Il commento del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management
Stati Uniti e Giappone continuano a sembrare meno ancorati rispetto agli altri paesi e, di conseguenza, continuano a rappresentare una fonte di incertezza per i tassi di interesse globali. Il Bond Bulletin di questa settimana analizza ciò che distingue questi due mercati.
Fondamentali
La scorsa settimana i rendimenti dei Treasury statunitensi sono saliti bruscamente dopo che l’ottimismo sui negoziati tra Stati Uniti e Iran è scemato, riaccendendo i timori di un’inflazione legata al settore energetico. L’economia statunitense continua a presentarsi come un riferimento di forza relativa, sostenuta dalle dinamiche fiscali e dalla crescita guidata dalla tecnologia. Le aspettative di inflazione in aumento e la solidità economica accentuano il rischio che gli Stati Uniti operino in un regime diverso da quello degli altri paesi, in cui è più probabile che perdurino rendimenti strutturalmente più elevati. Al momento, l’impulso inflazionistico negli Stati Uniti non sembra essere prevalentemente guidato dalla domanda.
Il mercato del lavoro attualmente non appare come una fonte significativa di pressione inflazionistica e i recenti, inattesi rialzi nei prezzi alla produzione e in quelli delle importazioni indicano principalmente fattori guidati dall’offerta. Comprendere se uno shock inflazionistico sia determinato dalla domanda o dall’offerta è rilevante ai fini della reazione della Federal Reserve.
Uno shock inflazionistico dovuto all’offerta aumenta la tentazione di andare oltre le pressioni sui prezzi a breve termine, soprattutto in assenza di segnali chiari di rincari guidati dalla domanda. Insieme agli Stati Uniti, anche il mercato obbligazionario giapponese è sotto i riflettori. Le aspettative di inflazione in Giappone sono meno stabili, con il tasso di pareggio che si attestava al 2,3% al 19 maggio 2026. Il segmento a lungo termine della curva dei rendimenti giapponese è stato volatile, mentre gli investitori scontano uno scenario monetario e fiscale meno definito.
Valutazioni quantitative
Negli Stati Uniti, i tassi si sono mossi al rialzo: al 19 maggio 2026 il rendimento dei Treasury decennali ha raggiunto il 4,67%, riflettendo la rivalutazione da parte del mercato del livello di rendimento coerente con un’economia forte. Più in generale, il contesto attuale caratterizzato da rendimenti reali più elevati sostiene l’ipotesi che i rendimenti statunitensi possano essere strutturalmente più alti rispetto a dieci anni fa. gli investitori oggi vengono remunerati di più per assumere rischio nel reddito fisso.
Sebbene i tassi statunitensi abbiano sovraperformato rispetto ad altri mercati negli ultimi 12 mesi, questo mese hanno sottoperformato, e il mercato sembra avere ancora bisogno di un catalizzatore per invertire il recente trend e far sì che la duration sovraperformi in modo netto. In Giappone, dove la correzione ha interessato soprattutto la parte finale della curva, l’ondata di vendite ha portato i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 30 anni a un massimo storico, mentre i rendimenti a 5 e 10 anni sono ai livelli più alti degli ultimi 29 anni. Gli investitori vengono remunerati con premi di rischio legati all’incertezza delle politiche. Il carry e il roll-down sembrano interessanti, ma la mancanza di un punto di ancoraggio per le politiche monetarie continua a mantenere il livello di rischio elevato.
Fattori tecnici
L’energia rimane il fattore di oscillazione più importante per i tassi. La correlazione tra i prezzi dell’energia e i mercati obbligazionari globali resta ai livelli più alti di sempre, intorno all’80%-90%. Questa non è l’unica forza in gioco. Il persistente aumento del debito sovrano, unito all’assenza di un ulteriore quantitative easing, rafforza un contesto di rendimenti strutturalmente più elevati.
In Giappone, queste pressioni sono accentuate dalle aspettative di un intervento governativo supplementare per attenuare l’impatto dei rincari energetici, che hanno contribuito a un premio di rischio fiscale. Si scorgono, inoltre, i primi segnali di una risposta da parte del settore pubblico alle ondate di vendite. Il primo ministro Sanae Takaichi ha lasciato intendere che il governo cercherà di evitare un aumento significativo delle emissioni obbligazionarie, mentre indiscrezioni di stampa suggeriscono che la Banca del Giappone potrebbe sospendere la riduzione di acquisto di obbligazioni.
Cosa significa per gli investitori obbligazionari?
I rendimenti più elevati negli Stati Uniti e in Giappone migliorano il carry e creano valore nel medio periodo. Tuttavia, un rally prolungato sulla duration statunitense potrebbe richiedere un catalizzatore chiaro, come un allentamento dei rischi di inflazione legati all’energia o segnali più evidenti di timori sulla crescita potenzialmente innescati da una correzione del mercato azionario. In Giappone, la priorità è gestire la volatilità sul tratto lungo della curva dove le aspettative di inflazione sono meno ancorate e i segnali di politica monetaria possono avere ripercussioni sproporzionate.
Redazione
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