece interessanti le tematiche di lungo periodo, come la transizione energetica, l’intelligenza artificiale, la robotica, la manifattura avanzata, la difesa e persino l’esplorazione spaziale. Tutti settori destinati ad avere un forte impatto sulla domanda di materie prime industriali.
Sul versante obbligazionario, il Treasury a 30 anni ha raggiunto i livelli più alti dal 2007
I rendimenti sui mutui a tasso fisso a 30 anni si sono spinti quasi al 7% e provocando un forte rallentamento del mercato immobiliare. Il deficit di bilancio americano si attesta attualmente al 9% del PIL, e Moody’s stima che resterà su questi livelli fino al 2034, con un costo in interessi pari a 1 trilione di dollari—contro circa un terzo di tale valore solo cinque anni fa. Il deterioramento della posizione fiscale degli Stati Uniti non ha precedenti, se non in tempo di guerra o durante gravi crisi economiche. Per questo motivo, gli investitori obbligazionari chiedono tassi sempre più alti per finanziare il governo.
Tassi in crescita in tutto il mondo
Inoltre, le previsioni di spesa del pacchetto attuale presuppongono una crescita economica stabile, ma in caso di recessione il deficit aumenterebbe ulteriormente e le entrate fiscali crollerebbero. I tassi stanno salendo ovunque. Il caso più estremo è il Giappone, dove i tassi a 30 anni sono aumentati di un punto in appena un mese, causando perdite record per la Banca Centrale (che detiene oltre metà del debito pubblico), per le assicurazioni, le banche e i fondi pensione, con crescenti pressioni sulla valuta e la possibilità di nuove vendite di Treasuries da parte della BOJ per sostenere il mercato interno. Intanto, la Germania ha superato il Giappone come maggiore creditore internazionale in titoli obbligazionari.
Bisogna quindi osservare con attenzione gli sviluppi nel Sol Levante, anche perché l’aumento dei tassi si accompagna a un’inflazione che—da desiderata—rischia ora di sfuggire al controllo, mentre il PIL del primo trimestre ha registrato una crescita negativa.
Redazione
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