a cura di Heidi Foppa

Il Rapporto sui rischi globali 2020, pubblicato dal World Economic Forum, evidenzia che la polarizzazione e la stagnazione economica nel 2020 peggioreranno la crisi climatica.

Per la prima volta nella storia, in un sondaggio che chiede agli esperti mondiali e ai policy maker di classificare le loro principali preoccupazioni per il prossimo decennio, i problemi ambientali sono al primo posto nella classifica dei rischi percepiti. Secondo il 78% degli intervistati, gli sforzi per affrontare la crisi climatica nei prossimi 12 mesi saranno ostacolati da scontri economici e polarizzazioni politiche interne, che aumenteranno nel 2020. Anche i sistemi sanitari, a livello globale, rischiano di non essere adeguati alle possibili evoluzioni future. Diventa sempre più evidente che il sistema economico, nel suo complesso, deve essere rivisto.

Attendere però che ciò avvenga con gradualità significa perdere l’ultima possibilità di affrontare le sfide più urgenti del mondo. C’è inoltre la necessità di agire tutti insieme. Ogni investimento genera un effetto positivo o negativo, che è complicato misurare. Questa complessità è stata evidenziata anche al raduno dei leader economici e politici di Davos lo scorso gennaio.  

Oggi le aziende hanno difficoltà a misurare quale sia il loro impatto sugli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Sdg): non esiste una tassonomia condivisa. Pri (Onu) identifica oltre 600 criteri e alcuni dati sono difficili da reperire. Infine, molte aziende non forniscono ancora informazioni utili e sufficienti per misurare l’impatto delle loro attività e renderle confrontabili con altre.

Sia le società pubbliche, sia quelle private, richiedono standard per la divulgazione, il monitoraggio e la comunicazione di tali informazioni, che al momento sono carenti. Tutto ciò fa sì che il mercato dei capitali non risulti in grado di integrare i principi di sostenibilità e, di conseguenza, allochi le risorse in modo inefficiente e spesso dannoso per l’ambiente. Come ha dichiarato Mark Carney, governatore della Bank of England durante il Wef, «le aziende che non si adeguano andranno senza dubbio in bancarotta».

UNA METRICA LIMITATA 

Un recente rapporto di Refinitiv, “A Deep Dive Into Environmental Metrics”, ha rilevato che il 63% delle aziende all’interno del database di Refinitiv Environmental Social Governance (Esg), che copre circa il 70% della capitalizzazione del mercato mondiale, ha una politica per ridurre le emissioni. Tuttavia, solo il 35% delle imprese ha obiettivi di riduzione specifici delle proprie emissioni, il che significa che molte stanno sì muovendosi in questa direzione, ma solo da un punto di vista teorico. La realtà, che va superata, è che l’utilizzo degli indicatori Esg è facoltativo e dimostra evidenti limiti, perché questi criteri riguardano solamente le pratiche di gestione messe in atto dalle imprese e non influenzano i loro modelli di business. Si possono  avere società con un ottimo score Esg, ma il cui modello di business è tutt’altro che sostenibile. Un gruppo petrolifero, ad esempio, che può vantare ottime pratiche gestionali, e quindi un Esg score elevato, è davvero sostenibile? Contribuisce a uno sviluppo economico e sociale positivo? Limitare i criteri di decisione d’investimento alla sola metrica Esg può rivelarsi controproducente. È quindi necessario apportare cambiamenti perché l’agire in base a principi di sostenibilità sia veramente efficace.

NESSUNO SA TUTTO

Una risposta a questa situazione è venuta da Bertrand Gacon con la creazione di Impaakt, la prima vera piattaforma aperta che usa l’intelligenza collettiva per produrre una valutazione accurata, obiettiva ed esauriente del reale impatto dell’attività delle aziende. Una valutazione che non si limita alle loro pratiche Esg, ma include i loro prodotti, le loro innovazioni, la loro influenza, persino le loro idee che cambiano profondamente la nostra societa e il nostro pianeta.  

Bertrand, un professionista e attore chiave dell’evoluzione della finanza sostenibile, preferisce vedere il mondo non come è, ma come potrebbe essere. È un instancabile sostenitore dell’economia dell’impatto che vede le imprese come una forza per un cambiamento positivo.  

Lui ne è convinto, tante prove scientifiche lo provano, e professionisti, accademici, analisti e investitori lo supportano nella realizzazione della sua visione. Nessun singolo esperto al mondo può valutare da solo l’impatto altamente complesso e sfaccettato di un’azienda, perché è un lavoro che richiede il contributo di molti analisti che condividano le loro conoscenze e confrontino le loro visioni. Molte organizzazioni affermate fanno già fatto affidamento sull’intelligenza collettiva e pensiamo che il successo di Wikipedia ne sia un esempio.

Le informazioni più interessanti non si trovano nei rapporti Csr delle aziende. Spesso sono sparse in molti articoli, rapporti, database prodotti da fonti esterne come istituti di ricerca, Ong, società di consulenza, università. Riunire migliaia di analisti provenienti da diversi paesi e background, consente di identificare un pool di risorse molto ampio e diversificato che un solo esperto non può da solo catturare.

UN’ANALISI ESAUSTIVA

L’accesso a queste risorse è fondamentale per formare un’analisi più esaustiva ed equilibrata sulle modalità attraverso le quali un’azienda possa operare con un impatto. Avere una grande comunità di analisti significa usufruire di migliaia di valutazioni di impatto che vengono inviate ogni giorno. Qualsiasi nuova informazione/relazione significativa sull’impatto di un’impresa genera nuove analisi e valutazioni che rapidamente cambia il suo punteggio di impatto. La community valuta come positivo o negativo e quanto piccolo o grande sia l’impatto della società.

A differenza di altri sistemi di classificazione esistenti, Impaakt fornisce una metrica di impatto in tempo reale. Questa “quotazione di impatto” riflette il valore sociale e ambientale di un’azienda proprio come la quotazione di borsa mostra il suo valore finanziario. Si tratta di una metrica semplice, universale e costantemente aggiornata che semplifica il confronto dell’impatto delle aziende tra settori e aree geografiche. Ed è disponibile per tutti.

UNA BORSA DELL’IMPATTO

«Voglio creare una borsa che quota e premia l’impatto positivo non finanziario dei nostri investimenti, per dare un valore tangibile a questa dimensione cruciale per lo sviluppo della finanza sostenibile», mi disse Bertrand nel 2015, quando spiegava le sue difficoltà, nel suo ruolo d’investitore sostenibile di identificare, monitorare e anche dialogare con le aziende.  È entusiasmante seguire lo sviluppo incredibile del suo progetto che da allora ha segnato un nuovo milestone nel generare dati significativi e potenti per lo sviluppo della finanza sostenibile. Seguite in tempo reale: https://www.impaakt.com/


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Redazione

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